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1Corinzi 16,1-12

1 Riguardo poi alla colletta in favore dei santi, fate anche voi come ho ordinato alle Chiese della Galazia. 2 Ogni primo giorno della settimana ciascuno di voi metta da parte ciò che è riuscito a risparmiare, perché le collette non si facciano quando verrò. 3 Quando arriverò, quelli che avrete scelto li manderò io con una mia lettera per portare il dono della vostra generosità a Gerusalemme. 4 E se converrà che vada anch’io, essi verranno con me.
5 Verrò da voi dopo aver attraversato la Macedonia, perché la Macedonia intendo solo attraversarla; 6 ma forse mi fermerò da voi o anche passerò l’inverno, perché prepariate il necessario per dove andrò. 7 Non voglio infatti vedervi solo di passaggio, ma spero di trascorrere un po’ di tempo con voi, se il Signore lo permetterà. 8 Mi fermerò tuttavia a Èfeso fino a Pentecoste, 9 perché mi si è aperta una porta grande e propizia e gli avversari sono molti. 10 Se verrà Timòteo, fate che non si trovi in soggezione presso di voi: anche lui infatti lavora come me per l’opera del Signore. 11 Nessuno dunque gli manchi di rispetto; al contrario, congedatelo in pace perché ritorni presso di me: io lo aspetto con i fratelli. 12 Riguardo al fratello Apollo, l’ho pregato vivamente di venire da voi con i fratelli, ma non ha voluto assolutamente saperne di partire ora; verrà tuttavia quando ne avrà l’occasione.

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  1. (Abbiamo “tagliato” il testo di 1Co.16, perché lo “scambio” avvenuto tra la Domenica e la Festa dell’Immacolata faceva mancare la nostra lectio per lunedì. Lunedì ascolteremo la seconda parte del cap.16.)

    Paolo conclude la sua lettera con le disposizioni per il futuro. I vers.1-4 riguardano la colletta che, come le altre chiese fondate da Paolo, la chiesa di Corinto deve raccogliere a favore della chiesa di Gerusalemme. E’ interessante per noi che questo segno di carità fraterna si compia in occasione della liturgia domenicale: “Ogni primo giorno della settimana…” (ver.2). E sia quello che ciascuno può risparmiare dal suo bilancio personale. Anche la consegna della colletta alla chiesa di Gerusalemme sembra si debba fare con una certa solennità quasi liturgica, che arriva a ipotizzare che Paolo stesso debba far parte della delegazione che porterà l’aiuto dei Corinti. Però non si tratta di “solennità”, ma piuttosto della cura e della raffinatezza che in ogni circostanza esprimono ed esaltano il “segno” della fede e dell’amore.
    Mi sembra bellissimo e molto prezioso, dopo tante parole di insegnamento e di esortazione per dati profondi della fede cristiana, che ora veniamo congedati con queste immagini di vita che in certo senso trasferiscono nella semplice e comune vicenda di ciascuno e di tutti quello che è stato detto e ascoltato nei capitoli precedenti. Parola e storia: la Parola vuole e ama scendere nella vicenda di ogni persona e dell’intera comunità. Una storia esposta ovviamente ai comuni imprevisti e alle normali eventualità. Ma ormai niente è lasciato da parte o separato dal dono divino della Parola di Dio. Il vangelo lo si celebra nella Liturgia, e poi nella “liturgia” della vita quotidiana. La notizia del Signore scende quindi nelle “notizie” del semplice volto della vita di ogni giorno. Quel “se il Signore lo permetterà” del ver.7 non è fatalismo, ma consegna e affidamento della propria vita, e disposizione sempre rinnovata ad accogliere i segni della volontà divina, decifrati e accolti nella tessitura del tempo e dello spazio, e nelle relazioni fraterne.
    In tutto questo sono importanti le persone, con le loro caratteristiche e la loro storia. Paolo, certamente. Ma poi anche Timoteo, e anche Apollo. Per il primo chiede che possa stare con loro “non in soggezione”, che alla lettera direbbe “senza paura”, serenamente. Forse c’era stato qualche piccolo incidente o malessere…come capita sempre. E con tranquillità Paolo sembra aver accolto il secco “no” di Apollo cui egli aveva chiesto di recarsi a Corinto. “Ora no!”. Ma “tuttavia verrà quando ne avrà l’occasione”. Anch’io vorrei mantenere la stessa serena mitezza di Paolo! Pregate per me.
    Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

  2. Paolo dispone, dà ordini riguardo alla colletta: ci tiene proprio! Del resto – secondo gli Atti degli apostoli – la primitiva comunità dei credenti si riconosceva per il fatto che nessuno era nel bisogno. Ora è la comunità di Gerusalemme ad essere nel bisogno: bisogna sostenerla. Significativo anche il particolare che la raccolta dovesse aver luogo nel giorno del Signore: se si condivide il pane che è Cristo, non si può non condividere tutto il resto. – Nei versetti odierni vedo ben rappresentato un altro “mistero”: l’intrecciarsi continuo di ciò che Dio vuole e fa, e ciò che gli uomini scelgono liberamente, pur condizionati da tanti fattori, personali, sociali… Apollo “non ha voluto assolutamente saperne di partire ora”, ma partirà “quando ne avrà l’occasione”. Paolo spera di “trascorrere un po’ di tempo con voi (i corinzi), se il Signore lo permetterà”. Intanto egli si ferma ad Efeso “perché mi si è aperta una porta grande e propizia”, espressione questa che indica l’azione provvidenziale di Dio (nota TOB). – Bello anche il suggerimento riguardo a Timoteo: Se viene tra voi, accoglietelo bene, fatelo sentire a suo agio, poiché è un tipo timido, ha paura, è facilmente in soggezione…

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