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Pensieri su… Don Giuseppe Dossetti

Anno 1 N. 1 – Martedì 4 dicembre 2018

Cari amici, il tempo corre e mi accorgo che è già trascorso un anno dal mio arrivo in mezzo a voi come parroco. Era infatti martedì 31 ottobre 2017, vigilia della Solennità di Tutti i Santi, quando il vescovo Matteo Zuppi mi riportò a casa dopo più di otto anni di ministero come parroco a S. Egidio. Da quel giorno ho rivisto volti noti e incontrato nuovi fratelli e sorelle che durante la mia assenza si sono aggiunti per dare forma alla nostra comunione. In occasione di tale ricorrenza ed in coincidenza con l’inizio del nuovo anno liturgico, ho desiderato sottolineare la preziosità del nostro stare e camminare insieme e ho pensato di continuare con voi un dialogo amicale anche attraverso questo umile foglio di carta, quasi inattuale nella nuova civiltà tecnologica occupata, diciamolo, un po’invasa, da cellulari, tablet e computers. Ogni tanto dunque vi scriverò, oltre naturalmente a rimanere disponibile ad incontravi di persona sia nella liturgia sia in incontri comunitari sia in incontri personali per ascoltarci e crescere insieme nella fraternità e nell’amicizia.

In queste settimane stiamo rivisitando la figura e l’opera di don Giuseppe Dossetti (1913-1996). Ogni giovedì sera qualcuno ce ne viene a parlare perché quanti di voi non l’hanno conosciuto di persona ma magari soltanto di fama possano familiarizzare con lui, coi suoi pensieri, con le sue scelte culturali, spirituali e politiche, con la sua fede di autentico cristiano, monaco e presbitero della Chiesa di Bologna. Quanti invece – come il nostro Giovanni, quasi tutti i fratelli e le sorelle e molti degli sposi delle Famiglie della Visitazione – abbiamo ricevuto la grazia di conoscerlo e di frequentarlo, stiamo approfittando dei «Giovedì della Dozza» per ripassare la storia degli anni della nostra vita, insieme anche alla storia della società e della Chiesa attraversate nel secolo scorso dalla sua testimonianza di fede e dal suo impegno umano e civile. È impressionante rileggere pagine dei suoi scritti, per esempio quelli relativi alla prima guerra del Golfo, e vedere che tutte e singole le previsioni catastrofiche che egli immaginava nel 1991 si sono puntualmente realizzate nei decenni successivi fino ai nostri giorni, in oriente ed in occidente. Anche nei discorsi di d. Giuseppe noti sotto il titolo «Sentinella, quanto resta della notte?» relativi alla discesa in campo politico di Silvio Berlusconi e di Umberto Bossi ed al conseguente clima culturale di degrado civile e di sistematici attacchi alla Carta costituzionale si possono ritrovare, benché ampiamente datati, singolari e sorprendenti analogie con l’attuale clima politico nazionale ed europeo, con i grandi ritorni dei nazionalismi, con segnali ormai inequivocabili di razzismo e di intolleranza.

Tempi duri, che il Vangelo della prima domenica di avvento ci invita a vivere nell’attesa del Signore che viene e nella vigilanza: «Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo» (Lc 21,36).

Un caro saluto a ciascuno di voi, e buon anno

Giuseppe

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