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Don Primo Mazzolari e il “volo d’amore” di Papa Francesco

P. Mazzolari. 1931 con preti e contadini (foto da https://agensir.it)

Nell’imminenza di questo “volo d’amore” di Papa Francesco alle tombe di don Primo Mazzolari e di don Lorenzo Milani, al ricordo “potente e prepotente” di don Lorenzo per la frequentazione preziosa di Barbiana nei suoi ultimi anni tra noi, si è accostata piano piano la persona di don Primo che essendo io mantovano e lui parroco cremonese di Bozzolo in provincia di Mantova, era molto amico di mio papà. Veniva da noi il giovedì, perché è il giorno del mercato agricolo e i paesi della provincia si trovano in città. L’intreccio fraterno e amicale tra mio papà e lui mi ha riconsegnato a ricordi preziosi. Uno lo voglio sussurrare ai miei cari lettori! È una lettera che nell’estate del 1947 Giuseppe Dossetti invia a Mazzolari per invitarlo ad un incontro di politici reggiani. A quella data avevo appena ricevuto la Cresima e la Prima Comunione: proprio settant’anni fa. Ve ne trascrivo qualche parola.
“Caro don Primo, i miei amici dirigenti provinciali della D.C. di Reggio si ritroveranno per meditare un po’ sui problemi inerenti alla loro attività. Vorremmo dedicare anche qualche ora a studiare la figura del dirigente di partito, nelle sue difficoltà e nel suo impegno morale. Per questo, penso che nessuno ci potrebbe essere guida migliore di Lei. La invitiamo pertanto. Si ricordi dell’antica promessa e non mi dica di no. Con devoto ossequio. Suo. Giuseppe Dossetti. P.S. Il mio Vescovo è informato e felice della Sua partecipazione”.
Mi ricordo questo vecchio prete di campagna a parlare dal Palazzo della Ragione in una stupenda piazza mantovana. E mi sono rimaste impresse le parole finali del suo intervento. Sulle fatiche della guerra e di un periodo post-bellico faticoso e doloroso per i più poveri di allora, come lo è quello di oggi per i poveri di oggi. Molta gente era commossa e piangeva e anche a me bambino veniva da piangere, come me ne viene adesso che sono vecchio. E lui diceva: “Alla fine, vedo un monte. E vedo tre croci. Poi, non vedo più niente”. Ma aggiungeva che a quella Croce era inchiodato il Signore, donatore d’amore ai due crocifissi con lui, e giù giù fino a noi, a Mantova, in Piazza delle Erbe. Buona Domenica a tutti voi.

Giovanni della Dozza.

Nota: Articolo pubblicato su “Il resto del Carlino – Bologna” di domenica 18 Giugno 2017 nella rubrica “Cose di Questo mondo”.

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