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Marco 2,18-22

18 I discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da lui e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». 19 Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. 20 Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno. 21 Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. 22 E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».

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One Comment

  1. Mi piace oggi partire con un pensiero su questa meraviglia delle nozze! Anche perché le nozze non sono “un giorno”, ma è la festa perché “lo sposo è con loro” (ver.19)! Oggi ci viene chiesto quindi di guardare a tutta la nostra vita come ad una grande festa nuziale. E’ la sfida e la scommessa di una vita dove sempre celebriamo le nozze, qualunque sia la vicenda che attraversiamo. E vi comunico un pensiero che deduco da quello che oggi il Signore ci dice, e che però non è esplicitamente citato. Quindi, voi prendetelo con il solito “beneficio d’inventario”; mi sembra cioè che i nostri peccati siano una certa amara esperienza, di quando lo sposo ci viene tolto. Ma tutto è però avvolto e contenuto dalla sua appassionata fedeltà nuziale che ci viene a cercare e ci riporta alla comunione nuziale che noi abbiamo trascurata o negletta.
    Dunque, i discepoli, “finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare”. Nel loro digiuno i padri ebrei celebravano l’attesa di Lui. Così dunque è la condizione dei discepoli di Giovanni e dei discepoli dei farisei. Ma non è la nostra situazione, ormai invasa e riempita dalla presenza di Gesù. Quali sono allora i giorni nei quale “lo sposo sarà loro tolto: allora in quel giorno digiuneranno”? Il riferimento è certamente alla Passione del Signore e dunque al digiuno di quel giorno, pieno di significato liturgico. Resta un significato del digiuno come professione della nostra fragilità e del nostro assoluto bisogno dell’intervento divino. Cito questo, per sottolineare che siamo in una condizione e in un atteggiamento diametralmente opposto a quello del digiuno nella grande spiritualità dell’oriente. Mi permetto di citare questo, perché anche da noi, e non solo nei suoi significati religiosi, viene esaltato il digiuno come via di crescita, via di spiritualizzazione, via di distacco dai condizionamenti “materiali”. E’ allora un digiuno di “virtù”, e quindi di grandezza. E’ forse questa ipotesi che porta Gesù a dire che chi digiuna lo deve fare nel segreto, per non farsi ammirare e per non sembrare bravo! Potete trovare questo insegnamento in Matteo 6,16-18.
    I due esempi del rattoppo e degli otri nuovi (vers.21-22) sono per confermare e rafforzare l’annuncio di questa meravigliosa vita tutta nuziale, che non è una vita godereccia, ma è una splendida vita visitata e avvolta, e quindi sequestrata, da un amore senza fine. Una vita che esige severamente di essere sempre tutta “nuova”! Aiutiamoci affinchè per ciascuno sia sempre così, soprattutto nell’ora della prova e degli inevitabili passi di dolore della vita.
    Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

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