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Papa Francesco cita Erich Przywara. Chi era costui?

Erich-PrzywaraVenerdì 6 maggio 2016, Papa Francesco ha ricevuto il premio Carlo Magno 2016 per il “Suo straordinario impegno a favore della pace, della comprensione e della misericordia in una società europea di valori”.

Il Papa ha incentrato il suo discorso sulla necessità di rifondare l’Europa, con “un nuovo umanesimo” basato, tra l’altro, sulla “capacità di integrare”. In merito ha citato il  teologo tedesco-polacco Erich Przywara (1889-1972), uno dei pensatori più  importanti per la visione di Francesco.

Chi era costui? È sicuramente un nome sconosciuto ai più. Per conoscere il suo pensiero segnaliamo il libro: Erich Przywara – L’IDEA D’EUROPALa “crisi” di ogni politica “cristiana” – Introduzione, traduzione e note a cura di F. Mandreoli e J. L. Narvaja. Ed. Il Pozzo di Giacobbe.

Un tempismo perfetto visto che è l’unica traduzione italiana, stampata nel mese di aprile 2013, pochi giorni dopo l’elezione di Papa Bergoglio avvenuta nel marzo dello stesso anno.

Fabrizio Mandreoli è un presbitero della Chiesa bolognese.

Una delle espressioni più significative di Erich Przywara è la definizione dell’Europa come multiplex unitas degli Stati che la compongono.

Il Discorso integrale di Papa Francesco può essere letto a questo link:

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2016/may/documents/papa-francesco_20160506_premio-carlo-magno.html

Idea_europaRiportiamo nel seguito lo stralcio del discorso del Papa dove compare la citazione di Erich Przywara:

Capacità di integrare

Erich Przywara, nella sua magnifica opera L’idea di Europa, ci sfida a pensare la città come un luogo di convivenza tra varie istanze e livelli. Egli conosceva quella tendenza riduzionistica che abita in ogni tentativo di pensare e sognare il tessuto sociale. La bellezza radicata in molte delle nostre città si deve al fatto che sono riuscite a conservare nel tempo le differenze di epoche, di nazioni, di stili, di visioni. Basta guardare l’inestimabile patrimonio culturale di Roma per confermare ancora una volta che la ricchezza e il valore di un popolo si radica proprio nel saper articolare tutti questi livelli in una sana convivenza. I riduzionismi e tutti gli intenti uniformanti, lungi dal generare valore, condannano i nostri popoli a una crudele povertà: quella dell’esclusione. E lungi dall’apportare grandezza, ricchezza e bellezza, l’esclusione provoca viltà, ristrettezza e brutalità. Lungi dal dare nobiltà allo spirito, gli apporta meschinità.

Le radici dei nostri popoli, le radici dell’Europa si andarono consolidando nel corso della sua storia imparando a integrare in sintesi sempre nuove le culture più diverse e senza apparente legame tra loro. L’identità europea è, ed è sempre stata, un’identità dinamica e multiculturale.

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