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1Corinzi 13,1-7

1 Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.
2 E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla.
3 E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.
4 La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, 5 non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, 6 non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. 7 Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.

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  1. La Parola di oggi era introdotta da quella di ieri, dove la carità – io preferirei il termine “amore”! – è annunciata tra “i carismi più grandi”, ed è indicata come “la via più sublime”. Sono orientato a pensare che la carità sia Dio stesso donato a noi nella persona di Gesù con la potenza dello Spirito che abita nei nostri cuori. E’ Gesù che vive e agisce in noi, nella storia dell’umanità, in ogni vicenda svelando la presenza e la potenza di Dio. La carità è la suprema rivelazione di Dio. Questo forse può aiutarci a cogliere qualche scintilla della Parola troppo grande per noi che oggi ci viene regalata. La tesi fondamentale dei primi tre versetti è che le realtà supreme del mistero cristiano nulla sono se non sono manifestazioni e vie della carità, come per dire, ad esempio che la fede, o è la fede di Dio e la fede in Dio, o è nulla.
    La Parola stessa – così io intenderei il “se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli” – se non è la Parola della carità, che rivela e dona la carità, è un puro suono senza reale contenuto. Come se la Parola non fosse la Parola di Dio, ma solamente parola. Così il ver.1.
    Il ver.2 compie un passo ulteriore. La Parola è la parola potente: è profezia. E’ addirittura “fede da trasportare le montagne”. Ma se non è potenza della carità, se è solo potenza, è niente, ed è niente chi l’avesse e la pronunciasse.
    Il ver.3 arriva addirittura a descrivere esplicitamente l’azione della carità sino all’offerta di sé. Ma se in tale azione di fatto non c’è la carità, non porta alcun bene. Non giova, non serve a niente.
    Dopo queste tre affermazioni “in negativo”, bisogna provare a descrivere la carità. I vers.4-7 lo fanno con quindici verbi, otto in negativo e sette in positivo, che dicono non solo e non tanto le azioni della carità, quanto le sue “intenzioni” profonde. Resta aperta una domanda: se questi verbi dicono tutto o vogliono dare alcune esemplificazioni dell’universo della carità. Per cogliere qualcosa di tali intenzioni-azioni divine è necessario coglierle nel Vangelo di Gesù, nella sua Persona. E in Lui noi vediamo l’agire di Dio, perché Gesù è Dio.
    Propongo una piccola strada per percorrere questi “verbi”. Ma voi non tenete conto del mio suggerimento “giocoso”. Ho pensato ai verbi preceduti dal “non” come tutto quello che in Gesù e nella sua Croce “muore”; e agli altri verbi, in positivo, capaci di esprimere come, nella sua risurrezione e nella vita nuova che Egli dona all’umanità, ci vengano svelati e donati il volto e la sostanza della vita cristiana. Ho visto che, malgrado alcuni di questi verbi siano rari e presenti pochissimo nei testi neotestamentari, si può trovare in essi il cammino e il dono di Gesù. E dunque la via che è stata donata a noi e, nella speranza, a tutti.
    Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

  2. La carità (agapé) – dice la Bibbia di Ger. – è un amore di dilezione che vuole il bene dell’altro. Tutti ne abbiamo esperienza, poiché amiamo e siamo (molto più) amati. A me piace quel verbo più modesto, che usa spesso anche don Giovanni: il voler bene. Un riferimento a questo voler bene si può vedere nel verbo che viene tradotto con l’espressione: “è benevola la carità”(v.4). Essere benevoli, essere buoni verso…, insomma voler bene. Gli altri dovrebbero essere al primo posto. Anche la TOB precisa che in tutto il cap.13 si tratta dell’amore fraterno mentre l’amore per Dio non è inteso direttamente (è presente implicitamente). Anche Gesù ha messo i comandamenti riguardanti gli altri al primo posto, “dimenticandosi” di quelli che riguardano Dio.- Se anche vivessi nella condivisione e nella solidarietà (“se dessi in cibo tutti miei beni…”, v.3), come chiede la prima delle beatitudini, senza amore non servirebbe a nulla.

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