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Isaia 63,7-14

7 Voglio ricordare i benefici del Signore, le glorie del Signore, quanto egli ha fatto per noi. Egli è grande in bontà per la casa d’Israele. Egli ci trattò secondo la sua misericordia, secondo la grandezza della sua grazia. 8 Disse: «Certo, essi sono il mio popolo, figli che non deluderanno», e fu per loro un salvatore 9 in tutte le loro tribolazioni. Non un inviato né un angelo, ma egli stesso li ha salvati; con amore e compassione li ha riscattati, li ha sollevati e portati su di sé, tutti i giorni del passato. 10 Ma essi si ribellarono e contristarono il suo santo spirito. Egli perciò divenne loro nemico e mosse loro guerra. 11 Allora si ricordarono dei giorni antichi, di Mosè suo servo. Dov’è colui che lo fece salire dal mare con il pastore del suo gregge? Dov’è colui che gli pose nell’intimo il suo santo spirito, 12 colui che fece camminare alla destra di Mosè il suo braccio glorioso, che divise le acque davanti a loro acquistandosi un nome eterno, 13 colui che li fece avanzare tra i flutti come un cavallo nella steppa? Non inciamparono, 14 come armento che scende per la valle: lo spirito del Signore li guidava al riposo. Così tu conducesti il tuo popolo, per acquistarti un nome glorioso.

Commenti registrati questa mattina, martedì 24-03-2020, nella condivisione c/o le nostre parrocchie:

Omelia dialogata alla Dozza (file mp3)
Messa quotidiana trasmessa in  diretta sul canale youtube delle Famiglie della Visitazione: https://youtu.be/w_Rez3brPuM

Omelia dialogata a Sammartini: (file mp3)

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One Comment

  1. COMMENTO delle Famiglie della Visitazione:
    Francesco. Il verbo ricordare in questo testo è molto importante. Innanzitutto è il profeta che vuole ricordare le opere del Signore (ver. 7). L’oggetto prevalente del suo ricordo è la bontà di Dio: “egli è grande in bontà per la casa d’Israele”. Farei notare i due termini che descrivono la sua bontà: misericordia e grazia. Il primo indica le “viscere”, addirittura l’aspetto “uterino” del carattere di Dio, un Dio che è soprattutto “madre” per il suo popolo. Il secondo, qui tradotto “grazia”, è quello più tipico per descrivere la misericordia di Dio: per esempio lo troviamo nel Salmo 135 (136), ripetuto nella seconda metà di ogni versetto, “perché eterna è la sua misericordia”.
    Giovanni. Vorrei evidenziare un momento il valore altissimo del termine ricordo per la fede, la Sapienza e la cultura del mondo ebraico, perché per noi il ricordo, per quanto possa essere attento e appassionato, è in qualche modo sempre una riproduzione del tempo e quindi è qualche cosa di meno perfetto dell’avvenimento. Invece, per la fede e la Sapienza il ricordare non è assolutamente il cercare di andare a recuperare qualche cosa che per motivi di tempo e non solo di tempo si è allontanato e quindi si è attenuato, ma è la potenza dell’ avvenimento che si riproduce in maniera perfetta e addirittura eventualmente con una crescita di potenza, perché tutte le volte che io ricordo un avvenimento o una persona è come se questi si rendessero presenti con una forza particolare, con una crescita della potenza di attualità, di rinnovamento delle cose del passato.
    Francesco. Mi sembra molto bello, in questo tempo che ci sta preparando alla celebrazione della Pasqua, alla settimana santa, vedere che il contenuto di questo ricordo è la storia dell’Esodo, dell’uscita dall’Egitto, del passaggio attraverso le acque del Mar Rosso, della guida da parte di Mosè del popolo nel deserto ed è anche molto bella l’espressione che dice che chi li guidava era lo Spirito di Dio: “Lo spirito del Signore li guidava al riposo; così tu conducesti il tuo popolo per acquistarti un nome glorioso” (ver. 14). La Pasqua d’Israele rimane un modello, il tipo che si riproduce tante volte nella storia delle persone e dei popoli fino ai giorni nostri; quindi anche quello che faremo nella settimana Santa sarà non una semplice memoria mentale ma un richiamare quelle azioni di Dio per il suo popolo perché anche oggi continui a esercitare la sua misericordia per noi e per tutti.
    Dio ti benedica e tu benedici noi. Giovanni e Francesco

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