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Insieme viviamo la vita trinitaria – Omelia SS Trinità Anno A Vercurago

1 giu 2026 · 10 min. 28 sec.

Insieme viviamo la vita trinitaria - Omelia SS Trinità Anno A Vercurago

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Descrizione

Vivere insieme in questi giorni, è un regalo che ci aiuta a celebrare la Domenica della Trinità. Sentiamo che non potrebbe esserci occasione più adatta per contemplare il mistero di Dio, perché proprio nel nostro stare insieme, pur non conoscendoci tutti profondamente, facciamo esperienza di qualcosa di prezioso. Vivendo questi giorni nei luoghi Manzoniani, nei dintorni di Lecco, e ascoltando le testimonianze di tante persone che raccontano la loro vita cristiana, percepiamo quanto sia importante non essere soli.

La nostra esperienza concreta ci fa comprendere il valore della comunione, dell’incontro e della condivisione. In questi giorni sperimentiamo che la fede non è qualcosa da vivere isolatamente, ma insieme agli altri.

Le relazioni come luogo della presenza di Dio

La seconda lettura ci colpisce particolarmente perché non parte direttamente da Dio, ma dalle relazioni tra noi. Paolo ci invita a “essere gioiosi, a tendere alla perfezione, a rafforzarci e incoraggiarci reciprocamente, ad avere gli stessi sentimenti e a vivere in pace”.

Comprendiamo che tutto questo non può essere vissuto da soli. Abbiamo bisogno di qualcuno con cui condividere la gioia, qualcuno che ci sostenga e ci incoraggi, qualcuno con cui costruire una comunione di sentimenti e di intenti.

Certamente la famiglia è il luogo privilegiato di questa esperienza, ma non è l’unico. Lo stare insieme ci permette di gustare la gioia, la forza, il coraggio e una profonda unità spirituale. È proprio ciò che stiamo vivendo in questi giorni e che riconosciamo come un dono straordinario.

Il Dio dell’amore e della pace è con noi

Paolo aggiunge una promessa meravigliosa: se viviamo così, “il Dio dell’amore e della pace sarà con noi”. Comprendiamo allora che la presenza di Dio non è qualcosa di astratto o lontano. Non è un Dio confinato nel passato o nascosto tra le nuvole.

È un Dio che oggi è con noi e che si rende presente proprio attraverso il nostro stare insieme. L’esperienza intensa di questi giorni ci richiama a una verità che vale sempre: nella comunità, nella parrocchia, sul lavoro, tra vicini di casa e in ogni relazione autentica possiamo sperimentare concretamente che il Dio dell’amore e della pace cammina accanto a noi.

Il valore del saluto e dell’incontro

Paolo invita poi a salutarci con il bacio santo. Questo gesto semplice e concreto era il segno della comunione tra i credenti.

Ci rendiamo conto che abbracciarci, salutarci e accoglierci non sono gesti banali. Spesso facciamo persino fatica a compierli, eppure possiedono una forza enorme.

Questo richiamo ci porta a pensare alla festa della Visitazione, che in origine potrebbe essere chiamata più propriamente la festa del saluto. Nel Vangelo, infatti, non si parla di visitazione ma di saluto. Elisabetta dice a Maria che, appena il suo saluto è giunto ai suoi orecchi, il bambino ha sussultato nel grembo.

Comprendiamo così che il saluto rende percepibile la presenza dell’altro e, attraverso di essa, la presenza stessa di Dio. Il grembo di Elisabetta esulta perché, attraverso Maria, arriva il Signore. Un semplice saluto diventa quindi il segno concreto di un Dio che si fa vicino.

Il desiderio di Mosè: che Dio cammini con noi

Anche la prima lettura ci parla della vicinanza di Dio. Finalmente il Signore rivela il suo nome: Dio misericordioso, pietoso, lento all’ira e ricco di amore.

Mosè non si limita ad ammirare questa rivelazione. Dopo aver ascoltato il nome di Dio, si prostra immediatamente e chiede una cosa fondamentale: che il Signore cammini in mezzo al suo popolo.

Non gli basta sapere che Dio è misericordioso. Desidera che continui a stare con loro, nonostante il peccato del vitello d’oro, nonostante la loro infedeltà e ostinazione. Mosè riconosce che il popolo è di dura cervice, cocciuto, ma proprio per questo implora il Signore di non abbandonarlo.

Anche noi sentiamo che questa è la nostra preghiera: sapere che Dio è amore è meraviglioso, ma ancora più importante è sapere che continua a camminare con noi.

La Trinità come comunione perfetta

Il mistero della Trinità si rivela allora come una realtà profondamente relazionale. Crediamo in un solo Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo, tre Persone unite nell’amore.

Gesù continuamente parla del Padre, afferma che le sue parole vengono dal Padre e che le sue opere sono le opere del Padre. Tutto nel Vangelo manifesta una relazione profonda, fatta di ascolto, comunione e reciproco dono.

Lo Spirito Santo, che forse ci appare la Persona più difficile da comprendere, è proprio l’amore che unisce il Padre e il Figlio. La Trinità ci mostra che l’essenza stessa di Dio è lo stare insieme nell’amore.

Per questo è così bello avere un Dio che è comunione, relazione, gioia condivisa e reciproca visita.

Un Dio che desidera stare con noi

Gesù ricorda a Nicodemo che Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio unigenito. Dio aveva il suo unico Figlio e lo ha donato a noi perché desiderava profondamente stare con l’umanità.

Il Figlio si è fatto carne sapendo ciò che avrebbe dovuto affrontare, ma lo ha fatto affinché noi potessimo credere e riconoscere in lui il Figlio di Dio.

Gesù non è venuto per condannare, escludere o perdere qualcuno. È venuto perché tutti siano salvati. Questa è la verità fondamentale del nostro Dio: un Dio che vuole stare con noi e che cerca continuamente la nostra salvezza.

Vivere in modo trinitario

Facciamo esperienza di questo mistero soprattutto quando viviamo autenticamente insieme. Stando insieme viviamo in modo trinitario.

Ci accorgiamo di quanto ne abbiamo bisogno in una società sempre più segnata dalla solitudine, dall’individualismo e dalla ricerca dell’autonomia assoluta. Siamo spesso tentati di chiuderci nei nostri spazi personali e di fare ciascuno la propria strada.

La Trinità ci insegna invece il valore del “noi”. Non vogliamo semplicemente dire: io vado da una parte e tu da un’altra. Vogliamo stare insieme, perché proprio lì incontriamo il Signore e sperimentiamo concretamente la gioia di cui parla Paolo.

La Trinità, sorgente della nostra salvezza

Per questo rendiamo grazie al Signore. Comprendiamo che il mistero della Trinità non è una dottrina astratta, ma una delle realtà più preziose della nostra fede.

Ogni segno di croce, ogni Gloria al Padre, ogni preghiera liturgica e ogni celebrazione eucaristica ci richiamano continuamente questa verità: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono la nostra salvezza.

La Trinità ci ricorda incessantemente che Dio è comunione d’amore e che siamo chiamati a vivere nella stessa comunione, affinché il Dio dell’amore e della pace possa essere realmente con noi e in mezzo a noi.