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“Evangelii Gaudium” – 4° Incontro: Fabrizio Mandreoli

Mandreoli07Club G. Dossetti
PARROCCHIE DELLA DOZZA, SANT’EGIDIO,
SAMMARTINI, CASELLE, RONCHI-BOLOGNINA

Di seguito diamo un breve resoconto e la registrazione audio del quarto ed ultimo incontro sul tema:
LASCIAMOCI PRENDERE DALLA “GIOIA DEL VANGELO”
4 INCONTRI SULLA “EVANGELII GAUDIUM” DI PAPA FRANCESCO
(Scarica foglietto illustrativo o vai all’articolo con il programma degli incontri)

Incontro di Domenica 6 aprile con don Fabrizio Mandreoli.
È stata trattata la quarta parte dell’esortazione “Evangelii Gaudium”,  i paragrafi dal 177-288:
– Chiesa e società.

Registrazione audio dell’incontro (file mp3)

Per scaricare il file mp3: cliccare con il destro sulla barra del riproduttore audio e scegliere “Salva audio come…”

Mandreoli05

Breve resoconto della relazione di don Fabrizio Mandreoli.  Dal n.176 alla fine (06-04-2014).

Appunti sulla teologia della Evangelii gaudium e di Papa Francesco.
Metodo di lettura.
Verità, storia, popolo: tre categorie della teologia di Bergoglio.

La verità.
La rivista Time dice che Papa Francesco non soltanto è un direttore di orchestra geniale, ma anche ha cambiato la musica. Questo implica da parte nostra un cambiamento adeguato.
La verità per lui non è assoluta, ma è relazionale, cioè sempre dentro un rapporto. Per F. il pensiero è “incompleto”. Questo porta alla necessità di uscire da sé, se no non si può conoscere la verità.
La verità cristiana non è un blocco indifferenziato. C’è una gerarchia delle verità. Non ci sono valori non negoziabili.
Kasper dice che, salvati alcuni valori, è possibile tradurre nella storia i vari valori. È possibile essere formalmente ortodossi, ma tradire la sostanza del vangelo.

La storia.
Vedere la realtà, altrimenti non si dà verità. Il discernimento, termine tipico gesuitico, nasce dalla necessità di calare la verità nella storia, nelle situazioni concrete.
La Chiesa del rischio: il rischio di toccare la realtà e di farlo oggi. “Dio va incontrato nell’oggi”.

Carattere pastorale della verità: è sempre destinata a qualcuno.
Una nuova inculturazione storica: è ancora il tema del rapporto tra verità e storia.
Tantissimi se ne vanno via dalla Chiesa: dobbiamo avere il coraggio di entrare nella loro notte e decifrarla. Il necessario discernimento delle mozioni dello spirito nelle persone e nelle strutture.

Il popolo.
Il popolo di Dio e i popoli. La Chiesa è un popolo pellegrino che si incarna nei popoli della terra, ciascuno dei quali ha la propria cultura. Senso della fede (LG 12 e EG 119-120) del popolo di Dio.
In questo quadro il vescovo (31) che a volte si pone davanti al popolo per indicare la strada, a volte cammina in mezzo al popolo, a volte dietro al popolo, che ha un suo olfatto per individuare nuove strade.
Le traiettorie di sviluppo del popolo. Idea del processo, dei passi successivi. Il popolo va formato sia a livello civile, sia ecclesiale. Responsabilità: non una massa, ma un popolo di responsabili.
L’utopia come causa finale che ci attrae. Dare priorità allo spazio significa cristallizzare i processi. Dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare i processi più che possedere spazi (223).
Questo è valido anche per la società civile (224).
Il conflitto non va dissimulato, sia ecclesiale, sia sociale, ma non ci si può fermare ad esso. Questa è la differenza con la teologia della liberazione (226).
Una tensione bipolare tra idea e realtà, necessaria per ciascuna.

I. Ellacuria, “Conversione della Chiesa al Regno di Dio”.
Lasciar essere la realtà nella sua alterità, farsi carico della realtà, incaricarsi della realtà cioè fare delle scelte.
Il regno escatologico genera sempre storia (181)
Il tutto e la parte. Il modello non è la sfera, ma il poliedro (236).

La Civiltà Cattolica del 15 marzo 2014: sette linee di un anno di pontificato. Come conclusione.
“Bisogna guardarsi negli occhi, toccarsi” (Bergoglio come Illich).

Giancarlo Micheletti: da dove viene fuori un personaggio e un pensiero così?

Risposta.
Dal Concilio vaticano II, dalla teologia della liberazione dell’America latina, dalla sua breve permanenza in Europa con la conoscenza di Przywara, gesuita, che ritiene impossibile la costruzione di una società cristiana e di Romano Guardini, con la sua filosofia del concreto vivente e con il suo pensiero sulla coscienza e della sua creatività, dalla sua vicinanza concreta con il mondo dei poveri.
Questo tipo di riflessione implica rifare quasi tutti i discorsi.
Per la Chiesa in Europa o ci si rinnova o si assiste alla stagnazione. (129). Però è un treno che va molto veloce e rischiamo di perderlo.

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