31 In quel momento si avvicinarono alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere». 32 Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. 33 Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”.
Luca 13,31-33



Mi sono soffermato su questo “proseguire il cammino” che Gesù considera necessario. Gesù non si ferma, non si lascia deviare e continua verso Gerusalemme, perché ha davanti a sé un obiettivo. Mi sono chiesto allora se questa dinamica sia così chiara anche per noi: non solo la necessità di proseguire il cammino, ma soprattutto quella di avere davanti a noi una meta, una pienezza, un compimento.
E qual è questo compimento? Forse il testo di ieri ci suggeriva proprio questo: l’incontro con il Signore, entrare attraverso la porta e banchettare con Lui, vivere cioè una comunione che dura per sempre.
Quanto è importante, allora, stare attenti a non interrompere questo cammino. Pensavo, per esempio, alle due parabole del lievito e del granello di senape: non possiamo interrompere la lievitazione o estirpare l’alberello quando è ancora piccolo. C’è una pienezza verso la quale siamo orientati che non riguarda soltanto la fine del cammino. In qualche modo, questa pienezza è già presente nel cammino stesso. C’è una ricchezza, una forza, una vita che si possono percepire mentre si cammina e si porta avanti ciò che ci è stato affidato.
Pensavo anche alla nostra regola, soprattutto alla testimonianza dei quattro santi che ci accompagnano. In tutti loro ritroviamo questa dimensione della pienezza come cammino verso il Signore: non soltanto qualcosa che si raggiunge alla fine, ma una realtà che si vive giorno dopo giorno. Penso in particolare a santa Teresa, ma anche agli altri tre santi: la loro vita ci mostra che la pienezza non è semplicemente il punto di arrivo, ma è anche il modo in cui percorriamo la strada.
Forse questo è un invito anche per noi: considerare con attenzione il nostro cammino personale, ma anche quello della nostra famiglia e della nostra comunità. Attraversiamo cambiamenti, momenti di incertezza, passaggi che a volte possono farci pensare di aver perso la direzione. Eppure questi cambiamenti non devono necessariamente toglierci di vista l’obiettivo finale.
Come Gesù, siamo chiamati a proseguire il cammino, senza fermarci e senza perdere di vista la meta. Perché il compimento verso cui andiamo non è soltanto qualcosa che ci attende alla fine: è una pienezza che, misteriosamente, comincia già mentre camminiamo verso il Signore.