BOLOGNA – Le comunità che seguono la Piccola Regola di don Giuseppe Dossetti si sono trovate, come di consueto, in occasione della Natività di Maria per la celebrazione dell’eucarestia e la lettura della Regola. Quest’anno ha ospitato la Dozza. L’omelia integrale di Francesco.
Don Francesco apre la celebrazione condividendo con sincerità un senso di timore e imbarazzo nel presiedere la Messa, soprattutto davanti a fratelli che sente più grandi ed esperti di lui. Riconosce che, per ragioni di turno, spetta a lui presiedere, e accoglie questo compito come un’occasione significativa, proprio perché la festa celebrata è la glorificazione della piccolezza. Sottolinea come la piccolezza e la pochezza non debbano far paura, soprattutto se vissute senza confronti con gli altri. In questo spirito, invita tutti a ringraziare Dio per il dono di essere riuniti insieme nella festa di Maria bambina, colei che per prima indica la via della piccolezza.
Richiamando le parole della preghiera di colletta, don Francesco sottolinea che la nascita di Maria segna l’inizio della salvezza. Oggi, dunque, la comunità celebra e loda Dio proprio per questo inizio. C’è un legame profondo tra questa festa e la Piccola Regola di don Dossetti: entrambe parlano di principi e di origini. La piccolezza di Maria si unisce alla piccolezza della Regola, che rappresenta il principio del cammino e della vita spirituale della comunità. Questo intreccio diventa la via per muovere i primi passi nella vita cristiana, con semplicità e fiducia.

L’omelia di Francesco Scimè
Omelia di Francesco festa della Regola 2025 audio mp3
Riflettendo sul profeta Michea e sul Vangelo di Matteo, resto colpito dal diverso modo in cui viene descritta Betlemme: Michea la definisce “così piccola per essere fra i villaggi di Giuda”, mentre Matteo scrive che “non sei per niente la più piccola”. Entrambi, però, mettono in evidenza la piccolezza, da cui nasce qualcosa di grande: la gloria di Dio tra gli uomini.
Questo pensiero lo applico anche a noi: la bellezza e la gloria vanno riconosciute proprio nella piccolezza delle nostre vite e delle nostre comunità. Anche noi, di Sammartini o della Dozza, siamo un piccolo gruppetto. Nei giorni scorsi, durante il pellegrinaggio a Roma, osservavo il nostro camminare: un po’ anziani, stanchi, appoggiati l’uno all’altro, qualcuno in carrozzina, qualcuno ansimante sotto il sole. Eppure non mi è venuta tristezza, ma la consapevolezza che proprio da questa piccolezza Dio fa nascere la sua salvezza.
La piccola regola e il suo stile
Celebrare oggi la Natività di Maria significa contemplare la sua piccolezza, ma anche ricordare la “piccola regola” di don Giuseppe Dossetti. È piccola non solo perché scritta in poche pagine, ma per lo stile che introduce nella semplicità e quotidianità della vita. Questa regola mette in risalto la gloria che si nasconde in ciò che agli occhi del mondo appare meno glorioso: il lavoro come penitenza, il silenzio, la preghiera quotidiana, la rinuncia a gestire liberamente il proprio tempo, le proprie relazioni, perfino la propria salute.
In fondo, è una regola che educa alla piccolezza e si rivolge a un popolo di piccoli, proprio come noi ci riconosciamo.

Il conforto di Francesco e di don Giuseppe
Domenica scorsa, le sorelle ci hanno invitato a pranzo e io ho detto che avrei fatto un’omelia “su di loro”. In realtà, commentare la Scrittura significa proprio guardare come Dio guarda noi. Ricordo allora una poesia di san Francesco alle sue sorelle: le rassicura, dicendo di non affliggersi per la fatica e le infermità, perché un giorno saranno incoronate con la Vergine Maria. È una tenerezza che mi commuove e che continua la stessa logica delle letture: Dio scrive la storia della salvezza attraverso la piccolezza.
Anche la genealogia di Gesù è una storia di piccoli e sconosciuti, di peccatori e straniere, e proprio lì nasce il Salvatore. Perciò, insieme a Francesco e a don Giuseppe, anch’io voglio dirvi: state in pace e, se possibile, nella letizia. Anche quando la fragilità e la stanchezza sembrano troppo pesanti, possiamo gloriarci della parte che il Signore ci affida.
Il popolo dei votati e la piccolezza come dono
Don Giuseppe, nelle lettere agli sposi, descrive questo popolo di piccoli come “votati”, persone scelte da Dio soprattutto per la preghiera e per vivere la regola più pienamente. In uno scritto inedito del 1987, ci disse che i votati sono il “nucleo portante” dentro le comunità più grandi, perché hanno ricevuto il dono di una preghiera più assidua.
La caratteristica fondamentale di questi votati è la piccolezza, ma anche l’amore. Proprio qui emerge il cuore della nostra identità: siamo eletti perché amiamo Dio.

La regola come lettera d’amore
Vorrei allora proporre una lettura nuova della regola: non solo come norme, ma come una piccola lettera d’amore. È una preghiera rivolta a Dio, animata dallo Spirito che non illumina soltanto la mente, ma risveglia l’affetto. L’amore attraversa la regola, e vi invito a coglierne ogni accenno mentre la leggeremo.
Don Giuseppe diceva: “Queste poche norme non sono la regola. La regola va ricavata dall’assidua e amorosa meditazione del Vangelo”. L’aggettivo “amorosa” mi sembra decisivo: non basta dire che la Parola è al centro, ma occorre viverla con amore.
L’amore come energia che muove tutto
San Paolo ci ricorda che i veri eletti sono coloro che amano Dio. E senza amore, cosa serve vivere? Se non si agisce, pensa, parla e soffre per amore, la vita perde senso. L’amore è l’energia che muove tutto: come scrive Dante, “l’amor che muove il sole e le altre stelle”. Anche le nostre comunità devono lasciarsi muovere da questo amore, altrimenti restiamo bloccati nella vanità.
La nostra piccola regola è allora uno strumento per entrare nel mistero dell’amore e viverlo. È la genialità di don Giuseppe: mettere la vita coniugale sullo stesso piano di quella virginale. Perché gli sposi, con il loro volersi bene, insegnano anche a noi non sposati ad amare Dio e il prossimo con la stessa dedizione. Così faceva santa Teresina, osservando la preparazione al matrimonio di sua cugina per imparare a vivere l’unione con Dio.
Ecco perché gli sposi sono indispensabili nelle nostre comunità: abbiamo bisogno di vedere l’amore, per imparare ad amare.
La lettura della Regola (il testo)
La termine della messa grande festa sul prato della Dozza con un ottimo apericena.



