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Apocalisse 21,9-14

9 Poi venne uno dei sette angeli, che hanno le sette coppe piene degli ultimi sette flagelli, e mi parlò: «Vieni, ti mostrerò la promessa sposa, la sposa dell’Agnello». 10 L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. 11 Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino. 12 È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. 13 A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte. 14 Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.

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  1. E’ interessante che venga nuovamente ripreso il tema di questa rivelazione-epifania della santa Gerusalemme! Già la Parola di ieri ce la mostrava! Ma non si ha mai finito di contemplare Gerusalemme che scende dal cielo! Ripenso a quante – tantissime – persone mi hanno mostrato in se stesse, nella storia loro e di tutti, nella meraviglia della loro carità, povertà, umiltà, dolcezza, pazienza, misericordia … la santa Gerusalemme. Quante case, e vicende e situazioni …! “Vieni, ti mostrerò la promessa sposa, la sposa dell’Agnello” (ver.9). Non è solo una manifestazione-rivelazione di Dio, ma di Dio-con-noi! Ogni testimonianza della fede, della speranza e dell’amore cristiano è rivelazione della “sposa dell’Agnello”. Per questo, tale rivelazione non cessa mai! Sempre siamo invitati a contemplare questo discendere del Signore nella povertà della nostra carne e della nostra storia, e illuminarla, rinnovarla. “Gerusalemme che scende dal cielo” (ver.10) è l’umanità visitata da Lui! E’ dunque la festa di questo incontro! Festa delle nozze!
    Allora la nostra povera umanità è “risplendente della gloria di Dio” (ver.10). Giunti verso la fine del nostro cammino in Apocalisse, è proprio quello che dobbiamo domandare con tutto il cuore: imparare a vedere e ad amare questa povera umanità amata da Dio. Persino in noi stessi! Non dobbiamo temere questo, e non dobbiamo rifiutarci di vedere e di ammirare. Di commuoverci. Soprattutto quando visitate e illuminate sono le realtà più povere e ferite. E la Chiesa stessa è questa umanità povera, ferita, e illuminata e riempita dall’amore nuziale di Dio. Amore nuziale perché è la comunione d’amore che Egli scende a donare. Tali sono il cielo nuovo e la terra nuova.
    Ed è splendido l’intreccio tra le “grandi e alte mura” e le dodici porte (ver12). Mura che accolgono, e nelle quali si trova rifugio, accoglienza e protezione. E riposo. Ma piene di porte in tutte le direzioni, perché da tutte le situazioni si possa giungere ed entrare. Luogo di convergenza e comunione delle diversità!
    E tutto questo nella meraviglia dell’incontro tra l’antico Popolo di Dio e ora, in Gesù, l’intera umanità! La presenza insistente del “santo” numero dodici sottolinea questa comunione profonda. Vi consiglio di ascoltare oggi il mirabile passaggio di Efesini 2,11-22, dove il Signore Gesù, “la nostra pace”, abbatte il muro di separazione tra Israele e le genti facendo dei due un solo uomo nuovo e un solo corpo. Per questo, “dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte. Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello” (vers.12-14). Questa è la Gerusalemme che oggi siamo chiamati a contemplare nella povera Gerusalemme dilaniata! Questa è la vera Gerusalemme. Con tutte le nostre forze contempliamola e vogliamola così!
    Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

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