BVI – Domenica 31 maggio 2025, nella festa della Visitazione della Beata Vergine Maria, le Famiglie della Visitazione si sono ritrovate a Bologna, nella parrocchia della Beata Vergine Maria, dove è parroco don Andrea, fratello. Un’occasione speciale, vissuta nella semplicità e nella bellezza dell’incontro tra famiglie e amici provenienti da Sammartini, dalla Dozza, da Mantova (Italo e Gisella), e dalle parrocchie di Sant’Andrea e della Beata Vergine Immacolata. Un momento di festa che ha trovato il suo cuore nella celebrazione eucaristica delle ore 11, presieduta da don Francesco Scimè, e si è prolungato nella gioia di un pranzo condiviso nel salone parrocchiale.
Don Francesco, nell’omelia, ha ricordato con la sua consueta ironia che la scelta di “visitare Andrea” non è stata presa da un consiglio comunitario ma nasce da un pensiero personale, quasi improvviso. Eppure, come sempre accade con la Parola di Dio, anche questo gesto ha trovato subito eco nel Vangelo: “Quando il Vangelo parla di una visita, e uno sta visitando qualcuno, è chiaro che le parti sono quelle: ci immedesimiamo nei personaggi”. Le famiglie in visita si sono sentite, con tutta la loro indegnità, un po’ come Maria che si reca da Elisabetta. E la comunità della BVM, oggi, è diventata come Elisabetta, accogliente e riconoscente per questa visita.
La riconoscenza che apre gli occhi
È proprio questa riconoscenza che don Francesco ha colto come la prima reazione di Elisabetta e di Andrea stesso, che “davanti a tutti ha ringraziato e ha detto che è molto contento”. Da qui nasce il primo grande insegnamento: riconoscere la visita del Signore nella visita degli altri, e aprire lo sguardo a quella bontà che Dio continuamente riversa su di noi. Anche in giornate turbolente, anche quando le fatiche sono tante, il Signore è buono, e la sua misericordia è eterna. “C’è sempre una battaglia in noi,” ha detto don Francesco, “tra la voce che ci dice che Dio è buono e quella che insinua il contrario. Ma la Scrittura ci invita a contemplare stupiti le meraviglie di Dio”.
L’amore fraterno: cuore della vita cristiana
La seconda parola consegnata dalla liturgia è quella dell’Apostolo Paolo, che invita ad amarci con affetto fraterno. “L’amore fraterno,” ha detto don Francesco, “è quello che unisce tutti, senza cancellare le differenze. Ognuno conserva i doni che ha ricevuto, ma tutti sono fratelli”. Un amore che diventa universale, che ci accomuna nella diversità delle vocazioni, dei percorsi, delle esperienze.
Don Francesco ha anche ricordato il difficile capitolo 7 della prima lettera ai Corinzi, in cui Paolo sembra preferire la vita verginale a quella coniugale. Ma il cuore del messaggio, ha spiegato, non è la supremazia di una condizione sull’altra, bensì l’urgenza dell’amore: “Il tempo si è fatto breve. Non si può più vivere se non di amore e per amore.” Un amore che nella vita coniugale, come raccontano tante coppie, tende a diventare sempre più fraterno: fatto di pazienza, umiltà, silenzio, sacrificio.
Il pranzo: un’altra liturgia
Dopo la messa, i partecipanti si sono spostati nel salone parrocchiale. Il clima era semplice, allegro, famigliare. Ognuno aveva portato qualcosa da mangiare, e il cibo abbondante, condiviso da tutti, è diventato un altro segno visibile di comunione. Come nei racconti evangelici, dove attorno al pane spezzato fiorisce la fraternità, anche qui il pranzo è stato occasione per conoscersi meglio, per volersi bene, per ridere e raccontarsi.
Conclusione
È stata una vera festa: della Visitazione, delle famiglie, della fraternità. Un piccolo frammento di Vangelo vissuto nella concretezza della vita quotidiana. “Fratelli tutti”, ha ricordato don Francesco: non come slogan, ma come verità da accogliere e custodire ogni giorno, anche solo con un gesto semplice come una visita o un piatto condiviso.


