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Il podcast di don Andres Bergamini
Non è la debolezza che spegne la luce – Omelia della V domenica del TO anno A
8 feb 2026 · 15 min. 7 sec.
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Il Vangelo di oggi ci fa compiere un passo in avanti rispetto a quello della domenica precedente, il Vangelo delle Beatitudini. Lì ci veniva rivelato il motivo profondo della nostra gioia e della nostra pace proprio in situazioni che, umanamente, consideriamo difficili o negative: la povertà, la fame, la mitezza, l’operare la pace, persino la persecuzione. In quelle condizioni, ci veniva detto, il nostro rapporto con il Signore può fiorire.
Le Beatitudini ci hanno mostrato che la felicità più vera non sta nella ricchezza, nel potere o nella sopraffazione, ma nell’essere piccoli, poveri in spirito. È da qui che parte il Vangelo di oggi, che prosegue e approfondisce questo cammino con due affermazioni sorprendenti di Gesù.
“Voi siete il sale della terra e la luce del mondo”
Gesù oggi ci dice: voi siete il sale della terra e voi siete la luce del mondo. Non dice “diventerete”, né “se farete certe cose allora lo sarete”. Lo siamo già, da subito. Non è una ricompensa per le buone azioni, non è il risultato di un impegno morale: è una realtà che ci precede.
Essere sale significa dare sapore, forza, sostanza, sapienza alla terra. E la “terra” può essere la nostra famiglia, il nostro gruppo, il territorio in cui viviamo, il luogo di lavoro. Proprio lì siamo chiamati a essere sale.
Il sale è un ingrediente che non si vede, che si mescola, che scompare. Non deve essere troppo, altrimenti rovina tutto. Ma senza sale il cibo è insipido. Così Gesù ci fa capire quanto sia importante la nostra presenza, anche quando è discreta, nascosta, non appariscente.
La luce che illumina senza attirare l’attenzione su di sé
Lo stesso vale per la luce. La luce non serve per essere guardata, ma per farci vedere gli altri, i volti, la realtà in cui viviamo. Come nella nostra chiesa: la luce illumina dall’alto, ma non è lei la protagonista, ci permette piuttosto di incontrarci, di riconoscerci.
Sale e luce sono due immagini che ci parlano di una missione bella e profonda: essere discepoli del Signore in modo efficace, significativo, ma non prevaricante, non aggressivo. Un modo umile e fecondo di stare nel mondo.
Il rischio di perdere sapore e spegnere la luce
Subito però Gesù ci mette davanti a un rischio reale: il sale può perdere sapore e la luce può essere nascosta. Se il sale non sa più di nulla, non serve più a niente. Se la luce viene messa sotto il secchio, si spegne.
Allora viene spontaneo chiederci: che cosa fa perdere sapore al sale? Che cosa spegne la luce? Non sono certo le Beatitudini. Non è la povertà, non è la fame di giustizia, non è la persecuzione. Anzi, proprio queste situazioni, come ci diceva Gesù, rendono autentico il nostro essere discepoli.
Il problema è il contrario.
Quando il sale perde sapore: potere, violenza, divisione
Il sale perde sapore quando, invece di essere poveri e miti, diventiamo prevaricatori; quando esercitiamo il potere, anche come cristiani; quando siamo violenti nelle parole, quando non siamo operatori di pace, quando seminiamo divisioni, zizzanie, o alimentiamo i contrasti anche con i silenzi e il disimpegno nelle relazioni.
Questo è ciò che spegne la luce. È una dinamica molto concreta e sempre in agguato. Lo dicono bene sia la prima lettura sia l’apostolo Paolo.
Paolo e la forza della debolezza
Paolo dice chiaramente che non è venuto con l’eccellenza della parola o della sapienza. Anzi, ammette quasi di non essere neppure un grande oratore. Perché anche l’abilità nel parlare può diventare una forma di imposizione, una seduzione che punta più sulla forma che sulla sostanza.
Paolo predica solo Cristo crocifisso, e lo fa nella debolezza. È lì che si manifesta la forza del Vangelo, non nell’imposizione o nella brillantezza retorica.
Il digiuno che Dio vuole secondo Isaia
Anche il profeta Isaia è molto chiaro. Il digiuno che Dio desidera non è una pratica religiosa che separa dagli altri, ma uno stile di vita che unisce: dividere il pane con l’affamato, accogliere i miseri e i senza tetto, vestire chi è nudo, non trascurare i propri parenti.
Una religiosità che ci allontana dal fratello spegne la luce e fa perdere sapore al sale. È un rischio reale anche per chi vive intensamente la fede. Al contrario, la carità concreta approfondisce, arricchisce, rende autentico il nostro essere sale della terra.
La testimonianza di don Andrea Santoro
Ricordo una lettera di don Andrea Santoro, sacerdote romano ucciso in Turchia nel 2006. La sua morte mi colpì profondamente. In una delle sue lettere, commentando proprio questo brano del Vangelo, scriveva che spesso i cristiani hanno cercato di creare stati cristiani, confondendo religione, nazione e cultura, generando guerre e violenze in nome della fede.
Gesù però non ha detto “voi siete un pezzo di terra”, ma “voi siete il sale della terra”. A noi non è chiesto di conquistare territori, ma di abitare ogni terra, di perderci in essa per darle sapore. Il sale non conquista, si consuma. Se resta chiuso nella saliera, tradisce se stesso.
I fragili come luce e sale della casa
Penso anche a quando in una famiglia c’è una persona fragile: un figlio disabile, un anziano, una persona malata. La mentalità dominante ci porta a chiederci: “a cosa serve?”. Eppure proprio queste persone diventano luce e sale per tutta la casa.
Suscitano cura, attenzione, amore gratuito. Un amore di cui hanno bisogno, ma che allo stesso tempo restituiscono moltiplicato. Non sono loro a spegnere la luce: siamo noi, se non sappiamo accoglierli.
La luce che guarisce anche noi
Isaia dice che se viviamo così, la nostra luce sorgerà come l’aurora e le nostre ferite guariranno presto. È un messaggio fortissimo: quando viviamo il nostro essere luce e sale, non solo illuminiamo gli altri, ma anche le nostre tenebre si rischiarano e le nostre ferite iniziano a guarire.
Anche noi siamo persone ferite, bisognose, fragili. Ma l’unico modo per essere davvero rigenerati è esercitare la cura e la carità verso gli altri.
Dare gloria al Padre, non a noi stessi
Gesù conclude dicendo che le nostre opere buone devono portare gli uomini a rendere gloria al Padre che è nei cieli, non a noi. Non “come sono bravi”, ma “quanto è grande Dio”.
Se non passiamo attraverso questo operare nella carità, il nostro sale perde sapore. Perché la carità è il vero sapore del Vangelo. È una proposta esigente, spesso in conflitto con la nostra umanità che vorrebbe tirarsi indietro, ma è anche la strada più bella, più vera e più luminosa.


