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Giovanni 18,28-32

28 Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. 29 Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». 30 Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». 31 Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». 32 Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.

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One Comment

  1. Se stiamo attenti anche a piccoli particolari apparentemente non di rilievo, possiamo cogliere elementi preziosi della narrazione evangelica e, come in questo brano, presenti solo nella memoria del Quarto Vangelo.
    Il trasferimento di Gesù dalla casa di Caifa al pretorio (ver.28) inaugura la grande “consegna” della salvezza messianica alle genti, qui presenti attraverso il dominio imperiale di Roma, da parte del Popolo della Prima Alleanza. Le intenzioni non sono certo queste, ma il disegno di Dio si compie al di là delle intenzioni e della volontà delle persone. Allo stesso modo, è molto interessante e importante il fatto che essi, i Giudei, “non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua”. Ma Gesù vi viene portato. E’ Lui che “si contamina” per la salvezza di tutti i popoli. Da questo giorno la Pasqua da mangiare non è più l’antico agnello, ma il nuovo, Gesù stesso!
    Nella stessa direzione, Pilato rappresenta un certa “resistenza” delle genti ad accogliere Gesù, una certa estraneità. Pilato tenta di non ricevere una situazione che sembra non riguardare la sua posizione e il suo compito. Ma ormai il mistero messianico non può rimanere chiuso nella gloriosa profezia di Israele, e nella Legge: “Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge”. Nel piano divino Israele deve portare a compimento la sua missione universale consegnando il Messia a tutto il mondo.
    Come vedremo più chiaramente in seguito, se Gesù fosse stato condannato secondo la Legge mosaica, sarebbe stato lapidato come bestemmiatore. Ma noi abbiamo già incontrato l’annuncio della morte del Signore come la sua “elevazione”: Gv.3,14 e Gv.12,32. La Croce, strumento di morte della legislazione romana, è il crudele simbolo di questa “elevazione”. L’affermazione dei Giudei al ver.31 circa la proibizione per loro di eseguire condanne a morte fa forse parte di disposizioni date dal dominatore straniero. In tal modo, dice il ver.32, “si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire”. Al di là di tutto e di tutti, si deve compiere il disegno salvifico di Dio nella Persona del Signore Gesù.
    io ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

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