Potere e presenza – Omelia Ascensione anno A BVI

Descrizione
La festa dell’Ascensione sorprende perché, dopo l’incarnazione, la vita nascosta a Nazareth, la manifestazione messianica con miracoli e insegnamenti, la morte in croce, la risurrezione e i quaranta giorni trascorsi con i discepoli, Gesù conclude questa fase tornando al Padre con il suo corpo risorto e sedendo alla sua destra. Di fronte a questo evento si potrebbe avvertire un senso di distacco, di separazione: per i discepoli, che avevano vissuto con lui in carne ed ossa una pienezza di gioia, e anche per noi. Le Scritture di oggi, tuttavia, rassicurano che non si tratta di un abbandono né di una fuga. L’autore della Lettera agli Efesini eleva una preghiera particolarmente suggestiva: il Padre «illumini gli occhi del vostro cuore» per farci comprendere a quale speranza siamo chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi. Abbiamo bisogno di questa luce sul cuore per intravedere una strada.
L’incontro sul monte e il dubbio degli Undici
Il Vangelo racconta che Gesù aveva dato appuntamento ai discepoli su un monte della Galilea, la regione da cui provenivano, forse il monte della Trasfigurazione dove si era mostrato glorioso. Non a Gerusalemme, ma in un luogo intimo, conosciuto. Quando lo vedono, i discepoli si prostrano e allo stesso tempo dubitano. Alcuni dubitarono. È interessante: sono undici, Giuda si è perso per strada, una compagnia scalcagnata. Il dubbio li attraversa: sarà veramente risorto? È un fantasma? Sono domande che possono abitare anche il nostro cuore quando ci sentiamo chiamati a un appuntamento con lui.
Un potere ricevuto, un potere di vita
Gesù non si sofferma sui loro dubbi, non chiede “come state?”, ma fa un discorso sul potere. Si avvicina e dichiara: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra». Non è un potere che si è preso da sé, ma un potere ricevuto. Non il potere secondo la logica umana (aveva rimproverato i discepoli quando discutevano su chi fosse il più grande), ma il potere della vita. È un potere che emerge dalla crisi, dalla difficoltà, dalla morte, e che si manifesta nella risurrezione: Gesù ha donato la vita e l’ha ricevuta di nuovo. La Lettera agli Efesini ricorda che Dio ha manifestato questa forza risuscitandolo dai morti e ponendolo accanto a sé. Si tratta di un potere totalizzante, bello, di vita.
La missione affidata a discepoli fragili
La prima sorpresa è che Gesù, dopo aver affermato di possedere ogni potere, non agisce da solo. Dice a quegli undici dubbiosi, che non avevano capito quasi nulla: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato». Una missione che umanamente sembra impossibile. Gesù mostra una fiducia straordinaria in loro, gente normale come pescatori o esattori delle tasse, e per estensione in noi. Li manda a immergere tutti nella relazione con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. È come se dicesse: “Io ho ricevuto tutto il potere, ora mando voi; avete camminato con me per un po’, ora tocca a voi”. Si percepisce incoraggiamento nonostante le loro ferite (Pietro lo aveva rinnegato, altri tornano alla vita ordinaria). Questa chiamata rivela la grande responsabilità che ci affida perché ha fiducia e perché quel potere che ha ricevuto è, in qualche modo, condiviso con i discepoli e con noi.
«Io sono con voi tutti i giorni»
La seconda sorpresa è l’ultima frase del Vangelo: «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Gesù non se ne va, non li abbandona, non lascia che si arrangino. È con loro sempre, non solo la domenica o in momenti scelti, ma tutti i giorni, per sempre. Il Vangelo di Matteo era cominciato proprio con l’annuncio del “Dio con noi”, e ora si chiude con questa promessa di presenza stabile. In un’altra occasione aveva detto: “Dove vado io voi non potete venire, ma verrò e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi”. È lui che ci raggiunge e non ci abbandona, in qualunque difficoltà, malattia o frattura relazionale possiamo vivere.
Un collegamento tra cielo e terra e il dono dello Spirito
Salendo al cielo e sedendo alla destra del Padre, Gesù crea un collegamento fortissimo tra la vita divina e la nostra vita terrena: una strada aperta, una relazione ormai indistruttibile. Nella prima lettura si aggiunge un altro dono da aspettare: «Riceverete forza dallo Spirito Santo e mi sarete testimoni». L’andare in missione e la presenza costante di Gesù sono resi possibili proprio dallo Spirito Santo, forza interiore che il Padre e il Figlio fanno abitare in noi. Non possiamo avere paura di niente, perché sono sempre con noi.
Non guardare il cielo, ma agire
Come i discepoli, non possiamo restare a guardare il cielo in attesa di chissà cosa. Non è tempo di stare fermi, ma di agire, di buttarci, con la consapevolezza che Lui è sempre con noi, vivo presso il Padre e in continua conversazione su di noi, sulla bellezza della nostra vita e sul suo amore. Con questo incoraggiamento all’andare e alla presenza, la Lettera agli Efesini afferma che la Chiesa è la pienezza del Signore. Tremiamo di fronte a questa prospettiva, ma è Lui che ha scelto noi, piccoli e fragili. Proprio perché c’è Lui, ci sentiamo forti.


