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I tre regali (più uno) della Pasqua – Omelia 6a domenica Pasqua anno A

10 mag 2026 · 11 min. 41 sec.

I tre regali (più uno) della Pasqua - Omelia 6a domenica Pasqua anno A

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Descrizione
Le letture di oggi mi hanno fatto riflettere su quanti regali sto ricevendo nel tempo di Pasqua. È come se il Signore continuasse a riempirmi di doni, e sento che non è ancora finita, perché c’è ancora qualcosa di grande che mi aspetta. Questa riflessione è stata illuminata anche dalla festa della mamma e dall’accoglienza della Madonna di San Luca, che mi aiutano a comprendere meglio il modo in cui Dio si prende cura di noi.

L’amore della madre come immagine dell’amore di Dio

Pensando alla festa della mamma, mi chiedo e vi chiedo: qual è il regalo più grande che una madre dona ai suoi figli? L’amore? Si ma anche e primariamente la vita stessa! Una madre poi non si limita a far nascere i figli e poi lasciarli soli: continua a sostenerli, ad accompagnarli, a prendersi cura di loro.

Questa immagine ci aiuta a capire il rapporto che Dio vuole avere con noi. È un amore che genera alla vita e che continua a custodire, sostenere e accompagnare. Anche la presenza della Madonna di San Luca ci parla di questo amore materno.

La Madonna di San Luca in mezzo al popolo

Durante il cammino della Madonna di San Luca per la città, ho visto tantissime persone guardare la sua immagine e aspettarla con devozione. Mi sono domandato quante grazie abbia donato lungo questo percorso tra la gente.

Ho pensato a tutte le necessità, alle angosce, alle sofferenze e ai momenti di buio presenti nella vita delle persone. La presenza della Madre di Gesù sembra capace di riempire questi vuoti con consolazione e vicinanza. In questo modo, anche Maria diventa segno concreto dell’amore di Dio che si fa presente accanto al suo popolo.

Il primo grande dono della Pasqua: Gesù risorto

Il primo e più grande regalo del tempo di Pasqua è Gesù risorto. Lo avevo visto sulla croce il venerdì santo. E poi nelle domeniche di Pasqua si è mostrato vivo ai suoi discepoli.

Ripensiamo a tutti gli incontri del Risorto narrati nei Vangeli di queste domeniche: Gesù che appare ai discepoli chiusi nel cenacolo, Gesù che si mostra a Tommaso permettendogli di vedere i segni della passione, Gesù che cammina con i discepoli di Emmaus spiegando le Scritture e facendosi riconoscere nello spezzare il pane.

Pensiamo anche all’immagine del buon pastore, che conosce le sue pecore per nome, le conduce fuori dal recinto e le porta ai pascoli. E ancora le parole ascoltate la domenica scorsa: “Non sia turbato il vostro cuore”.

Tutto questo ci fa capire quanto Gesù ci ama e quanto la sua risurrezione continui ancora oggi a operare nella nostra vita. La sua presenza è una consolazione continua. Per questo oggi ci dice: “Non vi lascerò orfani”. L’orfano è colui che non ha più chi si prende cura di lui, ma Gesù promette di continuare a stare accanto ai suoi discepoli anche dopo la morte, attraverso la risurrezione.

Il dono della gioia

Un altro grande regalo della Pasqua è la gioia. La prima lettura ci racconta di Filippo che va in Samaria, una terra difficile e problematica, ad annunciare Cristo morto e risorto.

Attraverso la sua predicazione e i segni di liberazione e di vita che accompagnano l’annuncio, tutta la città si riempie di gioia. La Samaria accoglie con entusiasmo il Vangelo e cambia vita. Persino Simone il mago, che prima attirava la gente, non è più il centro dell’attenzione.

La gioia nasce proprio dall’incontro con Gesù risorto e dall’annuncio del Vangelo. È una gioia che arriva attraverso i fratelli e le sorelle che ci testimoniano la fede.

Il dono della speranza

La seconda lettura ci ha fatto riflettere sul dono della speranza. Pietro ci invita a essere sempre pronti a rispondere a chiunque ci domandi ragione della speranza che è in noi.

Davvero viviamo come uomini e donne di speranza? Questa speranza si vede nella nostra vita e nel nostro modo di stare accanto agli altri? La speranza cristiana, vissuta e testimoniata interpella chi ci incontra: gli altri possono domandarsi da dove venga questa forza, soprattutto, come dice l’apostolo Pietro quando riusciamo a “fare il bene anche nella sofferenza”.

Questa speranza nasce dalla fede in Gesù Cristo risorto. È una “speranza viva”, capace di sostenere la vita quotidiana nei luoghi dove vivo: al lavoro, nelle amicizie, nelle relazioni con persone che magari non conoscono la fede o non la praticano.

A volte questa testimonianza può suscitare incomprensioni, invidia o perfino calunnie, ma la speranza che nasce dalla Pasqua è più forte di tutto questo. Sono chiamato a viverla con “dolcezza, senza paura” e nel rispetto di tutti.

Il dono che ancora mi attende: lo Spirito Santo

Dopo tutti questi doni, le letture ci fanno capire che ce n’è ancora uno fondamentale: il dono dello Spirito Santo.

Gli Atti raccontano che la Samaria aveva accolto il Vangelo con gioia, ma gli abitanti “non avevano ancora ricevuto lo Spirito Santo”. Per questo vengono inviati Pietro e Giovanni, che impongono le mani sui credenti perché ricevano lo Spirito.

Gesù nel Vangelo promette ai discepoli che pregherà il Padre perché mandi “un altro Paraclito”. Gesù stesso è stato il primo Paraclito, cioè colui che sta vicino, che consola, che difende e incoraggia. Ora promette un altro Consolatore che rimarrà per sempre con noi.

Lo Spirito Santo è il segno della presenza viva di Dio nella nostra esistenza. È Spirito di verità, Spirito consolatore, presenza interiore del Signore nel nostro cuore. Anche se non lo vediamo fisicamente, possiamo sentirlo dentro di noi.

È proprio lo Spirito che ci rende capaci di amare Dio, di sentirci amati da Lui e di amare i fratelli. In un certo senso, lo Spirito Santo è la sintesi di tutti i doni ricevuti nel tempo di Pasqua.

Custodire il Signore nel cuore

Quando Pietro ci invita ad “adorare/santificare il Signore nei nostri cuori”, ci invita a diventare consapevoli della presenza di Dio dentro di noi attraverso il suo Spirito.

Santificare il Signore nel cuore significa custodire questa presenza, lasciargli spazio, ascoltare la sua voce e lasciarci guidare dalla sua parola. Vuol dire vivere sapendo che non siamo soli, ma accompagnati continuamente dal Signore.

Lo Spirito Santo e la tenerezza materna di Dio

Il modo in cui lo Spirito Santo agisce nella nostra vita ha qualcosa di profondamente materno. Non nel senso di una presenza invadente, ma come una presenza amorosa che ci illumina, ci consola, ci prende per mano e ci nutre.

Attraverso il dono dello Spirito Santo, Dio ha scelto di venire nella nostra vita e di non lasciarci orfani. Per questo iniziamo già da ora a prepararci alla Pentecoste, aprendogli il cuore e chiedendo di poter accogliere questo dono con gratitudine e pienezza.