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Ebrei 12,14-17

14 Cercate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà mai il Signore; 15 vigilate perché nessuno si privi della grazia di Dio. Non spunti né cresca in mezzo a voi alcuna radice velenosa, che provochi danni e molti ne siano contagiati. 16 Non vi sia nessun fornicatore, o profanatore, come Esaù che, in cambio di una sola pietanza, vendette la sua primogenitura. 17 E voi ben sapete che in seguito, quando volle ereditare la benedizione, fu respinto: non trovò, infatti, spazio per un cambiamento, sebbene glielo richiedesse con lacrime.

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  1. Avere “pace con tutti”, cioè piena armonia, anzi, di più, piena comunione nel Signore. Altrimenti non si può accedere alla “santificazione”: questa non è la cosiddetta perfezione spirituale, bensì separazione dal male in tutte le sue forme, per poter avere comunione con Dio, poter ricevere il suo dono di grazia. Le “radici velenose”, se ascoltate, se alimentate, renderebbero impossibile la pace e la santificazione. – L’autore attinge ancora alla storia dei nostri “padri”: Esaù, che rinunciò alla benedizione di primogenitura in cambio di un piatto di lenticchie. Quello che meraviglia è che per tale comportamento Esaù è considerato “fornicatore o profanatore”: come se avesse infranto un patto nuziale. Ugualmente, è il nostro legame d’amore con il Signore che può essere ostacolato o interrotto dalla nostra infedeltà.

  2. Cercare la pace con tutti ci sembra una bellissima indicazione di vita, che ci ricorda papa Giovanni, che invitava a cercare ciò che ci unisce agli altri, piuttosto che ciò che eventualmente ci distinguesse.

    Per quanto riguarda il cercare la santificazione, pensiamo che non si tratti tanto della ricerca di una perfezione personale, di virtù eroiche, di elevazioni dello spirito, quanto invece della ricerca di ciò che ci santifica, che, secondo la lettera agli Ebrei, è il sangue di Gesù (9,14), che ci purifica dai nostri peccati: noi non siamo dei santi, ma dei peccatori continuamente perdonati e santificati dal Signore.

    Il ricordo di Esaù, che per un piatto di lenticchie vendette la sua primogenitura, ci mette in guardia dal disprezzare il dono di Dio, che ci ha fatti tutti figli primogeniti, cioè amati più di tutti, nel suo Figlio Primogenito.

    Dio vi benedica e voi benediteci. Francesco e Giovanni

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