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Marco 16,14-20

14 Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. 15 E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. 16 Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. 17 Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, 18 prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». 19 Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
20 Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

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  1. Indubbiamente il rapporto del Risorto con gli Undici è piuttosto severo. Come è apparso già a Maria di Magdala e ai due in cammino verso la campagna, così ora appare a loro “mentre erano a tavola” (ver.14). Questa stessa circostanza della tavola sembra voler denunciare un’assenza e una povertà: sono a tavola, ma non con Lui e intorno a Lui. E’ interessante la motivazione del rimprovero: “per la loro incredulità e durezza di cuore” . Non sempre l’incredulità e la durezza di cuore meritano rimprovero: in Mc.9,24 il padre del ragazzo malato chiede a Gesù di soccorrere la sua incredulità; in Mc.10,5 Gesù giustifica il ripudio concesso da Mosè per il matrimonio, a causa della “durezza di cuore” di coloro che ancora non sono stati illuminati e gratificati dal Messia. Ora invece gli Undici vengono rimproverati per la loro incredulità e durezza di cuore, “perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto”. Dunque, il rimprovero è per chi ha ricevuto il dono della testimonianza di fede e l’ha respinta. E tale è stata la loro reazione nei confronti della Maddalena e dei due “contadini”. Il rimprovero è severo e importante perché non ammette che il testimone venga respinto per la povertà della sua vita o della sua condizione! Io arriverei a dire ancor di più: proprio la piccolezza del testimone dovrebbe ancor più commuovere e muovere chi la riceve, che riceve il dono di Dio dai piccoli, che sono i prediletti del Signore. Mi torna alla mente e al cuore la condizione umile della sua persona e della sua vita che la Madonna cita nel suo “Magnificat”, nella casa di Elisabetta che ha accolto e ha esultato per la testimonianza che Maria le ha portato.
    Mi colpisce poi che Gesù, inviandoli a proclamare il Vangelo a ogni creatura – o anche “a tutta la creazione”, come è traducibile questa espressione del ver.15 – di per sé non dice che saranno loro Undici ad essere accompagnati dai “segni” della fede, ma piuttosto, più semplicemente, “quelli che credono”, e cioè quelli che crederanno agli Undici che proclameranno loro il Vangelo. Poi, credo sia possibile e legittimo pensare che anche loro porteranno tutti i “segni” citati ai vers.17-18! Resta tuttavia affacciato anche per loro il giudizio severo inflitto a “chi non crederà” (ver.16). Un vicenda che gli Undici conoscono! In ogni modo, tutto bene, perché il Signore è buono! E Lui stesso confermava e sosteneva la loro predicazione fatta arrivare “dappertutto”: “Egli agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano”. Gesù è stato elevato al cielo e siede alla destra di Dio, ma è sempre in comunione grande e potente con la sua Chiesa. Una Chiesa povera e dei poveri: questa Chiesa che è il “sogno” dell’attuale Vescovo di Roma, e che anche noi conosciamo nella povertà della nostra fede e nella nostra commozione per come il Signore accompagni e sostenga con la sua infinita e paziente misericordia la nostra piccola esistenza.
    Oggi, a conclusione di questo cammino nel suo Vangelo, ringraziamo con gioiosa riconoscenza anche l’Evangelista Marco che ci ha preso per mano in questi mesi e ci ha donato la meraviglia del suo Vangelo.

  2. Oggi ci mettiamo anche noi a tavola con il Signore e ci prendiamo, con i discepoli di allora, una tiratina d’orecchie… Ma poi il Signore ci prende per mano e ci accompagna nel nostro cammino: “il Signore agiva insieme con loro”, leggiamo nell’ultimo versetto di Marco; e sicuramente agisce anche in noi. A noi è affidato ora il compito di proclamare il Vangelo, non importa se vicino o lontano, a tanti o a pochi. Più che un dovere, è un privilegio, un regalo del Signore risorto.

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