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Giovanni 19,28-30

28 Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». 29 Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. 30 Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

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One Comment

  1. COMMENTO
    Raccogliamo qui sia il testo di Gv.19,25-27,  sia i vers.28-30.
    Insieme ad altre donne, tra cui Maria Maddalena (Maria di Magdala), incontriamo oggi presso la croce di Gesù anche Maria la sua mamma! Di lei non ci parlano i testi paralleli degli altri evangelisti.
    Questo ci porta a pensare alla considerazione privilegiata in cui è tenuto il quarto Evangelista, citato al ver.26 come il discepolo prediletto dal Signore: “il discepolo che egli amava”!
    Il che evidentemente non vuol dire che Gesù non amava gli altri, ma è caratteristica dell’antica lingua greca designare la predilezione con il verbo che la caratterizza citando il verbo dell’amore: Giovanni è “il discepolo che egli (Gesù!) amava”. Possiamo pensare che proprio per questa predilezione Gesù voglia “donare” a Giovanni questo segno preziosissimo dell’amore di sua Madre, dicendola e proclamandola Madre anche del discepolo amato!
    Proprio per questo è meraviglioso che la fede della Chiesa attribuisca tale maternità amante a tutti i cristiani di tutti i tempi! E quindi, io penso, a tutta l’umanità!
    Ed è meravigliosa la Parola che Gesù estende e chiede a sua Madre!
    Dopo aver detto al discepolo amato: “Ecco tuo figlio!”, dice al “discepolo amato” : “Ecco tua madre!”(vers.27-28).
    E’ affascinante che Gesù dica questo “vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava”. Sembra che Gesù, che sta per morire, in cero modo “si veda” in Giovanni.
    Ugualmente si vede come vede la madre accanto al discepolo.
    Ed ecco la preziosa, delicatissima frase conclusiva, non facile da rendersi nella lingua italiana! La nostra traduzione dice che da quell’ora “il discepolo l’accolse con sé”. Ma è inevitabile avvertire che si tratti di un’espressione inadeguata. Alla lettera direbbe che “il discepolo la prese (l’accolse”) nelle sue cose”, cioè nelle sue più preziose, più assolutamente sue cose!
    Tutti sappiamo che cosa significhi avere, o vivere, o custodire qualcosa, e addirittura una Persona, assolutamente preziosa e irrinunciabile!

    I versetti 28-30, per me divinamente meravigliosi, esprimono in un capolavoro ugualmente divino, la morte – non-morte – del Signore!
    “Dopo questo” a che cosa si riferisce? Forse ai versetti che qui sopra abbiamo poveramente considerato!
    Forse al Vangelo secondo Giovanni! Forse ai Vangeli! Forse a tutto il Nuovo Testamento! Forse a tutta la Storia della Salvezza! Forse a tutta la Bibbia! …..
    Quello che è certo è che in Gesù “tutto è compiuto” ver.28).
    Ma ancora Gesù deve dire una cosa: “Ho sete” !!
    Io preferisco rischiare, dicendo che Gesù ha sete di tutto e di tutti, e persino forse di me! Perché ci ama ardentemente tutti. Da un Salmo Gesù sapeva benissimo che gli avrebbero dato non acqua fresca ma aceto: “Quando avevo sete, mi hanno dato aceto” (Salmo 69,22)!!!
    Ma Lui ha sete persino di me che sono aceto acido!
    Infine, malgrado alcune sciagurate proposte di traduzione, noi leggiamo che il nostro amatissimo Gesù “consegnò lo spirito”! Non è una traduzione esaltante e trascinante come penso avrebbe preferito il Quarto Evangelista, ma almeno evita di proporre come hanno fatto alcuni traduttori, che “spirò”! Respiriamo bene
    Francesco e Giovanni.

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