9 Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. 10 Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. 11 Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? 12 E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? 13 Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza». 14 I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui.
Luca 16,9-14



## La ricchezza come dono ricevuto
Una prima cosa che emerge dal testo è che la ricchezza, così come ogni altro bene, non è qualcosa che possediamo in senso assoluto, ma qualcosa che riceviamo. Questo richiama anche l’immagine dei due fratelli del testo precedente, uno bisognoso delle carrube e l’altro del capretto: la condizione di figli implica sempre un atteggiamento di ricezione. Anche in questo brano Gesù parla infatti di qualcosa che viene affidato e donato: «chi vi affiderà quella vera?» e «chi vi darà la vostra?».
La domanda fondamentale diventa allora: da chi riceviamo ciò che abbiamo? I due possibili padroni sono Dio oppure la ricchezza, indicata da Gesù come *mammona*. Dio ci dona i suoi beni e i suoi doni; la ricchezza, invece, può trasformarsi in una realtà che crea dipendenza e attaccamento, fino a dominare la persona. In questo senso la «ricchezza disonesta» non è semplicemente il denaro in sé, ma ciò che rischia di diventare un potere al quale l’uomo si sottomette.
## La fedeltà nelle piccole cose
Di fronte ai doni ricevuti emerge una parola particolarmente importante: **fedeltà**. Gesù afferma: «Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti». Essere fedeli significa custodire, curare e avere attenzione per ciò che ci è stato affidato, anche quando sembra piccolo e poco significativo.
Le «cose di poco conto» comprendono proprio quelle realtà quotidiane e apparentemente minime che riceviamo continuamente. Alla luce dei testi precedenti, tra questi piccoli doni assume un valore particolare la **misericordia**: il lavoro concreto del perdonare, del diminuire i debiti, dell’esercitare misericordia e dell’offrirla senza reticenze a tutti, anche nelle situazioni più semplici.
## L’esercizio che ci rende capaci delle cose grandi
La fedeltà nelle piccole cose è un vero e proprio **esercizio**. Essere fedeli nella misericordia quotidiana ci rende progressivamente capaci e adatti a ricevere e vivere cose più grandi. Non si tratta quindi di due realtà diverse: la grandezza alla quale siamo chiamati nasce dalla fedeltà concreta e quotidiana ai piccoli doni che abbiamo già ricevuto.
In fondo, la misericordia è la nostra risposta al dono ricevuto. Come figli che hanno ricevuto gratuitamente, siamo chiamati a custodire e trasmettere ciò che ci è stato donato, soprattutto attraverso gesti concreti di misericordia e di perdono.
## Fedeltà, stabilità e conversione
Tutto questo richiama una dinamica di vita fatta di **fedeltà a ciò che abbiamo ricevuto, stabilità, esercizio continuo della conversione, ascolto e gratitudine**. La fedeltà non è qualcosa di statico, ma un cammino quotidiano nel quale impariamo a riconoscere che ciò che abbiamo non ci appartiene in modo assoluto: ci è stato affidato.
Il Vangelo invita così a verificare quale sia il nostro vero padrone. Possiamo ricevere i beni come doni da custodire e condividere, oppure permettere che la ricchezza diventi essa stessa un padrone che ci domina. La vera libertà nasce dal riconoscere Dio come colui dal quale tutto riceviamo e dal vivere con fedeltà, soprattutto nelle piccole cose, la misericordia che abbiamo a nostra volta ricevuto.