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Giovanni 13,1-11

1 Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. 2 Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, 3 Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, 4 si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. 5 Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. 6 Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». 7 Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». 8 Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». 9 Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». 10 Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». 11 Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».

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  1. “Prima della festa di Pasqua”(ver.1) Gesù ci regala il significato nuovo e profondo che la Pasqua dei padri ebrei viene ad assumere con Lui e in Lui. Così si rivelerà che l’antica liberazione dalla schiavitù dell’Egitto del male e della morte è profezia della liberazione dell’umanità dalla schiavitù del male e della morte! E si rivelerà che l’energia e la potenza di questa liberazione è l’Amore! L’amore di Dio per l’umanità! Amore che coinvolge l’intera vita – la vita stessa di Dio! – e che capovolge radicalmente il senso profondo della morte! La morte diventa infatti l’offerta e il dono della vita! In Gesù Dio è venuto nel mondo perché “i suoi erano nel mondo”, e viene per amarli: “li amò fino alla fine”. Dove questo “fino alla fine” ha anche un significato temporale ma ha soprattutto il compito di esprimere la misura senza fine dell’amore di Dio per noi!
    C’è una persona che è sempre molto presente, oltre a quelle del “discepolo amato” e di Pietro e poi degli altri: la persona di Giuda. D’ora in poi questa diventerà una presenza prepotente. E drammatica. Misteriosamente drammatica. E oggi ne abbiamo subito un segno enorme, perché scopriamo accanto a lui e in lui un’altra presenza. Durante la cena “il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo”(ver.2). Di tradire Lui, il Signore! Da molti anni seguo con timido spavento e, lo confesso, con un ansioso e penoso affetto, la persona di Giuda. Non sono arrivato a nessuna conclusione, ma vedo che non posso assolutamente non considerarlo: anche Gesù, e anche il quarto evangelista, al quale Giuda è particolarmente antipatico, quasi più che agli altri Evangelisti, non lo ignorano e continuano ad indicarlo. I vers.1 e 3 esaltando la scienza e la potenza di Gesù, le collegano strettamente con la sua diaconìa d’amore fino alla morte. In Dio amore e dono d’amore sono un’unica realtà. Come sarà confermato anche nel seguito, Gesù rivela l’azione divina come dono che Dio fa di sé. Quindi l’amore come grazia divina. Amore che si compie nell’umiliazione fino alla Croce e che ha nella lavanda dei piedi il suo grande annuncio e il suo espressivo sacramento. E’ un Dio assolutamente inaspettato, e in certo senso “scandaloso” quello che Gesù rivela in se stesso. Non deve quindi stupire la reazione di Pietro che non può pensare Dio se non in termini sacrali di grandezza e di onori ricevuti. Questo Dio-Servo è teologicamente inaccettabile.
    Ma se non accetta la grazia della diaconìa di Dio fino alla morte di Gesù, Pietro non potrà avere “parte” con Lui, cioè non potrà seguirlo e “celebrarlo” nella sua stessa vita. Ed è qui che, nella sua immediata, assoluta e impetuosa conversione, Pietro provoca una dilatazione del discorso che arriva a coinvolgere Giuda, quello che Gesù stesso anonimamente cita come “non-puro”. Mi chiedo quale significato possiamo dare a tale affermazione. In che senso Giuda non è “puro”? Sono portato a pensare che egli si trovi nella stessa condizione di pensiero e di animo in cui si trovava Pietro prima che Gesù lo ammonisse. Forse Giuda rifiuta questa “piccolezza” di Dio. E’ un’ipotesi che mi faccio oggi per la prima volta: voi come il solito non fidatevi. Forse si “tradisce” il Dio di Gesù, e quindi Gesù stesso, quando lo si “risacralizza” per enfatizzarne un’immagine di “grandezza” che non è la grandezza del Dio dell’Amore, che è il Padre buono di tutta l’umanità.
    Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

  2. Nella storia millennaria delle religioni non si era mai visto un Dio che serve. E anche noi oggi facciamo fatica ad accogliere questa realtà. Preferiamo pensare noi stessi come servi di un Dio grande e potente. Invece, ognuno di noi ce l’ha accanto come servo. Proprio come quel padrone che, tornato nel cuor della notte, disse ai servitori di mettersi a tavola e lui sarebbe passato a servirli. Inaudito. Per questo l’asciugatoio dovrebbe essere il distintivo del credente, come la croce. E l’atteggiamento del servizio perché gli altri stiano bene e si realizzino nel miglior modo possibile, può riassumere tutta la nostra vita di discepoli di Gesù.

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