(I testi riportati sono tratti dal Nuovo Lezionario)
Matteo 5, 1-12a
1 In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 2 Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
3 «Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
4 Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
5 Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
6 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
7 Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
8 Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
9 Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
10 Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
11 Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12 Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
1) Vedendo le folle Gesù salì sul monte: le folle che Gesù vede sono quelle che lo hanno seguito da tutti i territori (cfr. 4,25) e sono già il segno della Chiesa che si raccoglie nell’unità intorno a Lui. Il discorso è rivolto a tutti ma Gesù non parla in una città o in una piazza ma dalla “solitudine” del monte. (cfr. Is 42,1-4). Viene annunciata sul monte la Legge nuova, perché: sul monte fu data la Legge a Mosè: “quella per ammaestrare e disciplinare la vita presente, questa per condurre coloro che la seguono alla vita eterna e alla patria celeste” (cfr. san Cromazio, disc. 39). La legge nuova non è più scritta su tavole di pietra ma direttamente nell’intimo dei cuori da Gesù, che “apre la sua bocca” (cfr. trad. lett. e Vulg. Sal 118,131: ho aperto la mia bocca ed ho attirato lo Spirito per dire parole di vita eterna, quelle che nessun altro sa dire (cfr. Gv 6,69).
2) Si avvicinarono a lui i suoi discepoli: la folla guarda volentieri ai prodigi ed ai segni compiuti dal Signore ma l’atteggiamento dei discepoli è diverso, loro si stringono attorno al Maestro per ascoltare dalla sua bocca ciò che lo Spirito suggerisce per imparare anche loro quello che sarà il compito di ammaestrare tutte le genti nel Suo nome (cfr. Mt 28,16–20).
3) Beati i poveri in spirito: la prima delle beatitudini è fondata sulla povertà quanto allo spirito. La condizione dei beati già contiene in sé tutte le promesse di salvezza e di liberazione che stanno alla base delle promesse di Dio e dell’avvento del suo regno. Lo Spirito è il Consolatore promesso e poveri in spirito sono coloro che , consapevoli di questa radicale e assoluta povertà, vogliono essere consolati solo dalla presenza di Dio e pienamente confidano in Lui: Anna (1Sam 1), Rachele (Ger 31,15; Mt 2,18) e tutti i “poveri” che sanno di non potersi appoggiare su niente altro se non sulla misericordia di Dio.
4) Beati quelli che sono nel pianto: Dio stesso asciugherà ogni lacrima (Ap 21,3) di coloro che piangono per lo stesso dolore di Dio, il Padre che soffre per la lontananza dei figli amati, resi infelici dalla loro stessa infedeltà, (cfr. Esd 10,6; Is 61,1–3; Tb 13). La coscienza di essere tutti peccatori e bisognosi di perdono libera dal giudizio e dà di piegarsi con compassione sulla sofferenza degli altri.
5) Beati i miti: (cfr. Sal 37,1-11). La mitezza fa parte dei doni dello Spirito (cfr. Gal 5,22) ed è condizione per una vera accoglienza della Parola (cfr. Gc 1,19–21; 3,13–18): essa dà l’abbandono dolce ed umile nelle mani di Dio anche di fronte all’ingiustizia subita (cfr. Sap 2).
6) Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia: solo Dio è giusto; avere fame e sete di giustizia è avere fame e sete di Lui, avere il desiderio di seguire con tutto il cuore e con tutte le forze la sua volontà. La sazietà consisterà dunque nella pienezza del rapporto con Lui.
7) Beati i misericordiosi: misericordioso è colui che conserva nel cuore la memoria della misericordia ricevuta ed è pronto a piegarsi sulle ferite e debolezze altrui con lo stesso sentire di Dio Padre.
8) Beati i puri di cuore: la purezza di cuore non ha nulla di esterno; sta nell’intimo “lavato” dalla presenza di Dio (cfr. Sal 50), che dona se stesso. Da un cuore puro sgorga la carità (cfr. 1Tim 1,5) che concede di vedere Dio “faccia a faccia” (cfr. 1Cor 13,12).
9) Beati gli operatori di pace: chi opera la pace perché la stessa pace è il Cristo (cfr. Col 1,20) per cui diventa operatore di pace chi ha Lui nel cuore e custodisce il dono che è solo suo (cfr. Ef 2,14).
