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Isaia 13,1-18

1 Oracolo su Babilonia, ricevuto in visione da Isaia, figlio di Amoz. 2 Su un monte brullo issate un segnale, alzate per loro un grido; fate cenni con la mano perché varchino le porte dei nobili. 3 Io ho dato un ordine ai miei consacrati; ho chiamato anche i miei prodi a strumento del mio sdegno, entusiasti della mia grandezza. 4 Frastuono di folla sui monti, simile a quello di un popolo immenso. Frastuono fragoroso di regni, di nazioni radunate. Il Signore degli eserciti passa in rassegna un esercito di guerra. 5 Vengono da una terra lontana, dall’estremo orizzonte, il Signore e le armi della sua collera, per devastare tutta la terra. 6 Urlate, perché è vicino il giorno del Signore; esso viene come una devastazione da parte dell’Onnipotente. 7 Perciò tutte le mani sono fiacche, ogni cuore d’uomo viene meno. 8 Sono costernati. Spasimi e dolori li prendono, si contorcono come una partoriente. Ognuno osserva sgomento il suo vicino: i loro volti sono volti di fiamma. 9 Ecco, il giorno del Signore arriva implacabile, con sdegno, ira e furore, per fare della terra un deserto, per sterminarne i peccatori. 10 Poiché le stelle del cielo e le loro costellazioni non daranno più la loro luce; il sole si oscurerà al suo sorgere e la luna non diffonderà la sua luce. 11 Io punirò nel mondo la malvagità e negli empi la loro iniquità. Farò cessare la superbia dei protervi e umilierò l’orgoglio dei tiranni. 12 Renderò l’uomo più raro dell’oro fino e i mortali più rari dell’oro di Ofir. 13 Allora farò tremare i cieli e la terra si scuoterà dalle fondamenta per lo sdegno del Signore degli eserciti, nel giorno della sua ira ardente. 14 Allora avverrà come a una gazzella impaurita e come a un gregge che nessuno raduna: ognuno si dirigerà verso il suo popolo, ognuno correrà verso la sua terra. 15 Quanti saranno trovati, saranno trafitti, quanti saranno presi, periranno di spada. 16 I loro piccoli saranno sfracellati davanti ai loro occhi; saranno saccheggiate le loro case, violentate le loro mogli. 17 Ecco, io suscito contro di loro i Medi, che non pensano all’argento né si curano dell’oro. 18 Con i loro archi abbatteranno i giovani, non avranno pietà del frutto del ventre, i loro occhi non avranno pietà dei bambini.

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2 Comments

  1. Quella di oggi è una Parola violentemente apocalittica, dove il giudizio divino è contro una grandezza mondana che si auto-divinizza!
    Di questo è immagine espressiva “Babilonia” (ver.1) che in tale nome sembra voler indicare e raccogliere tutte le potenze mondane.
    E’ più problematico individuare, al ver.3, “i consacrati” del Signore che sono “strumento del suo sdegno, entusiasti” per la grandezza di Dio!
    Se si custodisce al ver.5 lo stesso soggetto, questi “consacrati” “vengono da una terra lontana, dall’estremo orizzonte, sono il Signore e le armi della sua collera, per “devastare tutta la terra”, e dunque sembra non si parli di distanze geografiche, ma appunto come di potenze del servizio divino, strumento di potenza di “devastazione da parte dell’Onnipotente” (ver.6)!
    Si tratta dunque del “giorno del Signore che arriva implacabile … per fare della terra un deserto, per sterminare i peccatori” (ver.9).
    Certamente noi oggi possiamo e dobbiamo ascoltare queste parole come profezia del Cristo Signore che abbatterà tutta questa inimicizia che schiavizza la creazione e la storia con la potenza del suo sacrificio d’amore sulla Croce.
    Ma proprio per questo dobbiamo ricevere queste Parole del profeta Isaia come descrizione consapevole del mistero di male che solo Gesù, il Figlio di Dio, può vincere e abbattere con la sua Pasqua!
    Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

  2. “Oracolo su Babilonia”: dunque, il Signore si occupa non solo di Israele ma anche degli altri popoli, gli stanno a cuore, ne vive la storia. Ma non è questo un oracolo di minaccia e di punizione? Mi pare che risponda perfettamente all’interrogativo il v.11: “Io punirò nel mondo la malvagità e negli empi la loro iniquità. Farò cessare la superbia dei protervi e umilierò l’orgoglio dei tiranni”. E’ la malvagità umana che il Signore combatte, la cattiveria di cui è impastato il mondo. La superbia e l’orgoglio dei potenti è indicato come l’apice di questa iniquità. C’è voluto l’intervento di Gesù, l’agnello di Dio, perché il peccato del mondo fosse radicalmente sconfitto. A Gesù ci riportano anche quel segnale, quel vessillo issato, quel grido e la mano protesa del v.2. In questa lotta del Signore contro il male Egli ha bisogno – si conferma al v.3 – di collaboratori. E possiamo considerarci anche noi tra quei “consacrati” che sono, nel modo che lui sa, strumento nelle sue mani. Se gli uomini erano ridotti “come un gregge che nessuno raduna”, il pastore Gesù li ha radunati e li riporta all’unità.

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