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Caro Giovanni, nella breve chiaccherata che, con Andrea e Giobba, abbiamo fatto l'altra sera con il card.Martini, siamo stati confermati nell'idea che non si vede una soluzione umana al conflitto. Ci diceva anche che, per la pace, a noi tutti resta il compito della "preghiera di pura fede". L'omicidio del giovane italiano a Porta Erode non può che spingerci ancor più in questa direzione.....Lorenzo.
Mi fa riflettere il messaggio che ricevo dal mio fratello Lorenzo da Gerusalemme in questi giorni sempre più tristi e difficili per la Città Santa, per la Terra Santa, e con loro, per tutto il mondo. Sento una grande provocazione in questo dire che "non si vede una soluzione umana al conflitto". E credo sia proprio vero. Ma mi sento costretto a chiedermi se l'assenza di una soluzione umana non dovrebbe trovare noi cristiani un po' più attrezzati a cercare e a trovare vie di soluzione e di riscatto capaci di proporsi nel momento in cui le soluzioni umane si dissolvono. Mi chiedo cioè se siamo abbastanza attenti e assidui alla frequentazione orante della Parola di Dio, che in modo alto proclama la pace là dove le risorse del mondo vengono meno. Penso a quella sera di Pasqua nella quale Gesù varca le "porte chiuse" della paura dei discepoli e proclama la pace mostrando le ferite della Croce. Penso a quel Cristo, Lui, la "nostra pace", venuto per abbattere il muro di separazione per fare dei due un popolo solo. Ci siamo forse un po' appiattiti sulle definizioni tradizionali - e lontane dal Vangelo - della pace come assenza di guerra e sosta tra una guerra e l'altra. In questi giorni è stato detto:"occorre un mese di guerra per arrivare alla pace". L'unica vera azione utile, dunque, sarebbe "fare la guerra"; e la pace ne sarebbe il frutto. Fino al punto di dire:"se vuoi la pace, prepara la guerra"! Un assurdo. Se vuoi la pace, fai la pace!! Fare la pace: questa è la pace. Con il Signore e con noi stessi; in famiglia e nella città; tra gli amici e con i nemici: se vuoi la pace, fai la pace. Per il pensiero classico - e pagano - la pace è una situazione. Per Gesù Cristo è un'azione. La lingua italiana si smarrisce là dove il Vangelo canta la beatitudine dei "facitori di pace", e li trasforma in "pacifici", che nel linguaggio volgare sono dei paciocconi, preoccupati solo di non essere disturbati nello loro pacifica vita.La beatitudine però è dei "facitori" della pace, quelli che ereditano dal Signore la capacità e la volontà di entrare là dove le porte sono chiuse e di abbattere ogni muro di separazione. La loro forza è quella che Gesù ha liberato dal suo costato trafitto, quello Spirito d'amore che strappa l'uomo erede di Caino dal suo pensare che la potenza sia potenza di dare la morte e fa di lui un "datore di vita": nell'umile e silenziosa dedizione delle nostre mamme, nell'appassionato impegno dei grandi maestri della nostra vita, nella segreta immolazione dei Santi...Quando troveremo l'omicida del ragazzo italiano, saremo solo capaci di punirlo. E se la legge fosse severa, di ucciderlo perchè ha ucciso. Ma temo che non saremmo capaci di farlo passare dalla morte del suo gesto, e probabilmente del suo cuore, alla vita nuova di un pentimento e di un riscatto fino al dono di sè. Quando ci renderemo conto che la guerra esplode dalla nostra inerzia nel "fare la pace"? E quando arriveremo a capire che i nemici li si sconfigge solo se li si ama e si prega per loro? In fondo, Caino ha ucciso Abele perchè aveva paura di lui. Gesù però non ha avuto paura di Caino e lo ha vinto dandogli la vita, una vita nuova. Caino, l'uccisore, sotto la croce, è stato il primo confessore della fede pasquale:"Questi è veramente il Figlio di Dio". Con amicizia. don Giovanni.
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