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La politica: spazio nel quale la fede ha il suo luogo e tempo di comunicazione e azione nella “laicità”

La Pira, Moro, Dossetti

Caro don Giovanni, penso di non essere l’unico che le domanda il suo pensiero e il suo animo riguardo alla vicenda elettorale e ai suoi risultati.

Caro amico, lei non è l’unico, come forse è facile supporre. Tuttavia preferisco oggi sulla nostra rubrica domenicale astenermi da analisi e pensieri “elettorali” per esprimere piuttosto la mia preoccupazione ecclesiale. Certo, sono molto dispiaciuto e preoccupato. Ma questo non è dovuto in me per risultati che, magari meno gravi, potevano essere in qualche modo previsti. Quello che invece mi preoccupa e un po’ anche mi angoscia è la considerazione della coscienza cristiana. Forse qualcuno potrebbe dirmi: “Che cosa importa qui la coscienza cristiana?” Per me importa molto! Sono del tutto convinto che la nostra fede prevede ed esige l’interpretazione anche politica della nostra comunione con il Signore Gesù e tra tutti noi! La politica è lo spazio nel quale la nostra fede ha il suo luogo e il suo tempo di comunicazione e di azione nella “laicità”, e cioè in quell’orizzonte dove la vita cristiana si celebra e si incontra con la creazione e la storia anche fuori dallo spazio nel quale viviamo come cristiani. Il cristianesimo è una scommessa straordinaria e persino temeraria con l’“umano”! La politica è l’ambito nel quale il cristianesimo e il nostro essere cristiani viene provocato e provato su piani, pensieri, progetti e opere di semplice “umanità”! Questa è la doverosa “laicità” della fede, che non è “fuga dal mondo”, ma testimonianza, annuncio e progetto di un mondo nuovo! Viviamo tempi di “decadenza” della politica, e talvolta ho avuto l’impressione che l’unico a fare politica in ogni parte del mondo e in ogni condizione umana, fosse in questi anni Papa Francesco! Non entro nel dettaglio dei numeri, ma non posso ignorare l’ipotesi che non siano pochi quelli che oggi rischiano di “praticare” una fede che non corrisponde alla loro concreta e reale concezione della convivenza umana, della custodia del creato e delle grandi moltitudini dei poveri, e, come dice il Papa, degli “scartati”. La comunione con ogni uomo e donna della terra e la responsabilità dell’esistenza umana ad ogni livello è per noi cristiani responsabilità profonda. Sono nostri fratelli e sorelle i detenuti del Carcere, come lo sono uomini e donne di ogni altra terra, e cultura e fede religiosa, o non-fede! Qual è dunque oggi la situazione e l’azione della coscienza dei cristiani? Io non voglio vincere nessuna elezione e non voglio qualificare come “cristiana” nessuna ideologia politica. Ma non posso non domandarmi se e quale continuità e fecondità abbia nella vita comune a tutta l’umanità quello che celebriamo nella Liturgia e nella nostra preghiera personale. E sia ben chiaro: non voglio accusare nessuno di falsità e di ipocrisia. Ma come cristiano e come prete mi chiedo se e come ho annunciato e testimoniato il Vangelo di Gesù.

Buona Domenica a lei e ai cari lettori del Carlino. Giovanni di Sammartini e della Dozza.

Nota: Articolo pubblicato su “Il resto del Carlino – Bologna” di domenica 11 marzo 2018 nella rubrica “Cose di Questo mondo”.

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