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Ebrei 5,11-6,3

11 Su questo argomento abbiamo molte cose da dire, difficili da spiegare perché siete diventati lenti a capire. 12 Infatti voi, che a motivo del tempo trascorso dovreste essere maestri, avete ancora bisogno che qualcuno v’insegni i primi elementi delle parole di Dio e siete diventati bisognosi di latte e non di cibo solido. 13 Ora, chi si nutre ancora di latte non ha l’esperienza della dottrina della giustizia, perché è ancora un bambino. 14 Il nutrimento solido è invece per gli adulti, per quelli che, mediante l’esperienza, hanno le facoltà esercitate a distinguere il bene dal male.
1 Perciò, lasciando da parte il discorso iniziale su Cristo, passiamo a ciò che è completo, senza gettare di nuovo le fondamenta: la rinuncia alle opere morte e la fede in Dio, 2 la dottrina dei battesimi, l’imposizione delle mani, la risurrezione dei morti e il giudizio eterno. 3 Questo noi lo faremo, se Dio lo permette.

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  1. Oggi ci prendiamo “una tirata d’orecchie” da parte dell’autore della lettera. Infatti, i limiti dei suoi interlocutori sono anche i nostri e forse dei credenti di tutti i tempi: l’apatia, la pratica abitudinaria, la mancanza di maturità nella fede e nell’ascolto della parola di Dio. Ci esorta a fare “l’esperienza della dottrina della giustizia”: non una conoscenza teorica ma l’esperienza concreta, nella vita, della “giustizia” che Dio ha compiuto attraverso Gesù, chiamandoci alla comunione con lui nella carità. Ecco perché è necessario anche avere “le facoltà esercitate a distinguere il bene dal male” (v.14): come potremmo altrimenti rinunciare “alle opere morte”, cioè che producono morte e impediscono di servire al Dio vivente? (6,1). Nell’indicare gli argomenti che non intende trattare, l’autore ci rivela quali siano “le fondamenta” della vita cristiana: la rinuncia al male, le fede in Dio, il battesimo, il dono dello Spirito attraverso l’imposizione delle mani, la risurrezione a vita nuova, il giudizio eterno.

  2. Non dobbiamo stupirci di essere sempre inadeguati nei confronti della Parola del Signore. Il ver. 11 dice che siamo diventati “lenti a capire”. Certamente si tratta di nostri errori e di nostri limiti, ma resta prezioso accorgersi e sottolineare che mai si può essere adeguati. Davanti alla Parola di Dio non si diventa mai “maestri”, ma è sempre necessario l’aiuto reciproco tra di noi. Il nostro testo ci paragona severamente a bambini che devono apprendere “i primi elementi delle Parole di Dio” e sono bisognosi di latte e non di cibo solido. Questo è necessario per potere “distinguere il bene dal male” (ver. 14). E’ necessario dunque “passare a ciò che è completo, senza gettare di nuovo le fondamenta” (ver. 6,1).Chiediamo al Signore di permetterci questo passo essenziale.
    Dio ti benedica. Prega per noi. Francesco e Giovanni.
     

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