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Giovanni 18,33-40

33 Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». 34 Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». 35 Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». 36 Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». 37 Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». 38 Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?». E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. 39 Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». 40 Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.

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  1. COMMENTO DI FRANCESCO E GIOVANNI
    Rientriamo anche noi nel pretorio con Pilato e con la sua domanda a Gesù: “Sei tu il re dei Giudei?”
    Gesù risponde con un’altra domanda per chiedergli se qualcuno gli ha parlato di Lui.
    Ma Pilato ribatte che i giudei e i capi dei sacerdoti sono i suoi accusatori, e sono coloro che glielo lo hanno consegnato.
    E dunque ora lo interroga: “Che cosa hai fatto?” (ver.35).
    La risposta di Gesù, forse anche per chiarire la sua vicenda, afferma la sua appartenenza ad un regno “che non è di questo mondo”!!
    Altrimenti i suoi servitori avrebbero combattuto per impedire la sua consegna ai Giudei!
    E afferma: “Ma il mio regno non è di quaggiù” (ver.36).
    E siccome tale suo regno non è di questo mondo, per questo non ci sono suoi soldati e non c’è opposizione neppure al suo arresto!
    La sua risposta provoca una nuova domanda di Pilato, che mi sembra ora esprimere un’attenzione più profonda verso il Signore stesso, la sua Parola e la salvezza e forse un interrogativo nell’animo stesso del governatore: “Dunque, tu sei re?”. Gesù risponde affermativamente alla domanda, ma proclama la novità assoluta di questa sua regalità!
    Essa ha come sua ragione e come suo fine di essere “testimonianza alla verità”!!
    E aggiunge: “Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce”.
    E’ Pilato stesso ad aiutarci ad entrare nel mistero di tale affermazione!
    Egli dice: “Che cos’è la verità?”. Infatti la verità che il Signore testimonia e dona, non è semplicemente una “non bugia”, ma è la rivelazione che solo Dio può dare e può donare!
    La Verità – lo scrivo con la maiuscola – è il Signore stesso, la sua Parola e la Salvezza che con il suo sacrificio d’amore Egli dona a tutta la creazione e a tutta la storia.
    Non la si può conquistare e meritare!
    La si può solo ricevere come suprema grazia!
    Non abbiamo timore ad unirci alla domanda di Pilato – “che cos’è la verità?” (ver.38)—e anzi siamo sempre più convinti che la nostra richiesta al Signore non finisce mai, perché il suo dono è sempre nuovo!
    Anche Pilato sembra visitato dalla speranza di questo dono, e il vers.38-40 sono memoria di un atteggiamento del governatore come disposto ad un movimento interiore.
    Ma la folla giudaica lo respinge.
    Verso questi Giudei non nutro avversione, ma compassione!
    Nel mio cuore spero che il loro essere strumenti della morte del Salvatore non li escluda dalla divina potenza dell’amore del Figlio di Dio!
    Dio ti benedica! Abbi pazienza dei nostri limiti e prega per noi!
    Giovanni e Francesco.

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