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Marco 10,23-27

23 Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». 24 I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! 25 È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». 26 Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». 27 Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».

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  1. Sono importanti quegli “sguardi” di Gesù, al ver.23 e al ver.27. Non è semplice rendere in italiano la loro proprietà e le differenze tra loro. Però il nostro testo rende con sufficiente efficacia l’orizzonte più generale del primo e la sottolineatura di un’elezione del secondo, per dire che quello che sembra essere la sorte di tutti viene mutato dal dono della fede. La fede è potente a dare un volto nuovo ad ogni realtà e condizione.
    Diversamente dalle versioni di Matteo 19 e Luca 18, Marco sembra voler estendere a tutti la difficoltà dei ricchi come il nostro triste amico, ad entrare nel regno di Dio. Infatti il ver.24 dice, e non solo per i ricchi, “quanto è difficile entrare nel regno di Dio!”. Il paragone del cammello e della cruna d’ago è ben noto e non mi sembra chieda spiegazioni!
    Di fronte a ciò, la duplice reazione dei discepoli: al ver.24 “erano sconcertati delle sue parole”; al ver.27 “ancora più stupiti dicevano tra loro: ”. Ma tutta la grande tradizione della fede ebraico-cristiana è intimamente legata a questo. La fede, infatti, è sempre la fede dei poveri, perché è fede della salvezza. La fede non è una dottrina ma è l’evento divino che salva e libera i piccoli e i poveri. Chiunque entri nel dono della fede, vi entra come piccolo e povero, perché altrimenti non ha bisogno di essere salvato! Molti sono i volti della “povertà”, che in ogni modo è sempre una condizione di bisogno, che solo il dono di Dio può visitare e sanare. Ognuno di noi che rifletta sul profondo dato della sua fede, verifica che appunto essa è stata ed è per lui evento di salvezza da una povertà che sarà economica, o morale, o fisica, o intellettuale, o psicologica … in ogni modo una povertà dalla quale il Signore lo ha liberata e lo libera. Anche del nostro amico troppo ricco e triste non sappiamo di quale ricchezza sia ricco, ma certamente sappiamo che la sua ricchezza è per lui una prigione invalicabile, come per i nostri padri ebrei era invalicabile la prigionia egiziana.
    Ma Gesù, quasi allusivamente “guardandoli in faccia”, disse: “impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio” (v. 27).
    Dio ti benedica e tu benedicimi. Tuo. Giovanni

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