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Ebrei 12,7-13

7 È per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non viene corretto dal padre? 8 Se invece non subite correzione, mentre tutti ne hanno avuto la loro parte, siete illegittimi, non figli! 9 Del resto noi abbiamo avuto come educatori i nostri padri terreni e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo perciò molto di più al Padre celeste, per avere la vita? 10 Costoro infatti ci correggevano per pochi giorni, come sembrava loro; Dio invece lo fa per il nostro bene, allo scopo di farci partecipi della sua santità. 11 Certo, sul momento, ogni correzione non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo, però, arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati. 12 Perciò, rinfrancate le mani inerti e le ginocchia fiacche 13 e camminate diritti con i vostri piedi, perché il piede che zoppica non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a guarire.

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One Comment

  1. La traduzione italiana della prima parte del ver.7 a me, e anche a Francesco, sembra inadeguata e addirittura sbagliata! Invece di “correzione” propongo il termine “educazione”, e piuttosto che “soffrite” io preferisco “siete sottomessi”!
    Quindi l’umile e sottomessa obbedienza a Dio Padre ha come prezioso obiettivo quello di essere educati e rafforzati nella comunione con il Signore.
    Si tratta dunque della nostra crescita spirituale e morale!
    E’ proprio di ogni figlio l’essere guidati dal proprio padre!
    Ogni forma di correzione, quindi, è cammino positivo di crescita.
    Mancasse tale correzione educativa saremmo abbandonati a noi stessi. Mancheremmo della nota essenziale per la crescita umana e spirituale! Saremmo “illegittimi, non figli”! Tutti noi abbiamo conosciuta la preziosità della guida paterna, pur con tutti i limiti di una esperienza umana. Ma proprio questo vogliamo aderire totalmente all’ educazione che riceviamo da Dio Padre che vuole “farci partecipi della sua santità” !! (ver.10). Ovviamente ogni percorso educativo può sembrare “non causa di gioia ma di tristezza” (ver.11), che poi però “arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati”. Per questo, ai vers.12-13 l’autore della Lettera agli Ebrei conclude con una forte e simpatica esortazione a farsi forza e a camminare diritto!
    Chiediamo anche noi al Signore il dono di questa umile sapienza!
    Dio ti benedica. E ti confermi nella sua pace. Giovanni e Francesco

     

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