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Isaia 17,12-18,7

12 Ah, il tumulto di popoli immensi, tumultuanti come il tumulto dei mari, fragore di nazioni come lo scroscio di acque che scorrono veementi! 13 Le nazioni fanno fragore come il fragore di molte acque, ma egli le minaccia, esse fuggono lontano; come pula sono disperse sui monti dal vento e come vortice di polvere dinanzi al turbine. 14 Alla sera, ecco, era tutto uno spavento, prima del mattino, già non è più. Questo è il destino di chi ci depredava e la sorte di chi ci saccheggiava.
1 Ah! Terra dagli insetti ronzanti, che ti trovi oltre i fiumi dell’Etiopia, 2 che mandi ambasciatori per mare, in barche di papiro sulle acque: «Andate, messaggeri veloci, verso un popolo alto e abbronzato, verso un popolo temuto ora e sempre, un popolo potente e vittorioso, la cui terra è solcata da fiumi». 3 O voi tutti abitanti del mondo, che dimorate sulla terra, appena si alzerà un segnale sui monti, guardatelo! Appena squillerà la tromba, ascoltatela! 4 Poiché questo mi ha detto il Signore: «Io osserverò tranquillo dalla mia dimora, come il calore sereno alla luce del sole, come una nube di rugiada al calore della mietitura». 5 Poiché prima della raccolta, quando la fioritura è finita e il fiore è diventato un grappolo maturo, egli taglierà i tralci con roncole, strapperà e getterà via i pampini. 6 Saranno abbandonati tutti insieme agli avvoltoi dei monti e alle bestie della terra; su di essi gli avvoltoi passeranno l’estate, su di essi tutte le bestie della terra passeranno l’inverno. 7 In quel tempo saranno portate offerte al Signore degli eserciti da un popolo alto e abbronzato, da un popolo temuto ora e sempre, da un popolo potente e vittorioso, la cui terra è solcata da fiumi; saranno portate nel luogo dove è invocato il nome del Signore degli eserciti, sul monte Sion.

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  1. L’oracolo su Damasco del cap.17 annuncia la devastazione sia della Siria (dove la distruzione è tuttora in corso!) sia di Israele. Per fortuna un discepolo o un lettore ha aggiunto successivamente i versetti 7-8 che contengono la buona notizia: “Si volgerà l’uomo al suo creatore e i suoi occhi guarderanno al Santo di Israele”. Saranno distrutti gli idoli, opera delle mani dell’uomo, di cui si è sperimentata la vanità, l’inefficacia. Forse lo abbiamo sperimentato anche noi, con i nostri idoli. – Anche nel cap.18 – un oracolo che riguarda l’Etiopia, l’attuale Nubia – troviamo la positiva aggiunta di un discepolo: “In quel tempo saranno portate offerte al Signore degli eserciti da un popolo alto e abbronzato, da un popolo temuto ora e sempre…, saranno portate nel luogo dove è invocato il nome del Signore degli eserciti, sul monte Sion”. Tutti gli abitanti del mondo volgeranno lo sguardo al “segnale” eretto dal Signore e si convertiranno a lui. Intanto, il Signore non è assente: osserva le vicende umane “come il calore sereno alla luce del sole, come una nube di rugiada al calore della mietitura”(v.4). Crediamo fermamente che il Signore sia presente e operante, mentre gli eventi umani fanno il loro corso.

  2. Intanto, si parla di terre e popoli a noi tristemente noti per la storia dei nostri tempi: la Siria con la sua guerra civile e i suoi profughi, l’Etiopia, che allora comprendeva anche l’Eritrea, con ancora tanti profughi che alla ricerca di libertà arrivano fino a noi.
    Di Damasco e della Siria (“gli Aramei”) Isaia dice che “toccherà la stessa sorte della gloria dei figli di Israele” (17,3), profezia ricca di speranza, perché sappiamo che la sorte dei figli di Israele è di passare dalle sofferenze alla gloria.
    Al vers. 7 dello stesso cap. 17 la visione si allarga dal Damasco e da Israele a tutta l’umanità: “In quel giorno si volgerà l’uomo al suo creatore e i suoi occhi guarderanno al Santo d’Israele”. Dal particolare di alcuni popoli si va all’universale chiamata alla salvezza, che è vista come passaggio dall’idolatria di se stessi e delle proprie opere alla visione dell’unico vero Dio: “Non si volgerà agli altari, lavoro delle sue mani; non guarderà ciò che fecero le sue dita, i pali sacri e gli altari per l’incenso” (17,8).
    “Le nazioni fanno fragore come il fragore di molte acque” (17,13) e fanno paura, perché sono “un popolo alto e abbronzato, … un popolo temuto ora e sempre, un popolo potente e vittorioso, la cui terra è solcata da fiumi” (18,2 e 8), ma è bello che, secondo i Settanta, questo popolo non è potente e vittorioso, ma “aspetta aspetta”, mostrando così di non essere soddisfatto e sicuro di sé, ma in misteriosa attesa del “Desiderato delle Genti” che deve venire.
    Giovanni non scrive perché è indisposto, ma vi saluta tutti con molto affetto. Francesco

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