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Siracide 5,1-6,4

1 Non confidare nelle tue ricchezze e non dire: «Basto a me stesso». 2 Non seguire il tuo istinto e la tua forza, assecondando le passioni del tuo cuore. 3 Non dire: «Chi mi dominerà?», perché il Signore senza dubbio farà giustizia. 4 Non dire: «Ho peccato, e che cosa mi è successo?», perché il Signore è paziente. 5 Non essere troppo sicuro del perdono tanto da aggiungere peccato a peccato. 6 Non dire: «La sua compassione è grande; mi perdonerà i molti peccati», perché presso di lui c’è misericordia e ira, e il suo sdegno si riverserà sui peccatori. 7 Non aspettare a convertirti al Signore e non rimandare di giorno in giorno, perché improvvisa scoppierà l’ira del Signore e al tempo del castigo sarai annientato. 8 Non confidare in ricchezze ingiuste: non ti gioveranno nel giorno della sventura. 9 Non ventilare il grano a ogni vento e non camminare su qualsiasi sentiero: così fa il peccatore che è bugiardo. 10 Sii costante nelle tue convinzioni, e una sola sia la tua parola. 11 Sii pronto nell’ascoltare e lento nel dare una risposta. 12 Se conosci una cosa, rispondi al tuo prossimo; altrimenti metti la mano sulla tua bocca. 13 Nel parlare ci può essere gloria o disonore: la lingua dell’uomo è la sua rovina. 14 Non procurarti la fama di maldicente e non tendere insidie con la lingua, poiché la vergogna è per il ladro e una condanna severa per l’uomo bugiardo. 15 Non sbagliare, né molto né poco,
1 e da amico non diventare nemico. La cattiva fama attira a sé vergogna e disprezzo: così accade al peccatore che è bugiardo. 2 Non ti abbandonare alla tua passione, perché il tuo vigore non venga abbattuto come un toro; 3 divorerà le tue foglie e tu perderai i tuoi frutti, e ti ridurrà come un legno secco. 4 Una passione malvagia rovina chi la possiede e lo fa oggetto di scherno per i nemici.

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One Comment

  1. I primi otto versetti di questo cap.5 sono un severo e prezioso attacco contro tutte le nostre presunzioni di solitudine! La condizione umana è segnata dalla povertà della nostra fragile solitudine, e il dono della fede è il chinarsi di Dio su questa nostra povertà, per salvarci!
    Per questo, non c’è negazione più grave del dono della fede e della salvezza che appunto la presunzione di bastare a se stessi! La pretesa di essere i registi e i conduttori della nostra fragile vita!
    Quando confidiamo nelle nostre ricchezze (ver.1), e seguiamo il nostro istinto assecondando le nostre passioni (ver.2), e presuntuosamente pensiamo che nulla e nessuno ci dominerà (ver.3), allora ci esponiamo al giudizio e alla punizione divina: “il Signore senza dubbio farà giustizia”, e ci punirà!
    Pensare: “Ho peccato e che cosa mi è successo?” è dimenticare che “Dio è paziente”! (ver.4).
    I vers.4-6 denunciano la nostra banale “sicumera”, e i vers.7-8 ammoniscono, e chiedono una rapida conversione!
    Mi piace sottolineare che tutto questo, con tutta la sua severità, è pur sempre la severità di Chi ci ama!
    Siamo chiamati alla responsabilità della vita, che però, appunto, non è la responsabilità della nostra presunta capacità di ben governarci, ma la responsabilità da parte nostra di custodire il dono di Dio!
    Discende da questo l’indicazione sostanziale di una vita umile, del tutto consapevole dei nostri limiti e cosciente della grande responsabilità delle nostre scelte, e di ogni nostra parola.
    Fino all’ammonizione conclusiva: “Non sbagliare, né molto né poco” (ver.15).
    Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

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