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La chiamata: dono e missione – Omelia II domenica del TO anno A

18 gen 2026 · 12 min. 10 sec.

La chiamata: dono e missione - Omelia II domenica del TO anno A

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Descrizione
Il tema centrale: siamo chiamati dal Padre

Riprendo la colletta di questa domenica perché mette a fuoco un tema che inizialmente mi ha sorpreso, ma che è in realtà il cuore di tutte le letture: il tema della chiamata. La preghiera dice: «Padre, per mezzo di Cristo, Agnello Pasquale e Luce delle Genti, chiami tutti gli uomini a formare il popolo della nuova alleanza». Mi colpisce profondamente questa affermazione: noi siamo chiamati, ed è il Padre che ci chiama. Non siamo noi a inventarci un cammino, ma è Lui che prende l’iniziativa, che ci convoca, che ci raduna per farci popolo.

Spesso pensiamo alla chiamata come a qualcosa di straordinario ed eclatante: la chiamata dei primi discepoli che lasciano le reti, quella di Matteo al banco delle imposte, quella di Paolo sulla via di Damasco. E magari, se torniamo indietro nella nostra storia, possiamo ricordare una “prima chiamata” importante. Ma mi accorgo che qui la Parola ci parla di una chiamata continua: il Padre non smette mai di chiamarci, giorno dopo giorno, dentro la nostra vita concreta.

Il Salmo: la chiamata nasce da un dialogo di speranza

Il Salmo 39 ci aiuta a capire il clima spirituale in cui avviene questa chiamata. Il salmista dice: «Ho sperato, ho sperato nel Signore ed Egli su di me si è chinato». È bellissimo: io spero, grido, chiedo aiuto, e il Signore si china su di me, mi ascolta. Nasce così un dialogo: io parlo e Lui ascolta, ascolta la mia speranza e la mia richiesta.

Poi il salmo continua: «Gli orecchi mi hai aperto… Allora ho detto: Ecco, io vengo». Il Signore non si limita a rispondere, ma mi apre l’orecchio, mi rende capace di ascoltare la sua voce. E dentro questo ascolto nasce la chiamata: «Ecco, io vengo, vengo a fare la tua volontà». È come se Dio, mentre mi consola, mi chiama anche a seguirlo, e io posso rispondere con questo “eccomi”.

Paolo e la Chiesa: chiamati e convocati da Dio

Anche Paolo insiste tantissimo su questo tema della chiamata. Si presenta come «chiamato a essere apostolo» e scrive «alla Chiesa di Dio che è a Corinto». La parola Chiesa, ekklesía, significa proprio “assemblea dei chiamati”: persone chiamate fuori dalle loro vite per radunarsi in un popolo che appartiene a Dio.

La Chiesa di Corinto è una comunità concreta, in una città concreta, con la sua storia, le sue tensioni, le sue dinamiche sociali e politiche. Eppure Paolo dice che questi cristiani sono «santificati in Cristo Gesù, chiamati a essere santi». Siamo santi per chiamata: nel battesimo Cristo ci ha santificati, ci ha perdonati, ci ha messi in cammino come discepoli. Ma questa chiamata continua, perché siamo sempre di nuovo chiamati a diventare ciò che già siamo.

Paolo aggiunge che questa chiamata riguarda «tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore Gesù Cristo». C’è una reciprocità: Dio ci chiama e noi lo invochiamo. Lui ci convoca e noi rispondiamo chiamando il suo nome, Gesù Cristo, il nostro Salvatore.

Giovanni Battista: chiamato a riconoscere e a testimoniare

Anche Giovanni Battista è un chiamato. Racconta che colui che lo ha inviato a battezzare gli ha dato un segno: «Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza in Spirito Santo». Giovanni è chiamato a preparare il popolo e a riconoscere il Messia.

Quando vede Gesù venire verso di lui, lo chiama: «Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo». In questo nome raccoglie tutte le profezie: l’agnello pasquale che salva il popolo, l’agnello del sacrificio nel tempio, l’agnello che porta su di sé i peccati secondo Isaia. Giovanni non solo riconosce Gesù, ma lo testimonia: lo indica ai suoi discepoli e dice: «Questi è il Figlio di Dio». Chi è chiamato, quando incontra il Signore, non può tenere per sé questo dono: è chiamato anche a testimoniarlo.

La nostra risposta: eccomi, vengo

Anche noi siamo parte di questo dono. Siamo chiamati, siamo Chiesa, siamo assemblea dei convocati. Possiamo dire anche noi: «Eccomi, vengo, Signore, a fare la tua volontà». Ringrazio il Signore per questa chiamata e desidero essere partecipe del regalo che mi fa, annunciando a mia volta la sua salvezza.

La colletta lo dice chiaramente: «Chiami tutti gli uomini a formare il popolo della nuova alleanza. Conferma in noi la grazia del battesimo perché, con la forza dello Spirito, proclamiamo il lieto annuncio del Vangelo». Siamo chiamati non solo a essere suoi, ma anche ad annunciarlo. È un annuncio lieto, una buona notizia: Gesù è il nostro Salvatore.

Una catena di testimoni

Questa chiamata ci rende una famiglia concreta, qui e ora, nel nostro quartiere, nelle nostre relazioni. Ma ci inserisce anche in una grande catena di testimoni: Paolo, Giovanni Battista, e poi tutti coloro che ci hanno annunciato il Vangelo – i nostri familiari, i nonni, qualche sacerdote, qualche persona speciale.

In questa seconda domenica di Avvento ricevo il regalo della chiamata e il regalo della testimonianza. Ringrazio il Signore perché mi ha chiamato e gli chiedo di rendermi capace di annunciare, con la mia vita, il lieto annuncio del suo amore.