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Giovanni 3,9-15

9 Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». 10 Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro d’Israele e non conosci queste cose? 11 In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. 12 Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? 13 Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. 14 E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, 15 perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.

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  1. Un “maestro d’Israele”(ver.10) dovrebbe conoscere come possa accadere l’evento dell’elezione divina e della salvezza, per come nella storia di Israele è dominante il piegarsi della misericordia di Dio sul suo popolo. Quello che ora Gesù annuncia e compie è la pienezza di quello che la storia e la profezia di Israele hanno sempre conosciuto e vissuto.
    Gesù, e con Lui i suoi discepoli, che forse sono con Lui quel “noi” che Egli introduce al ver.11, parlano e testimoniano il compiersi in pienezza di quello che Israele ha atteso e ha vissuto nella profezia della sua storia. Il dramma di una parte di Israele è il suo non accogliere la testimonianza che riceve da Gesù e dalla comunità messianica che Egli ha raccolto intorno a Sé.
    I vers.12-15 introducono il tema di assoluta importanza del “doppio senso” degli eventi salvifici, per i quali “le cose della terra” sono il linguaggio e la visibilità delle “cose del cielo”. Vediamo di spiegarci un po’ meglio! Per questo ci viene in aiuto Gesù parlandoci del suo innalzamento-abbassamento: nessuno può rivelare e testimoniare il mistero di Dio, perché nessuno è mai “salito al cielo”! Per quanto l’umanità possa salire per le vie del suo spirito, come già vedevamo, è carne e carne rimane. L’unico che può rivelare “le cose del cielo” è Colui che è disceso dal cielo, e cioè Lui stesso, Gesù. E’ dunque solo Gesù a poter rivelare il mistero profondo di Dio, e lo farà in pienezza quando Lui, il Figlio dell’uomo, sarà “innalzato”. Ma il riferimento al serpente che Mosè innalzò nel deserto (Numeri 21) è per affermare che la Croce, supremo abbassamento di Dio fino alla morte del Figlio sarà l’evento della suprema glorificazione di Dio, quando cioè sarà finalmente annunciata all’umanità la divina potenza dell’amore di Dio per la salvezza del mondo. Allora il supremo “abbassamento” di Dio fino alla morte di Gesù sarà il suo supremo “innalzamento”, cioè la rivelazione e quindi la glorificazione del suo mistero d’Amore.
    Lasciatemi un momento “protestare”. Protesto per come la dottrina e la prassi di molto cristianesimo abbiano offuscato tale mistero, e la salvezza dell’uomo sia spesso “ridotta” alla sua capacita-volontà di … “salvarsi”! Invece, tutta la vita umana è raccolta ai piedi della Croce del Signore, che salva l’intera umanità da ogni male e porta con Sé l’intera umanità, salvata dal suo sacrificio d’amore.
    Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

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