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Gesù scende negli abissi per stare con noi – Omelia festa del Battesimo del Signore anno A BVI 9.30

11 gen 2026 · 12 min. 3 sec.

Gesù scende negli abissi per stare con noi - Omelia festa del Battesimo del Signore anno A BVI 9.30

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Descrizione
Il mistero del Natale vissuto andando verso Gesù

Durante tutto il tempo di Natale ho vissuto un cammino che aveva al centro il presepe. Eravamo noi ad andare verso Gesù: come i pastori che si recano alla grotta, come i magi che, guidati dalla stella e illuminati dalle Scritture ascoltate a Gerusalemme, arrivano fino a Lui, provano una grandissima gioia e gli offrono i loro doni. Questo è stato il cuore del mistero del Natale: un movimento che partiva da noi e ci conduceva fino a Gesù.

Il rovesciamento: Gesù che viene verso di noi

Oggi, invece, avverto chiaramente un rovesciamento della prospettiva. Non siamo più noi ad andare a Lui, ma è Gesù che viene verso di noi. Il Vangelo lo dice con semplicità: Gesù dalla Galilea scende al Giordano. Lui abitava a Nazareth, un luogo bellissimo, verde, fertile, posto sulle colline. Dalla Galilea Gesù scende fino al Giordano, che si trova nel punto più basso della terra, circa quattrocento metri sotto il livello del mare, una sorta di abisso che conduce poi al Mar Morto.

La discesa di Gesù nel luogo del bisogno umano

Questa discesa è molto eloquente. Gesù lascia le colline di Nazareth per arrivare in un luogo particolare: il Giordano, dove si trova Giovanni Battista. È il luogo in cui, durante l’Avvento, abbiamo ascoltato che accorreva tanta gente: da Gerusalemme, dalla Giudea, uomini e donne che andavano a farsi battezzare, a confessare i propri peccati, a manifestare il bisogno di salvezza e ad attendere il Messia. In quelle acque, segnate dalla fragilità e dal peccato del popolo, arriva Gesù.

Gesù si fa solidale con la folla

Gesù sceglie di stare in mezzo a quella gente, di essere partecipe della loro condizione. Questa sua discesa va sentita come una grande visita. Anche Lui si fa battezzare, si immerge in quelle acque che avevano accolto il peccato e il desiderio di conversione di tutti. Pur non avendone bisogno, perché Figlio di Dio, Gesù vuole essere presente lì, condividere fino in fondo la situazione dell’umanità.

La meraviglia di Giovanni Battista: “Tu vieni da me?”

Giovanni Battista avverte immediatamente lo scandalo e la sorpresa di questo gesto. Dice a Gesù: “Io ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?”. Questa domanda è carica di stupore. Giovanni si sente visitato dal Signore, dal Messia stesso, e si chiede: “Che cosa ci fai qui?”. È una parola che parla anche a noi, perché forse anche noi siamo sulle rive di un nostro Giordano, in qualche abisso, bisognosi di luce, di consolazione e di vita. E possiamo stupirci del Signore che viene nelle nostre case, nella nostra storia, e dire anche noi: “Tu vieni da me?”.

“Lascia fare”: la sorpresa della mitezza di Dio

Alla domanda di Giovanni, Gesù risponde con poche parole: “Lascia fare per ora”. È una frase bellissima, che invita all’affidamento. Giovanni, e con lui anche noi, è chiamato a fidarsi. Forse Giovanni si aspettava un Messia diverso: uno che veniva con il fuoco, con il giudizio, con la pala in mano per separare la pula dal grano. Invece Gesù si presenta come il servo annunciato da Isaia: colui che non spegne lo stoppino dalla fiamma incerta e non spezza la canna incrinata. Arriva con grande mitezza e dice: “Lascia fare, fidati, adempiamo insieme la giustizia”.

Questa parola è preziosa anche per noi, spesso presi dall’ansia di agire, risolvere, controllare tutto. Gesù ci dice di lasciarlo fare, di aspettare, di permettergli di stare accanto a noi nelle difficoltà, di scendere con noi nelle acque che viviamo come purificazione. Vuole essere solidale con il nostro peccato e con il nostro desiderio di salvezza.

Il cielo che si apre nel punto più basso

La terza grande sorpresa avviene proprio lì, nel punto più basso e fangoso del Giordano. Quando Gesù, dopo il battesimo, esce dall’acqua, si aprono i cieli. Scende lo Spirito di Dio sotto forma di colomba e si ode la voce del Padre: “Questo è il Figlio mio, l’amato, in lui mi sono compiaciuto”. Dio sceglie di presentare il suo Figlio amato, la cosa più preziosa che ha, non nel Tempio di Gerusalemme o in un luogo solenne, ma proprio lì, al Giordano.

L’epifania del Figlio amato

È uno dei rari momenti nel Vangelo in cui questa voce si fa sentire. Qui tutto sembra un concerto che coinvolge cielo e terra: lo Spirito, il Padre e il Figlio. È una vera epifania. Ed è proprio lì, nel luogo della conversione e del peccato confessato, che noi possiamo conoscere e incontrare Gesù. È lì che affidiamo al Signore la nostra vita e i nostri limiti.

Una nuova creazione e una nuova terra promessa

Le parole del Vangelo evocano anche una nuova creazione: le acque, la colomba, la vita nuova. È ciò che ricordiamo anche all’inizio della Messa, facendo memoria del nostro battesimo. Inoltre, il Giordano è il luogo del passaggio del popolo verso la terra promessa: segno di un dono nuovo. Tutto questo oggi viene celebrato per ciascuno di noi.

Gesù, Signore di tutti, che passa beneficando e risanando

Negli Atti degli Apostoli, Pietro, parlando di Gesù nella vicenda di Cornelio, riassume così la sua identità: Gesù Cristo è il Signore di tutti, senza esclusioni. Proprio lì, al Giordano, ci sono i peccatori, ci siamo anche noi. Dio consacrò Gesù di Nazareth in Spirito Santo e potenza, ed Egli “passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui”. Questa espressione mi colpisce profondamente: Gesù passa per fare il bene e per risanare.

La festa della visita del Signore nella nostra vita

È questo che oggi celebriamo: la visita del Signore nella nostra vita, la sua presenza che guarisce e salva. Gesù è il Figlio di Dio, l’Amato, e ci rende partecipi della sua stessa figliolanza. Per questo lo ringraziamo, mentre entriamo nel tempo ordinario fino alla Quaresima. Siamo chiamati a metterci alla sua scuola, a diventare suoi discepoli, partendo proprio da qui, dal Giordano, luogo in cui celebriamo la sua visita nella nostra vita.