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Sempre di corsa! – Omelia di Pasqua alla BVI ore 9.30

5 apr 2026 · 14 min. 8 sec.

Sempre di corsa! - Omelia di Pasqua alla BVI ore 9.30

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Descrizione
“Voi sapete ciò che è accaduto”: tra sapere e credere

Partiamo dalle parole di Pietro quando incontra Cornelio: “Voi sapete ciò che è accaduto”. Ci rendiamo conto che questo pagano già conosce tutto: sa della vita di Gesù, del battesimo ricevuto, del bene compiuto, della sua morte in croce. In fondo, ci riconosciamo in lui: anche noi sappiamo ciò che è accaduto, sappiamo che Gesù è risorto, altrimenti non saremmo qui.

Eppure, comprendiamo che esiste una differenza decisiva tra il sapere e il credere. Non basta conoscere i fatti: siamo chiamati a fare un salto, quello della fede. La domanda allora nasce dentro di noi: come passiamo dal semplice sapere su Gesù al credere davvero nella sua risurrezione, fino a farne una certezza solida, una pietra fondamentale della nostra vita?

Il discepolo amato: una relazione che apre alla fede

Ci mettiamo nei panni del discepolo amato, colui che arriva per primo al sepolcro. Si china, osserva i teli, poi entra insieme a Pietro e, davanti a ciò che vede, crede. In lui scatta qualcosa.

Comprendiamo però che la sua fede non nasce dal nulla: è il frutto di una relazione profonda con Gesù. È colui che si appoggia sul petto del Maestro, che lo segue fino al cortile del sommo sacerdote, che resta sotto la croce quando tutti fuggono, che accoglie Maria come madre. La sua vita è intrecciata con quella di Gesù in modo unico.

Questa relazione intensa diventa la chiave per comprendere come arriva a credere: i segni che vede al sepolcro si illuminano grazie a tutto ciò che ha vissuto prima.

La corsa verso il sepolcro: un cammino condiviso

Riflettiamo sulla corsa verso il sepolcro: non è un gesto solitario. Il discepolo amato corre insieme a Pietro, rispondendo alla testimonianza delle donne. È una corsa fatta insieme, nella diversità: uno è più veloce, l’altro più lento, ma entrambi sono coinvolti.

Questa immagine ci parla profondamente: la fede non è solo un ragionamento personale, ma un cammino condiviso, una risposta a testimonianze ricevute. Anche per noi è così: credere nasce dentro una rete di relazioni, di annunci ascoltati, di esperienze vissute insieme.

I segni e la Scrittura: comprendere per credere

Davanti al sepolcro vuoto, il discepolo amato vede i teli e inizia a mettere insieme i segni. Ma non basta: l’evangelista sottolinea che ancora non avevano compreso la Scrittura, cioè che Gesù doveva risorgere dai morti.

Ci accorgiamo allora che il passaggio alla fede nasce dall’incontro tra segni concreti e Parola di Dio. La Scrittura, che già conoscevano, improvvisamente si illumina. Le parole di Gesù trovano compimento.

Anche per noi il cammino è simile: siamo chiamati a raccogliere i segni della nostra vita, le esperienze, le testimonianze, e a leggerle alla luce della Parola, per arrivare a una fede viva.

Percorsi diversi, un’unica fede

Non tutti arrivano alla fede nello stesso modo. Pietro ha un cammino diverso, Maria Maddalena un altro ancora: lei resta, piange, e incontrerà il Risorto in modo personale e unico.

Questo ci consola: non esiste un’unica strada. Ognuno di noi ha il proprio percorso, ma ci sono elementi comuni: il cammino condiviso, i segni concreti, la Parola ascoltata e ricordata.

Siamo allora invitati a riconoscere il nostro percorso, a rileggere la nostra storia per scoprire come siamo passati — o stiamo passando — dal sapere al credere.

La prima conseguenza: cercare le cose di lassù

Una volta che crediamo, nulla resta come prima. Accade in noi un vero “terremoto”. Anche se, come i discepoli, torniamo alle nostre case, qualcosa è cambiato profondamente.

Accogliamo l’invito di Paolo: “Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù”. La nostra vita cambia direzione: non è più centrata solo sulle realtà terrene, ma orientata verso il cielo, dove Cristo è.

Sappiamo quanto sia difficile: siamo continuamente attratti dalle preoccupazioni, dai problemi, dalle fatiche del mondo. Eppure siamo chiamati ad alzare lo sguardo, a gustare le realtà del cielo, perché la nostra vita è nascosta con Cristo in Dio.

Imparare a vivere da risorti

Durante il tempo di Pasqua, ci sentiamo chiamati a esercitarci in questo sguardo nuovo. Ci chiediamo: cosa sono le “cose di lassù”?

Sono tutto ciò che alimenta la vita vera: l’amore, il perdono, il dono di sé, il servizio reciproco. Sono gesti concreti, come lavarci i piedi gli uni gli altri, che rendono visibile la vita del Risorto in noi.

La seconda conseguenza: diventare testimoni

La fede nella risurrezione non può restare chiusa dentro di noi. Pietro ce lo mostra chiaramente: si mette in cammino, va da Giaffa a Cesarea, entra nella casa di Cornelio, si lascia ospitare, condivide la vita.

Riconosciamo che anche lui ha dovuto attraversare un cammino di conversione, ma alla fine comprende una cosa fondamentale: Gesù si è manifestato a loro non come un privilegio da custodire, ma come una missione da vivere.

Riceviamo anche noi questo mandato: annunciare e testimoniare che Cristo è il Signore dei vivi e dei morti.

Una fede che si propaga

Il “terremoto” della risurrezione deve propagarsi. Non possiamo fermarci a celebrare o a scambiarci auguri: siamo inviati.

Testimoniamo con la parola, con la vita, con la vicinanza concreta. Come Pietro, siamo chiamati ad andare incontro agli altri, a entrare nelle loro case, a condividere, a costruire relazioni.

E proprio mentre camminiamo e annunciamo, sperimentiamo ancora la presenza del Risorto: come le donne che, lungo la strada, incontrano Gesù, lo toccano e lo adorano.

Alla scuola dei discepoli: vivere da risorti e annunciatori

Ci mettiamo allora alla scuola del discepolo amato e di Pietro. Impariamo da loro a credere, a cercare, a correre insieme, a leggere i segni, a vivere la Parola.

Da questa domenica scegliamo di diventare appassionati delle cose di lassù e coraggiosi annunciatori della risurrezione, lasciando che questa notizia trasformi continuamente la nostra vita e quella di chi incontriamo.