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Giovanni 7,44-52

44 Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. 45 Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». 46 Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». 47 Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? 48 Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? 49 Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». 50 Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: 51 «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». 52 Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!».

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  1. Come ormai abbiamo profondamente verificato, per il Vangelo secondo Giovanni la potenza divina di Gesù è assoluta e non conosce flessioni: la sua stessa passione sarà rivelazione e compimento della sua divinità nella sua umana realtà. Il piccolo episodio che ci viene annunciato oggi ai vers.44-48 ne è preziosa e quasi ironica conferma: l’umana inermità di Gesù è di fatto avvolta dalla sua misteriosa potenza. Tale potenza è oggi esplicitata come potenza della sua Parola: “Mai un uomo ha parlato così!”(ver.46). Così peraltro si precisa che la potenza divina di Gesù è radicalmente diversa dalle potenze del mondo. Di fatto, c’erano quelli che “volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui”(ver.44): siano o non siano quelle stesse “guardie che “tornarono dai capi dei sacerdoti e dai farisei” e che al ver.32 erano state mandate per arrestare il Signore, di fatto la misteriosa potenza di Gesù, tutta espressa dal suo semplice parlare impedisce il tentativo di toglierlo di mezzo. In realtà la debolezza è quella che non tanto le guardie quanto i capi e i farisei mostrano con evidenza: sono proprio loro quella “gente che non conosce la Legge” e che dunque “è maledetta”(ver.49). Sarà sempre crescente l’evidente fragilità dei poteri religiosi e politici di fronte al Signore Gesù.
    Ritorna oggi tra noi la bella persona di Nicodemo, che abbiamo incontrato in Gv.3,1-21 e che incontreremo ancora, sotto la Croce, in Gv.19,38-42, con la sua quantità spropositata di “una mistura di mirra e di aloe”. Forse vale la pena di fermarsi oggi qualche momento con questo interessante “giusto” di Israele, così sapientemente e coraggiosamente anticonformista rispetto al suo mondo, e che oggi riscatta il valore divino della sapienza ebraica. Anche lui viene liquidato con l’argomento che in Gv.1,43-51, ma con ben
    diverso atteggiamento interiore ed esteriore, era sulle labbra di Natanaele.
    Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

  2. Come avrà vissuto Gesù queste fasi drammatiche, indicate con sobria insistenza dal cap. 6 di Giovanni? Oggi vogliono arrestarlo e mandano un drappello di guardie a compiere l’operazione. Ma ecco che, mentre nei versetti precedenti sembrava che nessuno cogliesse l’assoluta novità di Gesù e del suo messaggio, ora vediamo che qualcuno la coglie: le guardie rispondono ai capi che “mai un uomo ha parlato così”. Con stupore notiamo che chi conosce la Legge e pratica le Scritture non riesce a leggere la realtà che ha sotto gli occhi. Dicono che Gesù è un ingannatore, ma in verità essi temono che il loro sistema di potere venga incrinato. Neanche la loro conoscenza dei testi sacri è perfetta: ignorano che almeno un profeta è sorto in Galilea, il profeta Giona (di cui si parla, mi pare, nel secondo libro dei Re).

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