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Isaia 5,8-23

8 Guai a voi, che aggiungete casa a casa e unite campo a campo, finché non vi sia più spazio, e così restate soli ad abitare nella terra. 9 Ha giurato ai miei orecchi il Signore degli eserciti: «Certo, molti palazzi diventeranno una desolazione, grandi e belli saranno senza abitanti». 10 Poiché dieci iugeri di vigna produrranno solo un bat e un homer di seme produrrà un’efa. 11 Guai a coloro che si alzano presto al mattino e vanno in cerca di bevande inebrianti e si attardano alla sera. Il vino li infiamma. 12 Ci sono cetre e arpe, tamburelli e flauti e vino per i loro banchetti; ma non badano all’azione del Signore, non vedono l’opera delle sue mani. 13 Perciò il mio popolo sarà deportato senza che neppure lo sospetti. I suoi grandi periranno di fame, il suo popolo sarà arso dalla sete. 14 Pertanto gli inferi dilatano le loro fauci, spalancano senza misura la loro bocca. Vi precipitano dentro la nobiltà e il popolo, il tripudio e la gioia della città. 15 L’uomo sarà piegato, il mortale sarà abbassato, gli occhi dei superbi si abbasseranno. 16 Sarà esaltato il Signore degli eserciti nel giudizio e il Dio santo si mostrerà santo nella giustizia. 17 Allora vi pascoleranno gli agnelli come nei loro prati, sulle rovine brucheranno i grassi capretti. 18 Guai a coloro che si tirano addosso il castigo con corde da tori e il peccato con funi da carro, 19 che dicono: «Faccia presto, acceleri pure l’opera sua, perché la vediamo; si facciano più vicini e si compiano i progetti del Santo d’Israele, perché li conosciamo». 20 Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro. 21 Guai a coloro che si credono sapienti e si reputano intelligenti. 22 Guai a coloro che sono gagliardi nel bere vino, valorosi nel mescere bevande inebrianti, 23 a coloro che assolvono per regali un colpevole e privano del suo diritto l’innocente.

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2 Comments

  1. I “mali” denunciati dal profeta sono attualissimi: accaparrare beni e risorse, privandone di conseguenza gli altri; dedicare la vita a “inebriarsi” nelle molteplici forme possibili… L’aspetto più doloroso è “non badare all’azione del Signore, non vedere l’opera delle sue mani”: c’è un agire del Signore che non si arresta mai, la sua opera creatrice è in continuo compimento! Anche Gesù ce lo ha insegnato. – Dopo il disastro annunciato, “gli occhi dei superbi si abbasseranno. Sarà esaltato il Signore degli eserciti nel giudizio e il Dio santo si mostrerà santo nella giustizia”: ma è sempre una giustizia per la salvezza, come conferma la scena successiva, con gli agnelli che pascolano e i capretti che brucano. – Un ultimo “guai” per “coloro che chiamano bene il male e male il bene” per fare il proprio interesse (nei Vangeli è chiamato “peccato contro lo Spirito Santo”) e per “coloro che si credono sapienti e si reputano intelligenti”: come sappiamo, non è a sapienti e intelligenti che Dio ama manifestarsi.

  2. Dobbiamo sempre tener ben presente che l’evento centrale del rapporto tra Dio e l’umanità, in particolare tra Dio e il suo popolo, non è la possibilità da parte del popolo di meritare e ottenere la comunione con Dio attraverso la vita virtuosa, ma è quell’evento di salvezza che Dio vuole donare al suo popolo
    La “salvezza” è l’evento centrale della fede.
    E quindi non quello che l’uomo può meritare, ma quello che Dio può e vuole donare! Cioè, appunto, la salvezza!
    Ma la salvezza è l’esito positivo che solo Dio può concedere ad un’umanità che non la merita.
    La vita in Dio e con Dio è sempre salvezza, e cioè evento che noi possiamo solo ricevere! Non conquistare e meritare!
    Insisto su questo, perché la teologia cristiana si è spesso allontanata da questo ”cuore” della fede!
    Allora, anche nel nostro brano di oggi, la “disastrosa vicenda” del popolo di Dio è parte essenziale di quell’esito di salvezza che è pienezza della rivelazione e del dono del Signore. Consiglio di riascoltare il Salmo 135(136), dove tutta la creazione e tutta la storia sono descritte come opera della misericordia di Dio!
    Anche la “santità” dell’uomo e opera e dono di Dio!
    Per questo, dunque, la Parola di oggi è importantissima perché è la descrizione della nostra povera storia!
    E’ la mia povera storia!
    In questa storia povera e sciagurata Dio interviene e viene a salvarci!
    E i più sicuri di questo sono proprio quelli che noi chiamiamo “i santi”!
    E lo sono veramente! Lo sono perché con umiltà appassionata e appassionante accolgono il dono divino della loro salvezza!
    Non scandalizziamoci: la Parola di Dio parla oggi a noi, di noi!!
    Per questo mi sembra importante fare attenzione a quel termine “guai”, così minacciosamente presente nei vers.18-22! Non si potrà più vivere in questo modo!
    Allora: dovranno morire? Dovranno “fare Pasqua”! Dovranno cioè morire e risorgere!! Quando vado a confessarmi, vado a celebrare in me e per me quella “Pasqua” che per la prima volta ho conosciuta nel giorno del mio Battesimo, e che fino ad oggi, malgrado il mascalzone che sono, mi ha accompagnato!
    Vedete la bellezza della fede: il Signore viene a salvarci!
    Il “miracolo” che qui ho attribuito al Sacramento della Riconciliazione è la via maestra di ogni battezzato.
    Ma non è l’unica!
    Ho scoperto nel Vangelo che chi ama, è perdonato!
    Ma nel Vangelo mi stato rivelato che in ogni modo la volontà della salvezza per ognuno e per tutti è “il cuore” di Dio che la vuole a tutti donare!
    Le vie del Signore sono infinite.
    Guai a noi se ci permettiamo di “condannare” qualcuno!
    Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.
    P.S. Scusate la lungaggine!

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