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At 26,19-23

19 Perciò, o re Agrippa, io non ho disobbedito alla visione celeste, 20 ma, prima a quelli di Damasco, poi a quelli di Gerusalemme e in tutta la regione della Giudea e infine ai pagani, predicavo di pentirsi e di convertirsi a Dio, comportandosi in maniera degna della conversione. 21 Per queste cose i Giudei, mentre ero nel tempio, mi presero e tentavano di uccidermi. 22 Ma, con l’aiuto di Dio, fino a questo giorno, sto qui a testimoniare agli umili e ai grandi, null’altro affermando se non quello che i Profeti e Mosè dichiararono che doveva accadere, 23 che cioè il Cristo avrebbe dovuto soffrire e che, primo tra i risorti da morte, avrebbe annunciato la luce al popolo e alle genti».

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  1. Consideriamo con attenzione l’affermazione di Paolo al ver.19:”..io non ho disobbedito alla visione celeste”. Egli ha ubbidito a quello che gli era accaduto da parte di Dio sulla via di Damasco. Non è andato a riferire una dottrina, non ha insegnato quello che aveva studiato, ma ha testimoniato l’evento che si era compiuto su di lui e per lui. Si è fatto annunciatore della sua “esperienza” di fede. Come già ci siamo detti, la fede non è una dottrina staccata dalla storia, ma è la Parola di Dio nella storia. Non è un “insegnamento” scolastico, ma l’annuncio e la comunicazione di un evento.
    Il ver.20 ci indica i destinatari e i contenuti della predicazione di Paolo. Ha parlato a giudei e a pagani, fuori e dentro la Terra d’Israele. Ha predicato il pentimento che, alla lettera, dice il mutamento del pensiero, della concezione della realtà, delle attenzioni e delle tensioni dell’esistenza. E’ un mutamento che si compie con la conversione a Dio, cioè nell’avere in Lui l’orientamento della propria vita, e la ragione di ogni pensiero e di ogni azione. Il comportamento “in maniera degna della conversione” dice la conseguenza della conversione sul piano etico.
    E proprio l’obbedienza della fede e la testimonianza fedele sono state la causa della persecuzione contro di lui da parte dei giudei, iniziata nel Tempio di Gerusalemme. Ma Dio lo ha protetto e aiutato (ver.22), ed egli ha potuto annunciare a tutti, ai piccoli e ai grandi, l’evento cristiano. E qui ancora una volta Paolo sottolinea che tale annuncio del Signore Gesù e della sua Pasqua è interamente contenuto nelle profezie di Israele e nella Legge mosaica.Dunque, non una frattura, ma il perfetto compimento di tutto quello che Israele ha custodito e osservato nell’attesa del Messia.
    Al ver.23 riceviamo in dono un’affermazione di estrema importanza, e cioè che l’annuncio cristiano è sempre l’annuncio che il Cristo stesso fa per bocca e nella fedeltà dei suoi testimoni. Gesù è il Cristo del Signore che, risorto da morte, “avrebbe annunciato la luce al popolo e alle genti”!
    Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

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