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Fuori tutti dal recinto! – Omelia 4a domenica di Pasqua

Descrizione
Il tempo di Pasqua come ricerca del Risorto
Viviamo questo tempo di Pasqua come un’esperienza in cui ci accorgiamo che non siamo noi per primi a cercare Gesù, ma è Lui che viene a cercarci. Ci riconosciamo nei discepoli: pieni di dubbi, di paure, spesso in fuga. Come i discepoli di Emmaus, anche noi tendiamo ad allontanarci, ma il Risorto ci raggiunge, si mette accanto a noi, cammina con noi e si fa riconoscere.
Riconosciamo che questo incontro avviene soprattutto attraverso due vie fondamentali: la Parola di Dio, che illumina il nostro cammino e ci aiuta a comprendere, e lo spezzare del pane, dove Gesù si rende presente in modo concreto.
In questo cammino pasquale vediamo nuove tappe: oggi contempliamo Gesù come il pastore delle pecore, e lo vediamo concretamente all’opera anche nei bambini che ricevono la prima comunione, segno vivo dell’incontro con Lui.
Il recinto: luogo di protezione e di discernimento
Il Vangelo ci presenta l’immagine del recinto, che percepiamo come un luogo di protezione, di comunione e di attesa. Possiamo identificarlo con le nostre famiglie, con la comunità cristiana, con quegli spazi in cui ci sentiamo custoditi e accompagnati.
Allo stesso tempo, prendiamo coscienza che esistono forze negative, realtà e persone che cercano di entrare nel recinto non per dare vita, ma per rubare, uccidere e distruggere. Questo ci fa capire quanto sia seria la posta in gioco: siamo chiamati a discernere chi entra nella nostra vita e con quale intenzione.
Il pastore che entra dalla porta e chiama per nome
Gesù si distingue subito: non entra in modo forzato o ambiguo, ma passa dalla porta, che gli viene aperta. Il suo modo di agire è semplice e trasparente. Non ha bisogno di imporsi, perché è riconosciuto.
La prima cosa che fa è parlare. La sua relazione con noi nasce dalla parola. E questa parola ha una forza unica: ci chiama ciascuno per nome. Ci sentiamo conosciuti, riconosciuti nella nostra unicità. Non siamo una massa indistinta, ma persone amate singolarmente.
Ascoltando la sua voce, non lo percepiamo come un estraneo. Al contrario, sentiamo che quella parola ci appartiene, ci raggiunge nel profondo. Gli estranei, invece, non parlano una lingua che riconosciamo: non ci chiamano per nome e non cercano il nostro bene.
Chiamati a uscire: dal recinto alla vita
Dopo averci incontrati, il pastore non ci lascia nel recinto. Ci conduce fuori. Questo è un passaggio fondamentale: il recinto non è la meta definitiva, ma un luogo di passaggio, soprattutto per la notte.
Noi, invece, spesso vorremmo restare lì, nella sicurezza. Ma il pastore ci spinge fuori, ci invita a uscire. E non ci abbandona: cammina davanti a noi e noi lo seguiamo. Inizia così un cammino.
Comprendiamo che la relazione con il Signore non è qualcosa che ci chiude o ci immobilizza, ma una forza che ci mette in movimento. Ci conduce verso la vita vera, verso “pascoli” dove troviamo abbondanza, luce, respiro. Anche i luoghi più ordinari della nostra vita, come il lavoro, diventano spazi in cui vivere questo cammino.
La vita in abbondanza e la libertà del pastore
Il Vangelo ci ricorda che Gesù è venuto per darci la vita, e una vita in abbondanza. Questa vita non si trova nella chiusura, ma nell’uscita, nel cammino, nella fiducia.
Il pastore non è qualcuno che ci sfrutta o ci opprime, ma è profondamente libero e ci rende liberi. Non ci rapina, non ci distrugge, ma ci dona ciò di cui abbiamo veramente bisogno: la vita piena.
Gesù, la porta: il passaggio pasquale
Poiché i discepoli faticano a comprendere questa immagine, Gesù la approfondisce dicendo chiaramente: “Io sono la porta”. Questo rivela quanto sia centrale il passaggio attraverso di Lui.
Entrare e uscire significa vivere una relazione continua con Cristo. È Lui che ci accoglie, ci fa entrare e ci accompagna fuori. Questa porta non è chiusa né difficile da attraversare: è aperta, accessibile, senza barriere o condizioni complicate.
Riconosciamo che tutta la nostra vita cristiana, e in modo particolare esperienze come la prima comunione, sono un passaggio pasquale: un movimento di liberazione, un attraversamento che ci porta dalla chiusura alla vita.
Dalle tenebre alla libertà dei figli
Siamo invitati a riconoscere anche le nostre situazioni di buio, tristezza e angoscia. Non vengono negate, ma diventano il punto di partenza per uscire. Il Signore ci prende per mano e ci conduce fuori.
Questo stesso dinamismo lo vediamo anche nel battesimo: essere introdotti in una condizione nuova, quella di figli di Dio, che è profondamente liberante. È un cammino che riguarda tutti, piccoli e grandi.
Una comunità che vive nella libertà
Alla fine, riconosciamo la bellezza di appartenere a questo gregge: è bello stare insieme nel recinto, sentire la cura del pastore, vivere la comunione. Ma è altrettanto bello essere inviati, camminare, uscire.
Viviamo tutto questo come comunità, come famiglie, come gruppo unito. Ci sentiamo orgogliosi di avere un pastore così: buono, bello, affidabile. Un pastore che non toglie, ma dona; non opprime, ma libera; non distrugge, ma fa vivere.


