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Cosa succede se Parola abita la nostra vita? Omelia III domenica TO anno A BVI

25 gen 2026 · 13 min. 27 sec.

Cosa succede se Parola abita la nostra vita? Omelia III domenica TO anno A BVI

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Descrizione

Nelle letture di oggi ho colto un aiuto grande per accogliere ancora di più il dono della Parola di Dio nella nostra vita. Questa domenica, dedicata in modo particolare alla Parola, ci ha aiutato anche attraverso alcuni segni liturgici diversi dal solito.

Il primo aspetto che mi ha colpito profondamente è quello dell’abitare. Gesù, quando viene a sapere che Giovanni Battista è stato arrestato, non prosegue semplicemente come prima, ma compie una scelta precisa: si ritira in Galilea e va ad abitare a Cafarnao. Nelle domeniche precedenti avevamo riflettuto sull’incontro tra Gesù e Giovanni Battista, sul battesimo di Gesù e sulla testimonianza di Giovanni che lo indica come l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. Oggi però c’è un passaggio ulteriore: Gesù cambia dimora, cambia il suo modo di stare tra la gente.

Gesù sceglie Cafarnao: una terra di confine e di sofferenza

La Galilea è la terra di Gesù, ma Cafarnao non è Nazareth: è una terra di confine, affacciata sul mare, appartenente ai territori di Zabulon e Neftali. Il profeta Isaia ci ricorda che questa era una terra che viveva nelle tenebre e nell’ombra di morte, una terra segnata dalla presenza di popoli diversi, dal mescolarsi di culture e religioni, e soprattutto dalla sofferenza dell’invasione assira.

Gesù non va lì per una visita di passaggio. Non fa un giro e poi torna a casa. Decide di abitare lì, di stabilirsi, di essere una presenza stabile e potente in mezzo a quella gente ferita e confusa. Questo è un segno fortissimo: Dio sceglie di stare proprio dove c’è buio, dolore, mescolanza, fragilità.

La Parola di Dio come dimora nella nostra casa

Questa scelta di Gesù diventa per me una chiave per comprendere la Parola di Dio nella nostra vita. Anche la Parola è chiamata ad abitare in noi, nelle nostre case, nella nostra quotidianità. Non è qualcosa di occasionale, ma una presenza costante, un’abitazione.

La Parola è il modo con cui Dio comunica con noi ogni giorno, proprio là dove viviamo le nostre giornate più ordinarie, che spesso sono anche segnate da preoccupazioni, fatiche, malattie, tenebre interiori. Dio sceglie di abitare lì, in mezzo a tutto questo. A volte ce ne dimentichiamo, anch’io me ne dimentico, pur dedicando tempo alla preghiera e all’ascolto. Eppure è bellissimo pensare che, attraverso la sua Parola, Dio mette la sua tenda in mezzo a noi.

Come dice il prologo di Giovanni, il Verbo prende dimora tra noi: la Parola illumina, consola, prende per mano. È una presenza sorprendente, che porta luce e salvezza. Certo, chiede ascolto, tempo, cuore aperto, ma è una Parola per noi, una Parola che salva.

Un annuncio che porta luce: il Regno è vicino

In quella terra buia Gesù comincia a camminare e a predicare. Il suo annuncio è chiaro: “Convertitevi, perché il Regno dei cieli è vicino”. È lo stesso annuncio di Giovanni Battista, ma con una differenza decisiva: non è più la gente che va da lui, è Gesù che va nelle case, nelle sinagoghe, nei villaggi, nella vita delle persone.

Con questo annuncio Gesù dice che il buio, la sofferenza, la tenebra non sono l’ultima parola. Dio sta visitando il suo popolo, la sua luce è vicina. E Gesù inizia il suo cammino di salvezza proprio in quei luoghi e in quelle vite dove forse nessuno se lo aspetterebbe, anche dove ci sentiamo indegni o dimenticati.

La chiamata dei discepoli: una Parola che chiama per nome

La prima concretizzazione di questo annuncio è la chiamata dei discepoli. Gesù chiama dei pescatori, fratelli tra loro. Sono persone semplici, che probabilmente avevano già incontrato Gesù o ascoltato Giovanni Battista, ma che poi erano tornate alla loro vita ordinaria. In questo mi rappresentano molto.

Gesù dice loro: “Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”. Qui capisco che non si tratta solo di un invito morale a cambiare vita, ma di una vera e propria chiamata personale. La Parola di Dio, quando la ascoltiamo davvero, non resta generica: parla al cuore e chiama ciascuno per nome.

Lasciare: il primo gesto della conversione

Nel Vangelo emerge con forza il verbo “lasciare”. Gesù lascia Nazareth, cambia la sua vita. I discepoli lasciano le reti, lasciano il lavoro, lasciano il padre. Questo lasciare non è secondario: è immediato, radicale, trasformante.

La Parola di Dio ci aiuta a riconoscere ciò che ci trattiene, ciò che ci tiene prigionieri, anche cose buone ma che rischiano di occupare tutto lo spazio. Ci invita a mettere in seconda posizione ciò che non è essenziale. Questo gesto di lasciare è rivoluzionario per la nostra vita ordinaria, ma è reso possibile proprio dall’ascolto della Parola.

Seguire: una sequela che genera vita nuova

Ma non basta lasciare. Il secondo verbo fondamentale è seguire. I discepoli non abbandonano le reti per restare fermi, ma si mettono dietro a Gesù. Diventano suoi discepoli, entrano in una relazione viva fatta di ascolto, cammino, stupore davanti ai segni, alle parabole, ai miracoli.

È significativo che Gesù chiami dei fratelli, a due a due. Questo dice che la sequela non distrugge i legami forti, ma li illumina. I rapporti familiari e comunitari diventano parte integrante del cammino con il Signore.

Una sequela che unisce e costruisce comunità

La lettera di Paolo ci aiuta a comprendere che questa sequela non è divisiva. Non ci sono appartenenze contrapposte, ma un cammino comune che valorizza le diversità e costruisce unità. In questi giorni di preghiera per l’unità dei cristiani riflettiamo proprio su questo: cosa significa essere una Chiesa unica, pur nella pluralità delle forme e delle storie?

Seguire Gesù insieme ci unifica, ci fa sentire parte di una stessa famiglia, di una stessa comunità, locale e universale. Non è una sequela solitaria. Chi ha il dono di una famiglia, di un coniuge, di amici o di un gruppo forte sperimenta quanto sia bello camminare insieme, allargando però sempre l’orizzonte.

Una responsabilità da accogliere ogni giorno

La Parola di Dio fa tutto questo: viene ad abitare in mezzo a noi, ci chiama a lasciare e a seguire. La luce che Gesù porta si diffonde grazie al fatto che ciascuno di noi cambia vita e diventa a sua volta luce là dove abita.

Questa familiarità con il Signore cresce e si alimenta attraverso la chiamata personale di ciascuno. È un dono grande, ma anche una responsabilità. Non possiamo mettere da parte questa Parola, né ignorare che Dio abita tra di noi. Siamo chiamati ad accoglierla davvero, con tutta la nostra vita.