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2 Maccabei 1,10-36

10I Giudei che sono a Gerusalemme e nella Giudea, il consiglio degli anziani e Giuda, ad Aristòbulo, maestro del re Tolomeo, appartenente alla stirpe dei sacerdoti consacrati con l’unzione, e ai Giudei dell’Egitto salute e prosperità.
11Da grandi pericoli salvati da Dio, lo ringraziamo molto, in quanto abbiamo potuto schierarci contro il re. 12In realtà è lui che ha respinto quanti si erano schierati contro la santa città. 13Infatti il loro capo, recatosi in Persia con il suo esercito creduto invincibile, fu fatto a pezzi nel tempio della dea Nanea, grazie a un tranello tesogli dai sacerdoti di Nanea. 14Con il pretesto di celebrare le nozze con lei, Antioco con i suoi amici si era recato sul posto per prelevarne le immense ricchezze a titolo di dote. 15Dopo che i sacerdoti del tempio di Nanea gliele ebbero mostrate, egli entrò con pochi nel recinto sacro e quelli, chiuso il tempio alle spalle di Antioco 16e aperta una porta segreta nel soffitto, scagliarono pietre e fulminarono il condottiero e i suoi. Poi, fattili a pezzi e tagliate le loro teste, le gettarono a quelli di fuori. 17In tutto sia benedetto il nostro Dio, che ha consegnato alla morte i sacrileghi.
18Apprestandoci a celebrare la purificazione del tempio il venticinque di Chisleu, abbiamo creduto necessario darvi qualche spiegazione, perché anche voi celebriate la festa delle Capanne e del fuoco, apparso quando Neemia offrì sacrifici dopo la ricostruzione del tempio e dell’altare. 19Infatti, quando i nostri padri furono deportati in Persia, i pii sacerdoti di allora, preso il fuoco dall’altare, lo nascosero con cautela nella cavità di un pozzo che aveva il fondo asciutto e là lo misero al sicuro, in modo che il luogo rimanesse ignoto a tutti. 20Dopo un buon numero di anni, quando piacque a Dio, Neemia, inviato dal re di Persia, mandò i discendenti di quei sacerdoti, che avevano nascosto il fuoco, a farne ricerca; quando però ci riferirono che non avevano trovato il fuoco, ma un’acqua spessa, comandò loro di attingerne e portarne. 21Poi, quando furono pronte le offerte per i sacrifici, Neemia comandò ai sacerdoti di aspergere con quell’acqua la legna e quanto vi era sopra. 22Appena questo avvenne e fu trascorso un po’ di tempo, il sole, che prima era coperto da nubi, cominciò a risplendere e si accese un gran rogo, con grande meraviglia di tutti.
23Mentre il sacrificio veniva consumato, i sacerdoti facevano la preghiera e con loro tutti gli altri: Giònata intonava, gli altri continuavano in coro insieme a Neemia. 24La preghiera era formulata in questo modo: “Signore, Signore Dio, creatore di tutto, tremendo e potente, giusto e misericordioso, tu solo re e buono, 25tu solo generoso, tu solo giusto e onnipotente ed eterno, che salvi Israele da ogni male, che hai fatto i nostri padri oggetto di elezione e santificazione, 26accetta il sacrificio offerto per tutto Israele, tuo popolo, custodisci la tua porzione e santificala. 27Riunisci i nostri dispersi, libera quelli che sono schiavi in mano alle nazioni, guarda benigno i disprezzati e gli oltraggiati; sappiano così le nazioni che tu sei il nostro Dio. 28Punisci quelli che ci opprimono e ci ingiuriano con superbia. 29Trapianta il tuo popolo nel tuo luogo santo, come ha detto Mosè”.
30I sacerdoti a loro volta cantavano inni. 31Poi, quando le vittime furono consumate, Neemia ordinò che il resto dell’acqua venisse versato sulle pietre più grosse. 32Fatto questo, si accese una fiamma, la quale tuttavia fu assorbita dal bagliore del fuoco acceso sull’altare. 33Quando il fatto fu divulgato e al re dei Persiani fu annunciato che, nel luogo dove i sacerdoti deportati avevano nascosto il fuoco, era comparsa acqua, con la quale poi i compagni di Neemia avevano purificato le cose necessarie al sacrificio, 34il re fece cingere il luogo e lo dichiarò sacro, dopo aver accertato il fatto. 35Il re ricevette molti doni da quelli che aveva favorito e ne diede loro a sua volta. 36I compagni di Neemia chiamarono questo liquido neftar, che significa purificazione; ma i più lo chiamano nafta.

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  1. La prima parte del brano riporta una lettera spedita da Gerusalemme ad Aristobulo: le note ci dicono che era un filosofo giudeo-ellenista, di famiglia sacerdotale, precettore del Faraone, al quale aveva dedicato anche un commento del Pentateuco. L’affermazione principale della lettera è che Dio ha salvato e salva il suo popolo nei grandi pericoli e disavventure della storia. Si vede infatti che i potenti nemici e persecutori, come il re Antioco, vengono eliminati in circostanze diverse, ma “in realtà è Lui che ha respinto quanti si erano schierati contro la santa città”(v.12). E’ un principio di grande fede, che non viene scosso dalle vicende negative, tremende, che Israele si è trovato a vivere, allora come in tempi più recenti. – Nella seconda parte del brano si spiega alla comunità egiziana il significato della festa della purificazione e dedicazione del tempio di Gerusalemme (chiamata al v.18 festa delle capanne per la somiglianza dei riti). Si racconta del “fuoco sacro”, che bruciava ininterrottamente sull’altare dei sacrifici e che fu nascosto al tempo della deportazione in Babilonia: più tardi non fu più ritrovato, ma l'”acqua spessa” rinvenuta in quel pozzo fu usata nei riti di purificazione degli oggetti sacri. Si distingue ai vv.24-29 le bella preghiera che esprime gli elementi centrali della fede di Israele: Dio è il creatore di tutto, perciò potente, ma soprattutto “giusto e misericordioso…, buono, …generoso” e “salva Israele da ogni male”. Ed ecco la speranza messianica: “Signore Dio, … riunisci i nostri dispersi, libera quelli che sono schiavi…, guarda benigno i disprezzati e gli oltraggiati”. Riunificazione, liberazione, elevazione dei “poveri”. E’ proprio così che Gesù ha dato compimento alle attese messianiche: ha ricondotto all’ unità il popolo di Dio, ha compiuto la nostra liberazione da ogni male, ha portato i piccoli, i poveri, gli emarginati ad assidersi alla mensa del Regno.

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