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Il terremoto della risurrezione – Omelia della Veglia Pasquale 2026 in BVI

Descrizione
La notte illuminata dalla luce di Dio
Abbiamo iniziato la veglia nella notte, accendendo il cero pasquale che ha squarciato il buio. Davanti a questa luce abbiamo cantato, proclamando l’opera di Dio proprio nella notte: una notte che non è più solo oscurità, ma diventa piena di luce. Questa luce rappresentata dal cero è una luce che non deve mai spegnersi, come ci ricorda il precònio: deve rimanere accesa fino all’arrivo di Cristo.
Abbiamo contemplato questa attesa: Cristo, la stella del mattino, colui che Dio ha risuscitato dai morti, viene per prenderci con sé e per salvarci. La notte, allora, non è più solo un tempo di paura, ma diventa il tempo dell’incontro, il tempo in cui Dio opera e si manifesta.
Le donne e il mistero della notte
Nel Vangelo abbiamo ascoltato che le donne si recano al sepolcro. Non semplicemente “all’alba”, ma nel cuore della notte, quando iniziano a spuntare le prime stelle. È un dettaglio importante: proprio nella notte esse si mettono in cammino per vedere il sepolcro.
In questo gesto intuiamo che nel loro cuore c’era già qualcosa: un’attesa, un’intuizione, forse un presentimento. Non vanno solo per compiere un gesto dovuto, ma per avvicinarsi a un mistero che avevano già intravisto durante la loro sequela di Gesù.
Il terremoto della Risurrezione
Proprio mentre sono lì, avviene un grande terremoto. Ci siamo soffermati su questo dettaglio, perché è proprio del Vangelo di Matteo: lo stesso terremoto era già apparso al momento della morte di Gesù. Ora ritorna, come segno di un evento decisivo.
Questo terremoto accompagna la discesa dell’angelo, che rotola la pietra e si manifesta in una luce sconvolgente. Le guardie cadono come morte, travolte da ciò che accade. Anche le donne sono scosse, ma ricevono subito una parola di rassicurazione: “Non abbiate paura. So che cercate Gesù, il Crocifisso”.
Noi stessi ci riconosciamo in loro: cerchiamo il Crocifisso, colui che abbiamo seguito, amato, contemplato fino alla croce. Ma la notizia è sconvolgente: “Non è qui, è risorto, come aveva detto”. Il terremoto non serve a far uscire Gesù dalla tomba: Egli è già risorto. La tomba è vuota, ed è questo il segno.
I “terremoti” nella storia della salvezza
Abbiamo riconosciuto che questo terremoto non è un evento isolato. Tutta la storia della salvezza è attraversata da “terremoti”, cioè da interventi potenti di Dio che cambiano la storia. Lo abbiamo sentito nelle 8 letture della Veglia.
Nella creazione, quando Dio dice “sia la luce”, avviene il primo grande sconvolgimento: dal caos nasce la vita. Con Abramo, nel momento drammatico del sacrificio del figlio, Dio interviene e rinnova la promessa di una discendenza numerosa come le stelle: un terremoto di benedizione.
Nell’Esodo, il passaggio del Mar Rosso è un terremoto di salvezza: Dio libera il suo popolo dalla schiavitù, proteggendolo con la sua presenza. Nei profeti, questi sconvolgimenti continuano: Dio promette a Gerusalemme un amore eterno nonostante il peccato; dona la sua parola come pioggia che disseta; offre la sapienza al popolo ribelle.
Nel profeta Ezechiele vediamo un doppio terremoto: l’esilio, conseguenza del peccato, e poi il ritorno, accompagnato dal dono di un cuore nuovo e di uno spirito nuovo. Anche noi sentiamo quanto abbiamo bisogno di questo: il nostro cuore ha bisogno di essere rinnovato, trasformato dalla presenza di Dio.
Il battesimo e la vita nuova
Abbiamo riconosciuto che anche il battesimo è un terremoto nella nostra vita. Come dice la lettera ai Romani, siamo sepolti con Cristo nella morte, ma risorgiamo con Lui a una vita nuova. Non siamo più schiavi, ma liberi.
Questo passaggio non è solo simbolico: è reale, concreto. È una trasformazione profonda che ci rende capaci di vivere da risorti, già ora, dentro la nostra esistenza quotidiana.
L’incontro con il Risorto
Il culmine di tutto avviene quando le donne, dopo aver ricevuto l’annuncio dell’angelo, si mettono in cammino per portarlo ai discepoli. Ed ecco un nuovo terremoto: Gesù stesso viene loro incontro.
Questo è un dono straordinario: non solo è risorto, ma si fa vedere, si lascia toccare, si lascia adorare. Le donne sperimentano una gioia immensa, inaspettata, profonda. È una gioia che anche noi desideriamo, perché in qualche modo abbiamo già fatto esperienza della presenza di Gesù nella nostra vita.
Ma l’incontro non è solo per loro: Gesù affida una missione. Devono andare ad annunciare ai fratelli che Egli li precede in Galilea: là lo vedranno.
Un annuncio che si propaga
Abbiamo compreso che questo “terremoto” non può rimanere chiuso nel cuore di pochi. Deve propagarsi, raggiungere ogni persona, ogni cuore, ogni esistenza.
Anche noi siamo qui perché questa notizia ci ha raggiunti. La luce della Risurrezione squarcia la notte della nostra vita, ravviva le nostre comunità e le nostre famiglie, ci rinnova nel corpo e nello spirito.
Si accende in noi il desiderio del Cielo e della vita eterna, proprio grazie all’incontro con Gesù risorto, che sconvolge e trasforma la nostra esistenza.
La festa dei “terremoti” di Dio
Viviamo allora questa Pasqua come una festa dello splendore eterno, ma anche come una festa dei “terremoti” di Dio: quegli interventi che cambiano la nostra vita, che ci scuotono, che ci rinnovano.
Desideriamo accoglierli fin da ora, lungo tutto il tempo pasquale, lasciandoci trasformare dalla potenza della Risurrezione, perché anche la nostra vita diventi segno di quella luce che nella notte non si spegne mai.


