Don Francesco Scimè ha introdotto l’incontro comunitario tra le parrocchie di Sammartini e della Dozza ponendo al centro la riflessione sul rapporto tra Eucaristia e perdono dei peccati. Mettiamo a disposizione la registrazione integrale degli interventi di Giuseppe, Lorenzo Maria, Francesco e le domande dei partecipanti.

Don Francesco ha spiegato che il filo conduttore scelto per l’incontro è stato l’Eucaristia, vista non solo come celebrazione centrale della vita cristiana, ma anche come sorgente di purificazione e di perdono. Questo tema, ha sottolineato, gli è maturato dentro dopo un’esperienza vissuta a gennaio, durante la consueta tre giorni invernale del clero ad Assisi. In quell’occasione, i sacerdoti avevano avuto come relatore il Vescovo di Mantova, incaricato per la liturgia nella Conferenza Episcopale Italiana.

Questo confronto non ha portato a cambiamenti concreti, ma ha lasciato in don Francesco una domanda viva, che riguarda non solo i bambini, ma l’intera comunità cristiana: come rapportarci oggi al peccato e alla sua remissione?

Per questo, è stato affidato a Giuseppe il compito di illustrare, attraverso i Padri della Chiesa, come avvenga il perdono nell’esperienza eucaristica; a Lorenzo di approfondire l’Eucaristia come luogo di riconciliazione; e a Francesco stesso di offrire un ulteriore sguardo a partire dal rito della penitenza, con uno sguardo anche alla vita delle comunità parrocchiali.

Il video integrale dell’incontro

L’intervento di Giuseppe Scimè

Giuseppe Scimè è partito dal Levitico, dove sono descritti i diversi sacrifici per il perdono dei peccati, mettendoli in relazione con l’omelia di Origene su questo libro. Nei primi secoli della Chiesa, diversamente dall’ebraismo, il perdono dei peccati era visto come concesso una sola volta nel battesimo, senza possibilità di ulteriori remissioni sacramentali, con la conseguenza che i peccatori erano relegati alla categoria dei penitenti.

Origene, però, elenca sette vie di remissione: il battesimo, il martirio, l’elemosina, il perdono reciproco, la conversione di un peccatore, l’amore (agape) e la penitenza intesa come vita di contrizione. Colpisce l’assenza del riferimento all’eucaristia e al sacramento della riconciliazione, segno di una diversa comprensione della misericordia nei primi secoli, che invitava a vivere quotidianamente la remissione dei peccati come compito affidato a ogni cristiano.

L’intervento di Lorenzo Maria Ravasini

L’intervento di Lorenzo Maria Ravasini si concentra sul mistero dell’Eucaristia come pienezza della redenzione, luogo in cui il sangue di Cristo ha pagato il prezzo della nostra salvezza. Egli mostra come tutta la Messa sia intessuta di richiami al perdono dei peccati, dall’atto penitenziale iniziale fino al “Signore, non sono degno” prima della comunione.

Centrale è anche la potenza sanante della Parola di Dio, che Benedetto XVI descrive come sacramentale, realmente presente e operante in analogia all’Eucaristia stessa. I Padri della Chiesa e le Scritture confermano che non dobbiamo temere di accostarci ai misteri da peccatori, poiché è proprio lì che riceviamo la guarigione e il condono dei nostri debiti. L’intervento si chiude con la contemplazione della Croce e del suo segno, riscoperto come strumento di guarigione, di liberazione e di forza spirituale, soprattutto nella festa dell’Esaltazione della Croce.

L’intervento di Francesco Scimè

L’intervento di Francesco Scimè ha messo in luce il valore della penitenza e del perdono nella vita cristiana, partendo dal legame tra i sacrifici dell’Antico Testamento e la liturgia della Chiesa. Ha mostrato come il battesimo sia l’inizio di un cammino che richiede costante rinnovamento e come la Chiesa abbia offerto nei secoli diversi strumenti per la remissione dei peccati: le prove della vita, le opere di carità, la liturgia e il sacramento della confessione.

Ha ricordato con affetto l’esempio di Don Giuseppe Dossetti, che viveva la richiesta di perdono in modo semplice e concreto, e ha sottolineato l’importanza di valorizzare anche la preghiera ordinaria e la vita quotidiana come luoghi di misericordia. Infine, ha richiamato l’attenzione sulla confessione frequente e sul valore di avere un confessore abituale, non solo per il perdono ma anche come occasione di direzione spirituale personale, segno della varietà e della ricchezza dei cammini interiori.

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