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Luca 23,39-43

39 Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». 40 L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? 41 Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». 42 E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». 43 Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

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2 Comments

  1. Per tre volte, nei versetti che stiamo meditando, Luca parla dei “malfattori” che vanno a morire con Gesù. Il numero tre indica nei Vangeli ciò che è definitivo, completo: Gesù è definitivamente “annoverato” non tra persone buone, pie, religiose, ma tra malfattori ed empi e ne condivide la sorte. Nelle parole del cosiddetto “buon ladrone” troviamo una consapevolezza, una certezza, che gli altri – attorno alla croce – non hanno: “…Questi non ha fatto nulla di male”. Un “poveretto” riconosce nel condannato Gesù l’Innocente e vede l’ingiustizia degli uomini. L’epilogo è straordinario: l’uomo peccatore, che era stato cacciato dal Paradiso alle origini, ora con Gesù vi fa ritorno; poiché il Padre non vuole espellere dal suo regno, ma riempirlo! “Oggi sarai con me in paradiso”: non domani, non dopo un po’ di “purgatorio”, ma subito, nell’oggi di Dio.

  2. C’è una certa discrepanza al v. 39 tra l’insultava e la richiesta di salvezza, nella quale sembra che il chiedere a Gesù “Non sei tu il Cristo?” non abbia il carattere derisorio e negativo dei versetti precedenti sulle labbra dei capi e dei soldati, ma esprima piuttosto una angosciata ultima possibilità. Il rimprovero dell’altro ladrone definisce con profondità e precisione quello che sta accadendo: colui che è crocifisso con loro è in modo assoluto l’innocente, mentre loro due devono subire la condanna per quello che hanno commesso (v. 41). Ma questo accostamento ancora conferma in modo profondo l’evento di salvezza che si sta compiendo. Per questo, egli chiede al Signore di essere ricordato da lui (v. 42). Meravigliosa la risposta del Signore, una risposta che sembra in qualche modo superare molte tesi della teologia tradizionale, soprattutto per quel mirabile “Oggi”! Resta una coda, forse non del tutto legittima, che da anni mi porto nel cuore: come sarà possibile che Gesù e il cosiddetto “Buon Ladrone” si trovino in paradiso avendo lasciato il nostro povero amico in una croce senza risurrezione. Ma, come sempre, non fidatevi di me.
    Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni

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