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Ebrei 13,1-4

1 L’amore fraterno resti saldo. 2 Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli. 3 Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro compagni di carcere, e di quelli che sono maltrattati, perché anche voi avete un corpo. 4 Il matrimonio sia rispettato da tutti e il letto nuziale sia senza macchia. I fornicatori e gli adùlteri saranno giudicati da Dio.

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  1. “L’amore fraterno resti saldo”: Siate determinati e costanti in quella pratica d’amore che è la sintesi di tutto il Vangelo. A indicare l’amore fraterno troviamo qui, nel testo greco, una parola bella e ricca di significato: “filadelfìa”! Come pure è denso e forte il termine che ne indica l’aspetto prioritario: la “xenofilìa”, l’amore per lo straniero. Sembra scritto per noi, oggi.
    Straordinario poi il v.3: “Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro compagni di carcere, e di quelli che soffrono, essendo anche voi in un corpo mortale”. Non si tratta di fare un’opera buona verso chi è privato della libertà o verso chi soffre, ma di “essere compagni”, di condividere fatiche e sofferenze, poiché queste fanno parte di ogni “corpo mortale”, di ogni vita.
    Saltando al v.8, vi troviamo l’affermazione capitale: “Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre”. Il Figlio dell’uomo, il nostro fratello e maestro Gesù è con noi ogni giorno, a orientare, a calamitare la nostra esistenza, a darle un senso pieno e definitivo, e un orizzonte ricco di speranza.

  2. Ieri la lettera invitava a badare alle cose che rimangono, di fronte alla precarietà di tutto ciò che è “scosso” (Eb 12,27) e oggi ci viene presentato che cosa “rimane” (“resta saldo”): l’amore fraterno. E’ bello ed è giusto che una lettera così “teologica” e “liturgica” si concluda con il precetto fondamentale del Signore Gesù, dopo avere trattato di Lui come superiore agli angeli e del suo sacerdozio come superiore e riassuntivo di tutto il culto antico, quasi che l’amore fraterno sia l’ultimo e definitivo sacrificio gradito a Dio.
    Anche l’ospitalità (vers. 2) nasconde nell’espressione originale la parola amore; si parla qui infatti di “amore dello straniero” (davvero controcorrente rispetto al pensiero dominante oggi da noi!) e si ricorda l’episodio più luminoso dell’Antico Testamento al riguardo: l’ospitalità di Abramo (Gen 18) verso i tre misteriosi personaggi che erano venuti a visitarlo, immortalato dalla bella icona della Trinità di Andrej Rubliev.
    Riguardo ai carcerati, il testo è più forte: non “come se foste loro compagni di carcere”, ma “come loro compagni di carcere”. Cioè, anche noi sperimentiamo, in tanti e svariati modi, una condizione di privazione di libertà, interiore e/o esteriore; per questa solidarietà con loro siamo chiamati a non dimenticarci dei carcerati. Allo stesso modo, “poiché anche voi avete un corpo”, dobbiamo ricordarci di tutti coloro che sono “maltrattati”, o forse meglio, che sono “oggetto di mali” (include così anche tutti i malati).
    Infine, un richiamo alla santità delle nozze: “il matrimonio sia rispettato da tutti”, sia “prezioso”, “onorato”. Sappiamo da S. Paolo, di cui oggi è la festa, che il matrimonio è rivelazione del mistero dell’amore tra Cristo e la Chiesa. Per questo è così prezioso.
    Dio vi benedica e voi benediteci. Francesco e Giovanni

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