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Isaia 25,1-5

1 Signore, tu sei il mio Dio; voglio esaltarti e lodare il tuo nome, perché hai eseguito progetti meravigliosi, concepiti da lungo tempo, fedeli e stabili. 2 Poiché hai trasformato la città in un mucchio di sassi, la cittadella fortificata in una rovina, la fortezza degli stranieri non è più una città, non si ricostruirà mai più. 3 Per questo ti glorifica un popolo forte, la città di nazioni possenti ti venera. 4 Perché tu sei sostegno al misero, sostegno al povero nella sua angoscia, riparo dalla tempesta, ombra contro il caldo; poiché lo sbuffo dei tiranni è come pioggia che rimbalza sul muro, 5 come arsura in terra arida il clamore degli stranieri. Tu mitighi l’arsura con l’ombra di una nube, l’inno dei tiranni si spegne.

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  1. L’animo del profeta si apre al ringraziamento e alla lode per l’opera grande di Dio. Anzi, per prima cosa c’è il riconoscimento, pieno di fede e di amore: “Signore, tu sei il mio Dio!”. Il profeta vede, verifica che Dio porta a compimento “progetti meravigliosi” e ci rivela un aspetto importante, il modo di fare di Dio: ha concepito quei progetti “da lungo tempo”, e sono progetti “stabili”, poiché Egli è fedele; non ci sono ripensamenti e rinunce da parte sua. – Non facili i versetti successivi: di quale città si parla? Quale il “popolo forte” che venera il Signore? Ma al v.4 ritroviamo il Signore come “sostegno al misero”, “sostegno al povero nella sua angoscia”: a questo punto è il nostro cuore a rasserenarsi e gioire, poiché il Signore si occupa di noi, suoi poveri, ha cura di noi, “riparo nella tempesta”, protezione e sostegno.

  2. La Parola di oggi il Signore ce la dona come preghiera che possiamo rivolgere a Lui, riconoscendoci del tutto partecipi e coinvolti.
    Per la fede dei padri ebrei, e in pienezza anche per noi figli della Nuova Alleanza nel sangue e nella salvezza universale che Gesù dona a tutta la creazione e a tutta la storia il cuore, l’apice e il fine di tutta l’opera di Dio è la salvezza!
    Già molte volte siamo tornati su questa affermazione centrale e fondamentale della nostra fede, ma dobbiamo essere anche consapevoli che per molti secoli le chiese cristiane hanno aderito fortemente al pensiero classico, alla filosofia greca, piuttosto che alla Bibbia.
    Ancora in anni recenti chi intraprendeva studi di teologia doveva incominciare con un cammino di ripasso e di conferma del pensiero classico del nostro mondo occidentale: senza Platone e Aristotele non si arrivava  a Gesù! Io stesso, essendomi laureato in filosofia all’Università Cattolica di Milano, tuttavia per entrare nella teologia della Chiesa dovetti per un intero anno scolastico “ripassare” la filosofia classica studiata alla Cattolica.
    Oggi non so cosa fanno le povere matricole di teologia dei seminari, ma spero che piuttosto leggano e studino un po’ di testi conciliari.
    In ogni modo, la Parola che oggi il Signore ci regala è molto preziosa per entrare – o  confermare! – la fonte assolutamente necessaria e preziosa per entrare in contatto con Gesù che è pienezza e compimento di tutto quello che nella profezia e nella loro storia  i nostri fratelli e padri ebrei hanno ricevuto in dono dal Signore! Scusate per questa “lungaggine” che sarà inutile per tutti voi!
    Dunque, innanzi tutto abbiamo sottolineato la forma di “preghiera”, che caratterizza il nostro brano. E’ una preghiera di ringraziamento che, a nome di tutti noi, Isaia rivolge al Signore!
    Lo ringraziamo e lo lodiamo per i “progetti meravigliosi” (ver.1) che Egli ha eseguito, progetti “concepiti da lungo tempo, fedeli e stabili”!
    Tutta la parte del Libro della Bibbia che noi chiamiamo “Antico Testamento” è profezia di Gesù e della nuova creazione e della nuova storia che Egli ha donato a tutti e a tutto con la sua Pasqua di amore e di salvezza!
    Il Vangelo di Gesù è giudizio di condanna e di morte per tutto quello che nasce dalla ferita dell’umanità prigioniera del male e della morte.
    Il ver.2 vuole essere memoria e conferma di questo giudizio divino contro tutta la violenza di potere e di morte che accompagna la vicenda umana appunto dominata dal male e dalla morte.
    Ma Dio vuole liberarci da tale male.
    Questa “liberazione” iniziata da Dio nell’elezione e nella guida dei nostri padri ebrei, il Popolo della Prima Alleanza, ha la sua pienezza e il suo compimento nella Persona e nell’Opera di salvezza di Gesù, il Figlio di Dio, il Salvatore di tutti e di tutto dal male e dalla morte!
    La storia di Israele è tutta preparazione e profezia della Persona e dell’Opera di Gesù Cristo!
    Il ver.3 è conferma di questo! Noi siamo tutti dei “salvati” da quello che Gesù ha compiuto liberandoci con la sua Croce d’Amore dal Male e dalla  Morte.
    Con il nostro Battesimo noi siamo morti come figli di Adamo e siamo risorti come figli di Dio. Siamo per questo chiamati e mandati a testimoniare e ad annunziare il “Vangelo”, che è la Buona Notizia della salvezza nostra e di tutta l’umanità!
    I vers.4-5 sono il meraviglioso annuncio profetico della salvezza donata da Gesù, che non si compie né con i carri armati, nè con la minaccia dell’inferno, ma celebrando nella nostra umile vita e persona l’obbedienza di Gesù al Padre che gli chiede l’offerta della sua vita per la salvezza di tutti e di tutto!
    Scusa la lungaggine.
    Dio ti benedica. E tu benedici noi. Giovanni e Francesco.

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