noli me tangereNon avevo mai troppo pensato alla risurrezione. Faceva parte della mia fede, e basta. Questa superficialità adesso la pago cara. In pochi mesi il figlio che avevo generato fuori dal matrimonio e che avevo accolto con gioia immensa, a sei anni d’età, in pochi mesi, se ne è andato. È morto. Ma è morto per sempre. La semplice parola risurrezione mi sembra adesso un’assurdità che mi ferisce crudelmente e inutilmente. E la fede non c’è più. È morta insieme al mio bambino. Eppure, mi creda, il Vangelo mi ha sempre affascinato. E anche la vicenda che mi aveva regalato il mio bambino la confessai come peccato, ma la gioia di quel piccolo mi sembrava fosse il segno più bello del perdono che Dio mi aveva voluto regalare con lui. Forse sono troppo confusa, mi scusi.

Alla fine della sua grande lettera lei mi dice di abitare lontanissimo da Bologna e di leggere le mie letterine sul computer. Se potessi superare questo “lontanissimo” che peraltro lei non mi svela cercherei di venire a trovarla. Le dico subito che la sua fede mi commuove e mi emoziona. Sì, la sua fede. E questa sua fede mi ha portato vicino ad un’altra donna, a Maria di Magdala che la mattina di Pasqua piange davanti al sepolcro vuoto di Gesù. Anche lei sembra non credere nella risurrezione e piange perché non trova più il corpo del suo Gesù. Ma il suo pianto sarà quello che la farà transitare dal dolore al dono. Parlando di questo per la morte di un caro amico dicevo che era ormai l’ora in cui dovevamo anche noi passare dal dolore per la sua morte al dono della sua presenza. Questo amico è un grande musicista e spesso alla radio lo sento nominare alla direzione della grande musica. E allora gioisco per il dono della sua presenza, del suo ritorno che avevamo lasciato con quel dolore, che ora diventa gioia per il dono della sua presenza. Sono sicuro che anche lei, cara amica, entrerà nella stessa vicenda della Maddalena che piangeva per un morto ed è stata visitata dal Risorto. Di questo mistero e di questo prodigio mi sembra di vedere già chiaramente i segni e i preannunzi nelle sue parole dolenti e appassionate. Come quelle della donna del Vangelo. Quando lei scrive di non aver mai troppo pensato alla risurrezione, proprio in questo provoca il Risorto a mostrarsi e a chiamarla. Perché la risurrezione è evento al quale noi per primi dobbiamo risorgere. Quando qualcuno mi chiede se ho la fede, io gli rispondo che di tempo in tempo Dio mi fa risorgere dalla mia incredulità. Così sarà per lei e per il dono meraviglioso del suo bambino che le sarà restituito.
Grazie.

Don Giovanni.

Domenica 9 novembre 2014