63 E intanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo deridevano e lo picchiavano, 64 gli bendavano gli occhi e gli dicevano: «Fa’ il profeta! Chi è che ti ha colpito?». 65 E molte altre cose dicevano contro di lui, insultandolo.
Omelia alla Dozza 27 ottobre 2026 Lc 22 63-65
Omelia a Sammartini 27 ottobre 2026 Lc 22 63-65



1. Gesù, il profeta rifiutato
Gli uomini che custodiscono Gesù lo deridono, lo picchiano e lo insultano. Ciò che accade non è una novità: Gesù aveva già annunciato ai discepoli le sofferenze che avrebbe affrontato. Fin dall’inizio del Vangelo di Luca, a Nazaret, emerge il destino del profeta che non viene accolto nella propria patria. Come i profeti prima di lui, Gesù viene rifiutato proprio a causa della parola di Dio che annuncia.
La stessa sorte toccherà ai suoi discepoli e ai cristiani, come testimoniano gli Atti degli Apostoli. La persecuzione è spesso legata alla fedeltà al Signore e alla testimonianza del Vangelo.
2. La violenza e il disprezzo della dignità umana
I maltrattamenti non hanno sempre un’origine religiosa, ma esprimono spesso il disprezzo della dignità umana. Ne troviamo esempi nella storia e nella vita quotidiana. Il confine tra una relazione rispettosa e una relazione che ferisce è sottile: possiamo passare dal fastidio alla derisione, dall’ironia all’umiliazione, prendendo di mira le fragilità dell’altro, la sua fede o le sue convinzioni.
Gesù stesso attraversa questa esperienza di crudeltà. Bendandogli gli occhi, i suoi persecutori lo sfidano ironicamente: «Fa’ il profeta! Chi è che ti ha colpito?». Proprio la sua identità di profeta diventa motivo di scherno. Eppure Gesù aveva già previsto il rifiuto e i maltrattamenti che avrebbe subito.
3. «Beati voi quando vi insulteranno»
Un primo parallelo importante si trova in Luca 6,22-23, nelle beatitudini: «Beati voi quando gli uomini vi odieranno […] vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo». Gesù invita a rallegrarsi, perché grande è la ricompensa nei cieli, ricordando che anche i profeti furono perseguitati.
Queste parole ci aiutano a comprendere il legame tra il destino dei profeti, quello di Gesù e quello dei suoi discepoli. La persecuzione non è un bene in sé, ma non può impedire a Dio di essere presente nella nostra vita. Anche nell’umiliazione possiamo trovare una speranza nuova, sapendo che la nostra fedeltà al Signore non è vana.
4. Sotto la croce: riconoscere l’innocente
Un secondo parallelo si trova nella scena della crocifissione. Anche lì Gesù viene insultato dai capi del popolo e dai soldati. Tuttavia, uno dei malfattori crocifissi con lui prende le sue difese: «Noi giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». Poi si rivolge a Gesù con fiducia: «Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno».
Di fronte al Signore maltrattato possiamo scegliere come comportarci: unirci a chi deride oppure riconoscere in lui l’innocente. Il buon ladrone non giustifica se stesso, ma riconosce le proprie colpe e si affida a Gesù. Anche noi possiamo lasciarci condurre dalla sofferenza dell’altro alla conversione, riconoscendo le nostre responsabilità e invocando la misericordia di Dio.
5. Due porte aperte verso una vita nuova
Gesù ci apre due possibilità. La prima è la beatitudine per chi subisce oltraggi e persecuzioni: possiamo attraversare la prova rimanendo uniti al Signore, senza lasciare che l’odio abbia l’ultima parola. La seconda è la conversione di chi riconosce Gesù nell’innocente perseguitato e, come il buon ladrone, si affida alla sua misericordia.
Anche nelle situazioni più drammatiche può dunque cominciare una vita nuova: per chi soffre, attraverso la speranza; per chi riconosce il proprio peccato, attraverso la conversione.
6. La notte finisce: Gesù ci dona la vita
Il racconto si colloca alla fine della notte. Il canto del gallo annuncia l’avvicinarsi del giorno e, nel versetto successivo, Luca racconta che, appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani.
Non dobbiamo fermarci soltanto al dramma della violenza fisica e verbale. Gesù è davvero il profeta che annuncia la parola di Dio e ci apre una strada di salvezza. Attraverso la sua passione ci mostra che la violenza non ha l’ultima parola: possiamo trovare in lui la forza per affrontare le prove, riconoscere le nostre fragilità e accogliere la misericordia.
La notte del disprezzo e della sofferenza non è l’ultima parola: Gesù ci apre le porte della beatitudine, della conversione e di una vita nuova.