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Giacomo 5,13-20

13 Chi tra voi è nel dolore, preghi; chi è nella gioia, canti inni di lode. 14 Chi è malato, chiami presso di sé i presbìteri della Chiesa ed essi preghino su di lui, ungendolo con olio nel nome del Signore. 15 E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo solleverà e, se ha commesso peccati, gli saranno perdonati. 16 Confessate perciò i vostri peccati gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri per essere guariti. Molto potente è la preghiera fervorosa del giusto. 17 Elia era un uomo come noi: pregò intensamente che non piovesse, e non piovve sulla terra per tre anni e sei mesi. 18 Poi pregò di nuovo e il cielo diede la pioggia e la terra produsse il suo frutto.
19 Fratelli miei, se uno di voi si allontana dalla verità e un altro ve lo riconduce, 20 costui sappia che chi riconduce un peccatore dalla sua via di errore lo salverà dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati.

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  1. La Parola di oggi mi comunica una grande e commossa gioia. Non sono solo! Non sono più solo! Il Signore ci è sempre vicino. E’ sempre con noi! Lo è per il dono che ci ha fatto: la preghiera! Il ver.13 lo dice in modo profondo: raccoglie tutta la mia vita nelle due grandi dimensioni del dolore e della gioia.
    E anche questo è molto importante! O dolore o gioia! Non l’indifferenza! Non la mediocrità dei sentimenti.
    Il dolore nella grande comunione con la Passione e la Croce del Signore! Tutta la Bibbia, dal principio alla fine, dice la parola della passione di Cristo! Egli è venuto a interpretare e a svelare ogni volto del dolore con la sua Passione d’Amore!
    La gioia della Risurrezione! Risurrezione dalla morte alla vita. Risurrezione dalla solitudine alla comunione d’amore! Risurrezione dal peccato alla misericordia! Risurrezione dalla paura alla pace! Risurrezione dalle tenebre alla luce! Risurrezione e gioia! Risurrezione da ogni solitudine!
    La nostra vita come infinita condivisione della gioia e del dolore!
    Non sono solo nella malattia, perché venite e pregate su di me, e mi ungete con l’olio della carità e dello Spirito, potente a sollevare da ogni male e a perdonare ogni peccato (vers.14-15)!
    Non siamo più soli nei nostri peccati perché possiamo confessarli gli uni agli altri per darci reciprocamente il perdono del Signore!
    Siamo gli uni per gli altri il segno e la presenza del Signore!
    Preghiera potente come la preghiera di Elia, e ormai come la preghiera stessa di Gesù!
    Potenza di tutti quelli che sempre mi riportano alla verità del Signore nelle continue vicende del mio allontanarmi dalla sua verità (ver.19).
    Grazie a voi, fratelli e sorelle che incessantemente mi salvate dalla morte, grazie al Signore che mi conduce a voi perché anche voi possiate sempre tornare e così possiamo stare sempre insieme a Lui e tra noi.
    La enorme potenza di misericordia che il Signore ci regala è capace di coprire la moltitudine dei miei peccati. E la moltitudine dei peccati di tutti.
    Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

  2. La lettera di Giacomo si conclude con bei suggerimenti per la prassi della comunità e dei singoli credenti. Ma il Signore, da parte sua, cosa fa? Vedo al v. 15 tre verbi che ci dicono l’azione di Dio: per prima cosa Egli “solleva”, verbo che significa anche “fa risorgere, fa alzare”; il Signore, potremmo dire, “ci tira su” quando noi siamo davvero giù fisicamente e psicologicamente. L’altro verbo che sintetizza tutta l’opera del Signore è “salva”: ci salva dal male e dalla morte, come tante volte diciamo. Infine, “perdona”: “Se (il malato) ha commesso peccati, gli saranno perdonati”. Il verbo perdonare è usato qui in forma impersonale: “gli sarà rimesso”, quasi che non ci sia nemmeno bisogno di un’azione di Dio. Dice in effetti un noto biblista che Dio non ha bisogno di perdonare… perché mai si offende! E suggerisce anche, quel biblista, di cambiare le parole di una preghiera poco consone al Vangelo di Gesù : “… perché peccando ho meritato i tuoi castighi e soprattutto ho offeso Te…”.

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