10) Beati i perseguitati: i discepoli sono chiamati a condividere la sorte del Maestro e questo è per loro fonte non di amarezza ma di gioia (cfr. At 5,41). Su chi è disprezzato nel nome di Cristo riposa lo Spirito della gloria e di Dio (cfr. 1Pt 4,14). La gioia sta nel sapersi all’interno della lotta vittoriosa di Cristo, che ora è legata all’umiliazione dei suoi “servi, profeti e santi”, ai quali è riservata la ricompensa nel regno dei cieli.
Apocalisse 7, 2-4.9-14
2 Io, Giovanni, vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: 3 «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio».
4 E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele.
9 Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. 10 E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello».
11 E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo: 12 «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen».
13 Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». 14 Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello».
1) Vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente: l’oriente è il luogo in cui si manifesta la gloria di Dio: ecco che la gloria di Dio giungeva dalla via orientale (Ez 43,2) e da cui viene la salvezza: ci visiterà un sole che sorge dall’alto (lett.: l’oriente dall’alto).
2) E gridò a gran voce… non devastate la terra… finché non avranno impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio: il sigillo è il segno impresso su una cosa o una persona per indicarne l’appartenenza ad un padrone da cui non ci si può sottrarre. Dio qui fa imprimere il sigillo sulla fronte dei suoi eletti, come segno di appartenenza, di predilezione e di protezione, perché i suoi siano risparmiati dal giudizio, preservati dalla morte: così come il sangue dell’agnello che contrassegnava le case degli israeliti e li preservò dallo sterminatore (Es 12,7.13.22 ss ): Dio stesso ci ha impresso il sigillo (2Cor 1,22); e disse: passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un tau sulla fronte degli uomini che gemono e sospirano per gli abomini che visi compiono (Ez 9,4).
3) E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele: Dio non ha ripudiato il suo popolo che egli ha scelto fin da principio (Rm 11,2). Dice il Signore: «ecco la mia alleanza con loro: il mio spirito che è sopra di te e le parole che ho posto nella tua bocca non si allontaneranno mai dalla tua bocca né dalla bocca dei tuoi discendenti, né dalla bocca dei discendenti dei tuoi discendenti» (Is 59,21). Alza gli occhi intorno e guarda [Gerusalemme]: tutti costoro si son radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio (Is 60,1).
4) Dopo queste cose vidi una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua: una moltitudine incalcolabile di ogni provenienza, tutti insieme, senza distinzione alcuna sta davanti al trono dell’Altissimo riconoscendo, lodando ed acclamando a gran voce che Dio solo è il Salvatore e l’Agnello: alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore, sarà saldo… ad esso affluiranno tutte le genti, verranno molti popoli e diranno: “venite saliamo sul monte del Signore” (Is 2,2-3). Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere (Is 60,3).
5) Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono? … “Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti rendendole candide nel sangue dell’Agnello”: la grande tribolazione è parte di quel tempo “inevitabile” (che deve avvenire: Mt 24,6) segnato da odio, inganni, seduzioni, iniquità dilagante… (v. Mt 24,6-ss) che precede l’avvento della salvezza; ma chi ha sostenuto la battaglia della fede, chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato (Mt 24,13): in quel tempo sorgerà Michele che vigila sui figli del tuo popolo, sarà un tempo di angoscia come non c’era stata mai dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo: in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro (Dn 12,1). Attraverso la fede di Israele, la salvezza raggiunge tutta l’umanità partecipe della tribolazione della passione del Signore (hanno lavato le loro vesti… nel sangue dell’Agnello).
1Giovanni 3, 1-3
1 Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.
2 Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.
3 Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro.
1) Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Molto importante in questo versetto è il verbo dare: a significare che l’uomo non è solamente il beneficiario dell’amore divino, bensì, ricevendolo, diventa automaticamente “gestore” di quell’amore, un po’ come nella parabola dei talenti in Matteo 25,14ss: …a uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno…(in greco viene usato lo stesso verbo). In forza dell’amore ricevuto, l’uomo è, e viene chiamato figlio di Dio, quindi è un amore che cambia alla radice lo stato della persona, non è solamente un titolo onorifico, ma è il modo nuovo con il quale siamo guardati e considerati dal Padre: …perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato (Lc 15,24).
2) Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui: questa nuova realtà dell’uomo lo sottrae dalla logica del mondo, dominato dal maligno: …eppure il mondo non lo ha riconosciuto (Gv 1,10); l’uomo rinato scompare alla sua conoscenza; pur vivendo nel mondo non è del mondo: Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia (Gv 15,19); crede di conoscerlo ma si sbaglia: Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: Sono disceso dal cielo? (Gv 6,42).
3) Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è: dal momento che l’uomo riceve in dono l’amore del Padre la sua strada è oramai segnata: diventare simile in tutto a Lui nella persona del Cristo (è questo che la logica del mondo non può conoscere!), celebrando la Pasqua del suo Signore nella croce quotidiana: E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore (2Cor 3,18). L’uomo viene quindi progressivamente trasformato nel Cristo, e il Padre, nel Figlio, vede tutta l’umanità perdonata e rinata (v. Gv 10,34-36).
4) Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro: parole decisive: la speranza cristiana non è un sentimento frustrante rivolto ad un futuro possibilmente migliore, bensì “tira giù” il cielo sulla terra, la speranza “opera qui ed ora” nel cuore dell’uomo, e lo santifica (meglio tradurre così, con san Girolamo) oggi, giorno dopo giorno: Come figli obbedienti, non conformatevi ai desideri di un tempo, quando eravate nell’ignoranza, ma, come il Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta. Poiché sta scritto: Sarete santi, perché io sono santo (1Pt 1,14-16).
SPIGOLATURE ANTROPOLOGICHE
Oggi è la festa dell'umanità. La festa di un'umanità amata da Dio. È una festa che ci chiede di convertirci da tutte le paure del nostro cuore, paure che ci portano facilmente alla violenza dei giudizi e alla guerra delle contrapposizioni. La festa dell'umanità esige una certezza: che questa umanità sia realtà superiore ad ogni altra. Tutto quello che è intorno a noi è per noi! Ogni pretesa, spirituale o religiosa, politica o economica, deve accettare che la realtà della più povera creatura umana le sia superiore. Bisogna abbandonare quindi un mondo dominato da idolatrie che da sempre umiliano e schiavizzano l'umanità. Il mistero e il volto profondo dell'umanità è la "santità"! la santità porta con sé la realtà di una "separazione": non si può confondere nessuna altra creatura con il mistero di bellezza e di verità di ogni creatura umana.
Il punto più delicato e più arduo di questa certezza della sapienza ebraico-cristiana sta nella concezione del "dono". In questa Festa dei Santi il dono è l'elemento dominante e "scandaloso": la santità non è conquista, né merito, né misura straordinaria di capacità, di abnegazione o di resistenza morale, ma è semplicemente... dono di Dio! Si tratta di una concezione rivoluzionaria dell'aristocrazia spirituale e morale. Nelle sapienze della mondanità l'aristocrazia - non tanto quella del denaro o del potere quanto della bellezza assoluta della vita umana - è frutto duramente conquistato da capacità e meriti. Nell'aristocrazia spirituale del cristianesimo il volto nuovo e meraviglioso dell'umanità è sempre e solamente "Dono"! Per questo, coloro che vivono la vita dei "santi" non sono gli eroi della loro auto-conquista, ma sono i meravigliati e meravigliosi destinatari di un dono che rivela il suo supremo valore nell'essere immeritato, inconquistabile, fuori "mercato", più forte della stessa morte!
Ma c'è qualcosa di più forte della morte? Certamente! L'amore! Noi fatichiamo nella nostra fragile fede nella risurrezione perché in fondo dubitiamo della vitalità senza limiti dell'amore. Le donne e gli uomini delle "Beatitudini" sono "esperti" dell'Amore perché sono stati molto amati. E si custodiscono poveri in spirito, afflitti e miti, affamati e assetati di giustizia, misericordiosi e puri di cuore, operatori di pace e quindi perseguitati, per gioire del disegno universale e divino della salvezza, perché solo la nostra povertà può farci condurre al rifiuto di ogni violenza e di ogni guerra. E può farci vedere quanto sia ricca questa povera umanità. |